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    Trama

    Gustave H (Ralph Fiennes), leggendario concierge di in un famoso hotel europeo tra le due guerre mondiali, stringe amicizia con il giovane impiegato Zero Moustafa (Tony Revolori), che diventa il suo protetto di fiducia. La loro storia si intreccia con quelle di un furto, e del successivo, recupero di un dipinto rinascimentale dall'inestimabile valore, della battaglia per un enorme patrimonio familiare e dei lenti o improvvisi sconvolgimenti che hanno trasformato l'Europa nella prima metà del XX secolo.

    Approfondimento

    GRAND BUDAPEST HOTEL: UNA STORIA DI AMICIZIA A CAVALLO TRA LE DUE GUERRE MONDIALI

    Diretto e sceneggiato da Wes Anderson, Grand Budapest Hotel racconta la storia dell'amicizia tra Gustave H., leggendario concierge di un noto albergo europeo tra le due guerre mondiali, e Zero Moustafa, un ragazzino che lavora come portantino nella struttura. Il loro legame si trasforma in solida amicizia dopo che i due vengono coinvolti nel furto e poi nelle operazioni di recupero di un dipinto rinascimentale di inestimabile valore, mentre l'intera Europa si appresta a vivere un cambiamento repentino e drastico. Popolato da numerosi personaggi bizzarri, Grand Budapest Hotel è l'ottavo lungometraggio realizzato da Anderson, che per il suo racconto senza tempo di amicizia, onore e promesse mantenute, ha tratto ispirazione da vari fattori come la vicenda di un suo personale amico con una visione particolare del mondo, le commedie degli anni Trenta e le storie e le memorie dello scrittore viennese Stefan Zweig. Nel descrivere i cambiamenti europei generati dal Nazismo il regista ha anche tratto spunto dalle opere letterarie La banalità del male di Hannah Arendt e Suite francese di Irène Némirovsky.

    I CITTADINI DI ZUBROWKA

    Grand Budapest Hotel è ambientato nell'immaginaria cittadina termale di Zubrowka, che rispecchia l'Europa orientale del XX secolo, a cavallo tra fascismo e comunismo e con un passato da belle epoque.
    Monsieur Gustave H, il fastidioso concierge del Grand Budapest Hotel, è interpretato dal due volte candidato all'Oscar (per Schindler's List e Il paziente inglese) Ralph Fiennes. Insicuro, vano e pieno di esigenze, Gustave H è anche un uomo molto esigente e dai principi ben solidi, che instaura un legame quasi paterno con il giovanissimo Zero Moustafa. Scelto come protégé nella battaglia contro le volgarità del mondo, Zero per Gustave H è una persona ancora inesperta che ha bisogno di istruzioni per sopravvivere e muoversi. Al di sotto della sua pignoleria, Gustave H nasconde però una certa dose di sentimentalismo e di affetto che contribuiscono a dare una valenza emotiva alla storia che lo aspetta.All'inizio di Grand Budapest Hotel, un giovane scrittore (impersonato da Jude Law) è impegnato in una conversazione con l'enigmatico Mr. Moustafa (F. Murray Abraham), il proprietario dell'albergo che altri non è che Zero ormai cresciuto. Nel corso della loro chiacchierata, Mr. Moustafa racconta al suo interlocutore come da semplice facchino sia diventato il titolare del Grand Budapest. La storia dunque ritorna indietro nel tempo e mostra Zero, ancora ragazzino interpretato dall'esordiente guatemalteco Tony Revolori.
    La linea narrativa centrale di Grand Budapest Hotel prende il via con la morte improvvisa e misteriosa dell'84enne vedova e contessa Madame Céline Villeneuve Desgoffe und Taxis, meglio nota come Madame D, portata in scena da Tilda Swinton (che per il ruolo si è sottoposta giornalmente a sedute di 5 ore di trucco). Il decesso mette in moto una disputa sulla sua grande fortuna, ereditata da Gustave H (amante della donna), e a guidare la carica è Dmitri, lo spietato figlio della contessa. Potente, avido e abituato ad ottenere ciò che vuole, Dmitri ha il volto di Adrien Brody. Dmitri ha anche uno scagnozzo pronto ad eseguire tutti i suoi ordini che risponde al nome di Jopling. Delinquente con indosso sempre un cappotto di pelle e stivali dal tacco alto, Jopling è interpretato da Willem Dafoe. Vilmos Kovacs è invece l'avvocato che cura le proprietà di Madame D ed è impersonato da Jeff Goldblum, la cui barba è modellata su quella dello psichiatra Sigmund Freud. A completare la "famiglia" della contessa Desgoffe und Taxis è infine il maggiordomo Serge X, portato in scena da Mathieu Amalric.
    La panetteria più famosa di Zubrowka è quella dei Mendl ed è qui che Zero incontra Agatha, una giovane apprendista con una voglia sul viso che prepara il dolce amato da tutti i cittadini. A interpretare Agatha, che a dispetto delle sue buone volontà finisce al centro delle attenzioni di Zero e delle gesta criminali di Gustave H, è l'attrice irlandese Saoirse Ronan.
    Non appena le cose si complicano, Gustave H e Zero finiscono per essere inseguiti dal comandante della polizia militare Albert Henckels, messo in scena da Edward Norton. Poiché Gustave H è ufficialmente un fuggitivo, Henckels è costretto a mettersi sulle sue tracce nonostante in cuor suo qualcosa non quadri e nonostante egli ammiri le gesta del concierge. Una volta arrestato, Gustave H finisce prigioniero in un campo di detenzione per criminali, una prigione di epoca medioevale circondata da filo spinato e da un fossato pieno di coccodrilli. Qui, però, ha modo di fare amicizia con quattro compagni di cella e di finire al centro di un piano di fuga, elaborato dalla mente di Ludwig, un detenuto particolarmente rude impersonato da Harvey Keitel.
    Evaso dalla prigione e nuovamente in fuga, Gustave H realizza che ha una sola via di salvezza: la "Società delle chiavi incrociate", un ordine fraterno clandestino composto dai portieri dei migliori alberghi di tutto il mondo, alcuni dei quali interpretati da Bill Murray, Bob Balaban, Fisher Stevens, Waris Ahluwalia e Wally Wolodarsky.
    L'inizio della guerra, inoltre, rappresenta un duro colpo per chiunque e le forze militari istituiscono il loro comando di Zubrowka al Grand Budapest Hotel, dove subentra come concierge "militare" Monsieur Chuck, il più grande nemico di Gustave H., impersonato da Owen Wilson. Altro concierge che fa la sua comparsa molto tempo dopo, quando l'albergo si avvia verso un'eventuale demolizione, è Monsieur Jean, a cui dà corpo Jason Schwartzman.

    RIPRESE NELL'EUROPA DELL'EST

    Girare un film per Wes Anderson significa prima di tutto creare #ex novo #un particolare mondo. A questa sorta di regola implicita si attiene anche Grand Budapest Hotel#, le cui riprese si sono svolte principalmente a Görlitz#, città classificata patrimonio dell'umanità dall'Unesco sita al confine tra Germania, Polonia e Repubblica Ceca. Oltre a offrire la location per l'albergo grazie a un grande magazzino risalente al secolo scorso, Görlitz si è prestata bene a diventare set naturale grazie ai suoi edifici fortemente influenzati dal #gotico, dal barocco e dall'art nouveau#.A curare le scenografie del film è Adam Stockhausen#, che con Anderson aveva già lavorato in Il treno per il Darjeeling# e Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore#, mentre la fotografia è firmata da Robert Yeoman#, che ha girato tutti i film in live-action del regista e che ha scelto diversi formati per le diverse epoche raccontate (widescreen anamorfico# per gli anni Sessanta, formato 1,37:1# per gli anni Trenta e 1,85:1# per le sequenze più "moderne").

    I costumi di Grand Budapest Hotel, infine, sono opera di Milena Canonero e la colonna sonora, che gioca su suoni insoliti prodotti da strumenti dell'Europa dell'Est come le balalaike e i cimbalom, è stata composta da Alexandre Desplat.

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    Note

    Il Grand Budapest sorge rosa pastello sul cucuzzolo dell’immaginaria repubblica di Zubrowka, è raggiungibile con una funivia che ben rende il distacco dal mondo. Invece dal mondo parte e al mondo ritorna, perché il nuovo film di Wes è, appunto, innanzitutto, una storia: contenuta in un libro, filtrata attraverso le parole dello scrittore, che ricorda a sua volta il racconto del protagonista. Quello che accade nel mezzo è (il romanzo di) una fuga rocambolesca che amplia, complica ed esplicita il motivo escapista: centrale in Fantastic Mr. Fox, motore di Moonrise Kingdom. Amare o odiare, guardare o lasciarsi entrare: nelle case-hotel dove ci sentiamo inspiegabilmente, naturalmente a nostro agio. Orso d'Argento al Festival di Berlino 2014.

    Commenti (7) vedi tutti

    • Una sceneggiatura barocca e in qualche passaggio persino priva di senso eppure un risultato su pellicola di livello assolutamente eccellente. Solo Wes Anderson poteva riuscirci!

      leggi la recensione completa di marcopolo30
    • C'è qualche irritante errore di continuità e non mancano nemmeno degli snodi poco esaurienti della scatenata trama. Il tocco visionario esuberante sulla metafora del nazismo e il cast effervescente, però, intrattengono brillantemente.

      commento di Stefano L
    • Un confetto soffice, dolce, variopinto, nostalgico, spassoso e positivamente non convenzionale.

      leggi la recensione completa di IlGranCinematografo
    • Grande film! Per gusti particolari; Ironico, teatrale, colori vivi e recitazione al limite dell'assurdo, quasi genere d'animazione, inquadrature geniali (ognuna è un quadretto da incorniciare), montaggio molto curato e adeguato, ritmo allegro con brio. La storia non molto originale da quelle che si vedono in film del genere giallo. Divertente.

      commento di metallopesante
    • Deliziosa commediola 100% Anderson che però non gira al massimo per tutta la sua durata (fiacca la seconda parte). Notevoli tutti gli interpreti.

      commento di Tex Murphy
    • Ironico e a volte grottesco, sfiora temi scomodi sia politici che morali. Casting geniale: ogni nuovo personaggio che appare è una sorpresa. Qualche rallentamento eccessivo del ritmo fa calare la tensione umoristica.

      commento di bebabi34
    • ho visto ieri il film al cinema Nonostante il grande battage publicitario e il cast internazionale, la storia è esile e il risultato è inferiore alle attese. Vedibile ma nient'altro. Guido

      commento di capfut
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    Recensioni

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    M Valdemar di M Valdemar
    8 stelle

    Wes Anderson esaspera la materia del suo cinema raggiungendo la maniera più pura e alt(erat)a. Grand Budapest Hotel è ispirata (de)costruzione (arte)fatta e raffinata di una composizione dalle grezze forme di mera fabula, tramutata in lucente lega favolistica e favellata. Elegantissima, curatissima, esplicitamente fintissima e finzionale; oggetto-soggetto che vive e... leggi tutto

    59 recensioni positive

    Recensioni

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    billykwan di billykwan
    6 stelle

    E’ il cinema di Wes Anderson, prendere o lasciare, scrive Natalino Bruzzone. Non sono completamente d’accordo, questo è un Wes Anderson a metà. Postmoderno e retrò al tempo stesso, paesaggi di cartapesta e personaggi stralunati, inquadrature ardite e colori che sono un tripudio per gli occhi. Ma dietro l’estetica, il cinema passato di Wes Anderson ha... leggi tutto

    10 recensioni sufficienti

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    Souther78 di Souther78
    1 stelle

    Fascisti! Ho capito bene? Fascisti?? Siamo nel 1914, il primo giorno di guerra, per l'esattezza: Benito Mussolini è ancora nel partito socialista, il fascismo verrà fondato soltanto 5 anni dopo, dopo la fine del conflitto. Allora ho capito bene? Dice proprio così Ralph Fiennes ai militari? Ebbene sì! Perfino nella versione inglese esclama "Fascists". Ora, io mi... leggi tutto

    3 recensioni negative

    Nel mese di settembre questo film ha ricevuto 7 voti

    vedi tutti

    Nel mese di agosto questo film ha ricevuto 3 voti

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    Nel mese di luglio questo film ha ricevuto 3 voti

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    Nel mese di giugno questo film ha ricevuto 7 voti

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    Nel mese di aprile questo film ha ricevuto 10 voti

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    Nel mese di marzo questo film ha ricevuto 10 voti

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    Malpaso di Malpaso
    8 stelle

    Lo stile visivo di Anderson raggiunge la sua forma più alta in questo Grand Budapest Hotel, che non a caso vanta anche la sceneggiatura più brillante scritta dall'eccentrico autore. Come in tutte le sue opere precedenti, la facciata da commedia leggera e demenziale nasconde in realtà uno sguardo estremamente malinconico sui rimpianti della vita. Grand Budapest...

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    Recensione
    Utile per 1 utenti

    Nel mese di febbraio questo film ha ricevuto 5 voti

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    steno79 di steno79
    8 stelle

    E' il primo film che vedo di Wes Anderson,  dunque non posso fare confronti con le sue opere precedenti,  né ho potuto cogliere molte citazioni evidenziate da altri recensori. Il cinema di Anderson  (da non confondere con il suo omonimo Paul Thomas,  che invece resta uno dei miei registi preferiti) si presenta all'insegna di una smagliante veste formale, di una...

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