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Carlos

1 stagioni - 3 episodi vedi scheda serie

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La recensione su

di hupp2000
10 stelle

Con questo lungo e dettagliatissimo film, Olivier Assayas firma un capolavoro che, a parer mio, andrebbe addirittura proiettato nelle scuole superiori, alla stregua di un libro di testo sul terrorismo internazionale nella seconda metà del XX secolo. Una grande lezione di Storia e geopolitica narrata con i mezzi del miglior cinema, alternando azione, spionaggio, thriller, ricostruzione storica, racconto biografico e altro ancora.

Assayas ci racconta gesta e peripezie di Ilich Ramírez Sánchez, nome di battaglia Carlos, organizzatore e autore di numerosi attentati perpetrati soprattutto in Europa negli anni ’70 e ’80.  Carlos si dichiara rivoluzionario ma se ne infischia altamente dei popoli che dice di voler aiutare; si dichiara comunista, ma è assetato di denaro, vestiti firmati, auto di lusso e belle donne. In realtà, siamo di fronte ad un mercenario, di alto livello se si vuole, ma sempre un mercenario al soldo del miglior offerente, come apparirà chiaro nel 1989, quando i suoi alibi ideologici crolleranno insieme al muro di Berlino. Attento osservatore degli equilibri internazionali e capace di sfruttarne le contraddizioni, Carlos si rivela fin dall’inizio molto coraggioso, temerario nelle sfide che lancia o accetta, spericolato nelle operazioni che conduce. Se umanamente appare squallido, crudele con chiunque ostacoli il suo percorso, maschilista e spietato nei suoi rapporti personali, gli si devono nondimeno riconoscere un’intelligenza fuori dal comune e un innegabile carisma. Nel corso della sua carriera terroristica saprà trattare da pari a pari con ambasciatori, vertici delle forze dell’ordine e dei servizi segreti di vari paesi, altri leaders di fama mondiale e persino capi di Stato, a cominciare dai dittatori Muammar Gheddafi e Al Assad.

Edgar Ramirez, nel ruolo di Carlos, è per me una rivelazione impressionante. A suo agio in almeno quattro o cinque lingue con sottile e gradevole accento venezuelano, possiede uno sguardo tagliente e penetrante degno di un Robert De Niro. Come non pensare peraltro alla performance del Jake LaMotta in « Toro scatenato » (Martin Scorsese, 1980),  vedendo un attore ingrassare realmente di non so quanti chilogrammi per esigenze di copione ? Attore completo, Edgar Ramirez passa agilmente dalla caratterizzazione di un personaggio sfrontato e spavaldo a quella di un uomo in realtà debole, a tratti vile e, nella parte finale, insicuro ed esitante.

Se il soggetto era facilmente ricavabile dalla cronaca di quegli anni, la regia costituisce l’elemento dell’opera che ne fa, come scrivevo all’inizio, un capolavoro. Il format voluto, stando a quanto dichiarato dallo stesso Olivier Assayas, è quello cinematografico anche se, in ragione della durata (oltre 5 ore), deve essere stato raramente proiettato in sala. Anche la sceneggiatura deve aver creato qualche problema, dovendosi occupare di vicende piene di zone d’ombra, di personaggi vissuti in gran parte nella clandestinità, di servizi segreti e verità di Stato segretate. Il tutto viene risolto attraverso una narrazione sempre coerente, complessa ma fluida e rapidissima, lungo la quale lo spettatore deve accettare di spostarsi in qualsiasi momento da un capo all’altro dell’Europa, del Medio Oriente o dell’Africa, deve essere disponibile ad ascoltare anche tre lingue diverse all’interno di una sola breve scena. Queste acrobazie non appesantiscono il film, al contrario : lo arricchiscono e lo rendono ancor più appassionante. Raramente un periodo di tempo così lungo mi è volato via come in questa occasione. Una sensazione paragonabile a quella che provai dopo aver visto « Novecento » (atto I e II) di Bernardo Bertolucci, i tre « padrini » di Francis Ford Coppola o « La Belle noiseuse » di Jacques Rivette nella sua versione integrale, per citare i primi titoli che mi vengono in mente. Perfino le musiche sono scelte con originalità : brani poco conosciuti, ma perfettamente riconducibili a stili e mode in auge nei diversi momenti trattati, dalla fine del Rock all’esplosione del Punk, colonna sonora ideale per un terrorismo divenuto adrenalinico e spietato.

Grande, davvero grandissimo cinema, con buona pace di certe superproduzioni amer...  No, basta : questo l’ho scritto ormai decine di volte...

 

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