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    Trama

    Georges (Jean-Louis Trintignant) e Anne (Emmanuelle Riva) sono ormai ottantenni e, dopo una vita passata a insegnare musica, si sono ritirati in pensione, soddisfatti anche della carriera della figlia Eva (Isabelle Huppert), musicista che vive all’estero con la sua famiglia. Ma l’amore che lega i due anziani coniugi sarà messo a dura prova nel momento in cui Georges dovrà rapportarsi con l’umiliazione e la degradazione fisica per via di un ictus semiparalizzante che colpirà all’improvviso la moglie Anne, costringendolo a ridefinire gli equilibri familiari, sia con la moglie sia con la figlia. 

    Approfondimento

    SI COMINCIA DALLA FINE

    Come già accaduto con Daniel Auteuil per Niente da nascondere, Michael Haneke ha scritto il soggetto di Amour pensando sin da subito a Jean-Louise Trintignant per il ruolo di Georges, convincendolo a tornare sul set dopo la tragica morte mai superata della figlia Marie. Lo stesso dicasi per la parte di Anne, nata con in mente Emmanuelle Riva, ammirata da Haneke in Hiroshima, mon amour e lontana dal set da tempo. Sia perché si tratta della sua attrice feticcio sia perché presenta delle somiglianze con la Riva, il ruolo della loro figlia è andato a Isabelle Huppert (già diretta da Haneke in Il tempo dei lupiLa pianista).

    Ancora una volta, Haneke ha scelto poi un racconto con una struttura a cornice che si apre sulla situazione finale, presentando poi il percorso tramite il quale si è giunti alla situazione descritta come fosse un unico lungo flashback. Per il regista, si tratta di un modo efficace per dare vita a un arco narrativo che permette allo spettatore di conoscere sin dall'inizio come si evolverà la vicenda, senza l'illusione dell'happy end.

     

    LA DIGNITÀ DI UN AMORE

    «Fantasia e realtà raramente sono simili», afferma Anne rivolgendosi a Georges in un momento di Amour in cui riflette su come il marito la tratti, sottolineando come l'idea che ha dell'amore sia lontana dai limiti che entrambi hanno ormai raggiunto. Affrontando uno dei topoi più diffusi al cinema (e in tutta la storia della letteratura, of course) - l'amore per l'appunto - il regista Michael Haneke non fornisce alcuna indicazione di lettura, lasciando allo spettatore ogni ipotesi di domanda e di risposta. Amour coinvolge mille cose diverse e sottolineare alcuni dei temi sarebbe una riduzione per tutti gli altri affrontati. Una scelta, questa, determinata dalla volontà di porre l'attenzione sul come si affronta la morte di una persona amata e sulla dignità a cui si aggrappano i due anziani protagonisti di fronte al loro declino fisico. Indipendentemente dall'età, per Haneke, è destino dell'umanità lottare in continuazione per mantenere integra la propria dignità. Più è difficile la situazione in cui un uomo si ritrova e più è grande la guerra che è chiamato a combattere, confrontandosi con i propri mezzi e i propri limiti su quanta dose di dignità si è disposti a lasciar andare via.

     

    IL GAP GENERAZIONALE

    Le poche volte che Anne e Georges incontrano la loro figlia e il genero pianista si sottolinea il divario generazionale e il cambiamento di valori e concetti di vita. Poiché ogni generazione presenta pensieri e comportamenti in base all'ambiente circostante in cui è cresciuta, in Amour si mette in evidenza un aspetto interessante e triste: le nuove generazioni hanno enormi difficoltà di comunicazione. Ciò origina un forte contrasto che porta la vecchia generazione ad essere scartata e messa da parte perché incapace di affrontare i cambiamenti del mondo intorno. Molto spesso gli anziani, se sono anche portatori di qualche handicap e non sono milionari che possono permettersi l'assistenza domiciliare, sono costretti a dover lasciare anche la loro casa, il nido a cui si sono abituati e dove si sentono sicuri.

    Oltre che ad affrontare la questione del gap generazionale, Amour riflette anche sul passare del tempo. In una scena in cui i due protagonisti sono seduti al tavolo della cucina, Anne chiede di vedere un album di fotografie e si immerge nel passato mentre Georges continua a mangiare e avere i piedi saldi nel presente, evidenziando come spesso il ricordo del passato sia un'oasi dove rifugiarsi dal dolore.

     

    UN FILM DA CAMERA

    Porte e finestre - chiuse o aperte - segnano il confine tra l'esterno e l'interno dell'appartamento di Anne e Georges. Tranne che per la parte iniziale - con due scene girate al Theatre des Champs Elysees a Parigi e una su un autobus -, Amour può essere definito come un film da camera, girato all'interno di uno studio di ripresa appena fuori Parigi. L'interno dell'appartamento è caratterizzato da un concetto cromatico estremamente coerente mentre la planimetria ricalca quella dell'appartamento dei genitori del regista. Arredato con buon gusto, presenta mobili degli anni Cinquanta, un impianto stereo con elementi degli anni Sessanta e un lettore dvd del Duemila. L'obiettivo era quello di farlo sembrare il più vissuto possibile, attraverso l'accumularsi di oggetti appartenenti a periodi temporali differenti e che riflettono la vita dei protagonisti, in modo da allontanare il freddo alone da set cinematografico.

     

     

     

     

     

     

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    Note

    Amour è, soprattutto: una scarna dimensione teatrale, un palcoscenico/appartamento, due interpreti giganteschi (Jean-Louis Trintignant ed Emmanuelle Riva) e un cinema altissimo, laico e morale. Che è, per pudore, reticente sulle cause, colmo d’ellissi, ma attento agli effetti, agli affetti: quel che non dice lo rivela la presenza dei due attori, l’esatto disegno, nei silenzi e sui volti, di sentimenti sfuggenti e paradossali. Ci sono le eroiche goffaggini della vita al tempo della morte, qui, la disperazione calma, lo sgomento educato, la necessaria vacuità delle parole, il bisogno futile di un passato da raccontare e quello profondo di una prossimità fisica.

    Commenti (6) vedi tutti

    • Gli “Umberto e Umberta D.” hanekiani: mix aberrante di pietismo e voyeurismo. Cinema per palati af-fini.

      commento di Davide Schiavoni
    • commovente e intenso. Grande cinema. Uno dei più bei film degli ultimi 5 anni

      commento di Luca70
    • Un film meraviglioso. Uno dei più belli che io abbia mai visto.

      commento di andreagrape
    • Nessuna alzata di scudi dal Vaticano ne dai padroni della salute, nessun travaso di bile da parte di censori noti o novelli. Che accade? È un buon segno o una nuova più sottile strategia? Detentori della verità, indignatevi o dichiaratevi pentiti!

      commento di michel
    • Desolazione totale della terza avanzata età, un film quasi perfetto che ti lascia senza fiato a pensare che ne sarà della tua vecchiaia, del tuo 'nella salute e nella malattia': nessuna speranza, nessuna consolazione, nessun aiuto. 7+

      commento di cippags
    • Palla mostruosa; bravi gli attori. Se questo ha vinto la palma d'oro chissà gli altri…

      commento di mariopiccolo
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    Recensioni

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    steno79 di steno79
    10 stelle

    VOTO 10/10  Uno dei film più belli e dolorosi degli ultimi anni. Non conosco a fondo la filmografia di Haneke, di cui comunque ho visto alcune delle opere più importanti (La pianista, Funny games, Il nastro bianco) ma mi sembra che in questo caso il regista austriaco si sia fatto condizionare meno dalla sua tradizionale visione misantropica, offrendoci un'opera dolente sul tema della... leggi tutto

    50 recensioni positive

    Recensioni

    La recensione più votata delle sufficienti

    ethan di ethan
    6 stelle

    L'ultimo film del bavarese ed austriaco d'adozione Michael Haneke, trionfatore a Cannes nel 2012 e premiato con l'Oscar per la migliore opera in lingua straniera lo scorso febbraio, rispecchia fedelmente tanto le tematiche sviscerate nei suoi precedenti lavori quanto lo stile adottato nella messa in scena. 'Amour', tranne una breve sequenza, si svolge interamente nell'abitazione di una coppia... leggi tutto

    3 recensioni sufficienti

    Recensioni

    La recensione più votata delle negative

    LAMPUR di LAMPUR
    4 stelle

    Cosa vuol farci vedere Haneke? La lentezza del disfacimento, l'ineluttabilità del suo evolversi, l'impotenza dell'affrontarlo? Il filo doppio che ci lega ad una persona cara e che può rompersi conferendo un'aria irreale agli automatismi quotidiani, il gioco di memorie o la solitudine degli incubi da non poter condividere, sono fotografie di un quadro che parecchi non hanno,... leggi tutto

    5 recensioni negative

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    steno79 di steno79
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