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Nymphomaniac: Intervista a Charlotte Gainsbourg
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La protagonista del discusso film di Lars von Trier racconta il suo approccio al ruolo di Joe

 

 

È un anno particolarmente intenso per Charlotte Gainsbourg. Reduce da un 2013 in cui si è vista poco sul grande schermo, l’attrice francese ha davanti a sé un 2014 costellato di titoli. Mentre in Francia l’hanno già potuta ammirare in Son épouse di Michael Spinosa e Jacky au royaume de filles di Riad Sattouf, in tutto il mondo e nel circuito dei grandi festival si attendono a breve 3 Hearts di Benoît Jacquot, Every Thing Will Be Fine di Wim Wenders e Incompresa di Asia Argento (senza citare il futuro campione di incassi Samba, che vede riformarsi il trittico Olivier Nakache, Eric Toledano e Omar Sy, dopo il successo di Quasi amici). Ma il titolo da lei interpretato che nel giro degli ultimi quattro mesi ha fatto più parlare è senza ombra di dubbio Nymphomaniac di Lars von Trier, di cui il Volume I  è in uscita nelle sale italiane il prossimo 3 aprile (mentre per il Volume II occorrerà attendere il 24 aprile). Grazie alla Zentropa Productions (che da sempre si occupa della produzione e delle vendite internazionali del maestro “dogmatico” danese), abbiamo avuto modo di capire come la Gainsbourg si sia avvicinata al progetto e come lo abbia affrontato grazie ad un’intervista mirata ed interessante, seppur nella sua brevità.

 

Come e quando è venuta a conoscenza del progetto Nymphomaniac?

La prima volta che ne ho sentito parlare è stato durante il festival di Cannes del 2011. Fu Lars von Trier in persona a parlarne ma ho pensato stesse scherzando. Durante un’intervista con Kirsten Dunst per Melancholia ha detto: “Il mio prossimo film sarà un porno con quell’attrice lì”, indicando me. È stato piuttosto divertente ma qualche tempo dopo mi è arrivata realmente la sceneggiatura.

 

E quale è stata la sua reazione all’idea di Lars von Trier?

Come al solito, credevo fosse uno scherzo e una provocazione dei suoi,  non avevo tante aspettative. L’unica cosa che mi interessava è che stavo per fare il mio terzo film con lui e ciò era inaspettato. Non mi chiedevo altro per paura che cambiasse idea.

 

Cosa ha pensato invece dopo aver letto la sceneggiatura?

Ho letto una sinossi, che già da subito aveva in sé la struttura degli otto capitoli. Quando poi ho avuto davanti la sceneggiatura finale, non credevo a quello che avevo appena letto. Certo, a prima vista era piuttosto terrificante e avrebbe fatto paura a chiunque: non è stato un progetto facile da capire. Come accadutomi già per Antichrist, non ero sicura di comprendere tutte le digressioni e le metafore della storia. Gran parte del mio lavoro si è concentrata nel capire ciò che Joe, il mio personaggio, e Seligman si dicevano, anche se in realtà Joe non comprende a pieno tutte le farneticazioni di Seligman. Un’altra incertezza era data dal fatto che nella sceneggiatura non era specificato quando sarei dovuta entrare in scena: sapevo che condividevo il ruolo di Joe con un’altra attrice più giovane ma non mi era stato detto chi avrebbe interpretato cosa. Speravo solo di entrare nei panni di Joe il prima possibile: la storia era così ricca, intensa, spaventosa ed esaltante, che non vedevo l’ora di cominciare a recitare.

 

Secondo lei, Joe usa gli uomini?

È certo che li usi, è naturale. Ciò però non significa che non provi alcun sentimento per loro. Lei li usa semmai per quello di cui lei ha bisogno. In un primo momento, Joe crede di dover far parte di un piccolo branco e difende le sue convinzioni, fino a quando non viene però toccata da qualcosa di più forte e profondo.

 

Quindi, comprende le ragioni di Joe?

Joe non è molto ottimista a riguardo del genere umano. Non sono d’accordo con lei ma mi piace ugualmente: ho empatia per la sua sofferenza. E, nonostante i suoi modi aspri e radicali, Joe mi colpisce e mi tocca, portandomi a difendere le sue scelte.

 

 

Come si è sentita durante le scene di sesso?

Ero molto nervosa dapprima, a causa di ciò che avevo sentito dire sul film in fase di preproduzione. Io ho voluto accertarmi che gli attori professionisti non avrebbero dovuto girare le scene di sesso. Dal momento che ciò mi è stato chiaro, non ho avuto nessun tipo di problema.

 

Come ci si sente a vedersi su uno schermo a far sesso?

Mi ha disturbato durante la fase di postproduzione, quando di fronte a poche immagini tra loro sconnesse si aveva l’impressione che il film fosse solo sesso. Ero sconvolta da quei piccoli frammenti. Vedendo tutto il film, però, mi sono dovuta ricredere: adesso, penso che il sesso sia una parte essenziale di un’opera come Nymphomaniac, principalmente basata sulla carne e sulla crudezza del sesso per l’appunto. Sarebbe stato assurdo essere pudici e nascondersi. Lo stesso Lars prima delle riprese mi ha chiesto come mi sarei sentita se il pubblico avesse pensato che avevo fatto realmente sesso durante le riprese. Lo ha fatto per testare i limiti della mia moralità. Ho risposto che non avrò mai problemi in merito: so esattamente cosa ho fatto, dove mi sono fermata e cosa non ho fatto.

 

Quale è il suo legame con Lars von Trier?

L’ho conosciuto in un momento in cui non stava bene e ne è nato un misterioso rapporto. Credo che lui sappia tutto di me, sia fisicamente sia psicologicamente: è come se sapesse tutto ciò che accade nella mia testa, come se mi leggesse come un libro aperto. Io, però, non riesco a leggere nella sua.

 

Perché secondo lei Lars von Trier ha queste grandi capacità nello scrivere ruoli femminili?

Lars mette tanto di sé nei personaggi femminili, descrivendoli con meticolosa precisione e in maniera veritiera. Ciò stupisce perché è un uomo ma, se ci pensate, ciò rende i personaggi ancora migliori. C’è un’ambiguità di fondo che mi fa amare le sue donne e la loro grande profondità, una profondità che difficilmente si legge altrove.

 

Secondo lei, lo stile di Lars von Trier è cambiato nel corso degli anni?

Mi impressiona il suo mescolare con tanta facilità generi diversi rendendo i suoi film sempre più lirici. Nymphomaniac, rispetto alle sue opere precedenti, si differisce per l’umorismo, per il tono con cui la storia è raccontata: io amo il suo lato umoristico e sono convinta che sia stato determinante per questo film.

 

FIRST LOOK: CHARLOTTE GAINSBOURG IN INCOMPRESA DI ASIA ARGENTO

 

Charlotte Gainsbourg

Incompresa (2014): Charlotte Gainsbourg

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