Regia di Neil LaBute vedi scheda film
Certi schemi di pregio possono anche passare di moda ma non desistono, sono duri a morire una volta per tutte. Rimangono impressi nella memoria, in maniera indelebile, prestandosi di fatto a nuovi – per quanto occasionali – utilizzi, così come a paragoni diretti/inevitabili. Di conseguenza, anche volendo volare a bassa quota e con i fari spenti, le opportunità da sfruttare non mancano, però il rischio di imbattersi in un disastro ferroviario è sempre ben presente, pronto a sbucare da dietro l’angolo.
Ecco, Il fuoco del peccato (titolo originale: Out of the blue) persegue con assiduità una linea di pubblico dominio per qualsiasi spettatore con un po’ di esperienza alle spalle, quindi estremamente riconoscibile, tuttavia allestisce una distinta che contempla una serie pressoché illimitata di difetti strutturali e di deficit puntuali, di una tale mole/entità da annientare alla fonte qualsiasi forma di presunta velleità.
In seguito a una condanna comminata per una colluttazione occasionale, Connor (Ray Nicholson – Mr. Morfina, Smile 2) tenta di ripartire da zero in una piccola località affacciata sull’oceano, tra un piacevole lavoro presso una biblioteca e una salutare attività fisica.
Mentre un agente di sorveglianza (Hank Azaria - I puffi) lo tiene sotto controllo e Kim (Gia Crovatin – Fear the night, Billions), una sua collega/coetanea, cerca di stargli vicino, Connor s’imbatte in Marilyn (Diane Kruger – Oltre la notte, Il mistero dei templari), una donna matura che lo seduce, per poi confessargli di essere vittima di abusi, perpetrati dal ricco marito.
Nel giro di poche settimane, Marilyn riuscirà a convincere Connor ad aiutarla a risolvere il suo problema eliminandolo dalla faccia della Terra.
Ovviamente, la situazione non si evolverà come stupidamente pensato dal giovane malcapitato.
Il fuoco del peccato (2022): Diane Kruger, Ray Nicholson
Sceneggiato e diretto da Neil LaBute (Nella società degli uomini, Amici & vicini), Il fuoco del peccato rievoca – anche con richiami diretti/specifici (vedi ad esempio Il postino suona sempre due volte) - il cinema noir d’altri tempi. Tra una femme fatale e un ragazzo facilmente manipolabile, una cittadina tranquilla e una relazione pericolosa, segreti e inganni, passi falsi e pregiudizi incrollabili, non si fa mancare quasi nulla del dizionario di esplicita appartenenza, peccato che qualsiasi proposito a monte dell’operazione finisca per frantumarsi al suolo rapidamente, al cospetto di uno svolgimento clamorosamente deficitario e rinunciatario, quasi sempre prevedibile.
Con un’agenda frastagliata, con tanto di fatti superflui (quanto è dura arrivare ai canonici 90 minuti di durata) e di didascalie temporali di raccordo, senza le quali non si capirebbe quasi nulla della sua scansione, Il fuoco del peccato si ritrova bloccato in un perenne stato in debito di ossigeno, tra dialoghi spuntati/stereotipati e un procedimento che avanza - con indefessa pigrizia - a senso unico, peraltro la passione, che dovrebbe essere il propulsore centrale dell’intera vicenda, è assolutamente latitante, eliminata dai giochi sul nascere, penalizzando così quello che avrebbe dovuto/potuto essere il suo fondamentale catalizzatore, ossia Diane Kruger, un’attrice che si prestava perfettamente alle circostanze stabilite e che, per come vanno le cose, non può aggiungere nulla di individuale che possa migliorare lo stato di fatto.
In compenso, Ray Nicholson non sfigura, pur con tutti gli esorbitanti limiti del caso, nei panni di un ragazzo destinato a soccombere, mentre il personaggio – per quanto laterale - di Hank Azaria sarebbe quello più affidabile, ma un po’ tutto finisce grattugiato da un dispositivo zoppicante e pretestuoso, che finisce fuori tempo con troppa facilità e che, nelle poche occasioni in cui avviene qualcosa di rilevante, si comporta come un elefante in una cristalleria.
Il fuoco del peccato (2022): Diane Kruger
In conclusione, in Il fuoco del peccato risulta tremendamente complicato individuare qualcosa che valga la pena salvare, figuriamoci da premiare. Un film dimesso e sciatto, che naviga a vista, tra svariati sbadigli, e che spara a salve quelle poche cartucce che, con una minima dose sindacale di attenzione, sarebbero andate a buon fine, trasformandosi - fin dal primo impatto - in una minestra maldestramente riscaldata, condita da un vuoto pneumatico persistente e da una superficialità a dir poco fastidiosa.
Stucchevole ed esangue, apatico e pretestuoso, un autentico buco nell’acqua che getta alle ortiche qualsiasi presupposto incluso nella sua naturale destinazione d’uso.
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