Times and Winds (2006)
Con Ozen Ozkan, Ali Bey Kayali, Elit Iscan, Bulent Yarar, Taner Birsel, Yigit Özsener, Selma Ergeç, Tarik Sönmez, Köksal Engür, Tilbe Saran
La trama
#In un paese della Turchia rurale e arcaica, dove il tempo è scandito dalla preghiera del muezzin, tre bambini compiono i loro passi nel mondo incomprensibile degli adulti, schiacciati fra amore e avversione per i loro padri, fra sensi di colpa e aspirazione alla libertà.
L'opinione più votata
Di yume scritta il 20/04/2012 - utile per 17 utenti
Voto al film: 
La sottile sagoma aguzza di un minareto é sempre al centro della panoramica, quando la mdp lascia i viottoli dissestati del paese di antica miseria, fra le colline e le montagne ruvide dell’Anatolia, e si allarga in vertiginosi widescreen ad inquadrare la luna che scorre tra le nuvole, e poi giù, sui tetti delle case fino all’orizzonte, ad occhieggiare il mare lontano.
Poche le panoramiche diurne, il giorno é il tempo del lavoro, del pascolo, della fatica improba dei padri, della scuola e delle corse fra rocce e alberi dei figli.
Il focus si restringe al minimo segmento quotidiano, là dove la piccola vita opaca dell’uomo si scontra con la grandezza luminosa della natura, dimenticandola.
Tre pre-adolescenti, Omer (Ozen Ozkan) Yakup (Ali Bey Kayali) e Yildiz (Elit Iscan), 12/13 anni, e un pastorello orfano (Ygit Ozsener), adottato da un pingue, irascibile e manesco proprietario di capre, vivono il dramma eterno di non essere più bambini ma non ancora adulti, germogli di una specie destinata a sopraffare le altre e perfino sé stessa, al suo nascere.
Dalla terrazza che avvolge il minareto risuona, puntuale, il richiamo ad Allah e alla sua grandezza.
L’imam (Bulent Yarar) é l’ottuso e pretenzioso padre di Omer, il più lucido e disincantato dei tre ragazzi, cinico per difesa quanto basta per desiderare costantemente di uccidere il padre.
E’ suo il profilo raggomitolato su sé stesso in cima a un poggio, dopo la morte dell’uomo per malattia.
Piange il padre che non ha avuto e guarda la luce dell’alba, mentre la macchina scorre per l’ultima volta su cielo, terra e case (e mare, sempre più lontano).
Yakut é un sognatore innamorato della dolce maestra (Selma Ergec), buono e indifeso quanto basta per veder regolarmente infrante le sue illusioni.
Yildiz é una piccola Elettra, agnellino del padre e massaia alternativa della madre che, presa com’è dalla cura di mucche e capre, ha bisogno di aiuto in casa.
Yildiz può studiare e leggere Calikusu (Scricciolo), il romanzo di Resat Nuri Guntekin che la maestra le ha regalato, solo dopo aver lavato, spazzato e badato al fratellino urlante e affamato.
Se poi il morbido fagotto le cade dalle braccia perché lei, trafelata, inciampa sulle pietre sconnesse della strada e il piccolo si fa molto, molto male, scatterano sensi di colpa in abbondanza che dureranno, forse, tutta la vita.
Menzogna dell'infanzia felice e necessità di svegliarsi: questi i temi caldi che Reha Erdem affronta con pacata tristezza, proiettando in un mondo isolato e arcaico conflitti generazionali connaturati alla specie umana da tempi immemorabili.
I bambini cantano al vento e la voce si perde nell’aria:
Bambino che dormi, svegliati. ESPANDI +
20 aprile 2012 Opinione di yume su "Times and Winds"
Vincitore nel 2006del Festival internazionale del cinema di Costantinopoli, Bes Vakit significa “cinque volte”, e sono i cinque momenti di preghiera (salat) di un musulmano lungo la giornata: al mattino, a mezzogiorno, a metà pomeriggio, al tramonto, un’ora e mezza dopo il tramonto. La sottile sagoma aguzza di un minareto é sempre al centro della panoramica, quando la mdp lascia i viottoli dissestati del paese di antica miseria, fra le colline e le montagne ruvide...
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