C'era una volta in Anatolia (2011)
Con Yilmaz Erdogan, Taner Birsel, Ahmet Mumtaz Taylan, Muhammet Uzuner
La trama
Nel cuore della notte un gruppo di uomini si muove su alcune auto per le campagne turche. Tra loro, vi sono un commissario di polizia, un procuratore, un medico e un sospetto assassino. Sono alla ricerca del cadavere della vittima, sepolto in un luogo che il sospettato, a causa dell'alcol che aveva in corpo al momento del delitto, non ricorda. Con il passare delle ore emergono però dettagli che gettano nuova luce su quanto accaduto e, quando il corpo viene ritrovato, nuovi interrogativi si profilano all'orizzonte.
Il film accompagna il tempo del racconto con un movimento sinuoso e potente sfidando la percezione dominante ancorata a tagli di montaggio ultraveloci e racconti lineari. Nuri Bilge Ceylan, invece, riporta il cinema a una dimensione di pensiero in azione densa e complessa, dove la nettezza del movimento e la precisione dello sguardo diventano discorso e presa di posizione etica e politica. La pellicola si muove a cerchi concentrici evocando la vertigine di chi per troppo tempo ha fissato l’abisso. E il buio nel quale il film è calato, che progressivamente si apre alle luci dell’alba, è il segno, vivo, di un cinema che chiede di restare - ancora - nel mondo.
La recensione di FilmTv
Di Giona A. Nazzaro - FilmTV n. 25/2012
L'opinione più votata
Di Snaporaz68 scritta il 17/06/2012 - utile per 25 utenti
Voto al film: 
"La mia anima... un movimento di un oceano senza confini intorno ad un buco nel nulla..." F Pessoa
L'argomento al centro dell'ultima fatica di Nuri Bilge Ceylan non è certo l'epica del ricordo come nel film di Sergio Leone, né una sorta di racconto favolistico che parla del presente politico della Turchia per trarne un apologo morale. A differenza di Uzak e di Le Tre Scimmie stavolta, il regista turco mira molto più in alto cercando di mescolare insieme Antonioni, Bela Tarr e Tarkovskij, con un occhio sempre attento non solo alle sfumature psicologiche ma anche a quel senso del grottesco insito nella natura umana che lo avvicina in maniera evidente ai grandi scrittori russi (Cechov e Dostoevskij su tutti). Un cinema non solo di grandi pause e grandi silenzi attoniti, ma anche di ironica compassione di fronte alle debolezze e agli evidenti limiti fisici e intellettuali dell'umanità rappresentata. Ceylan rende magnificamente quel senso di angoscioso sgomento che nasce nel momento esatto in cui ci avviciniamo alla verità. La domanda posta in maniera provocatoriamente sottile è se è davvero utile squarciare il velo di Maya che copre le segnature degli elementi visibili; se è davvero conveniente (nel senso filosofico del termine) scoprire quell'essenziale che risulta invisibile agli occhi, lasciandosi travolgere da fantasmi che risultano proiezioni di sensi di colpa. La nostra mente di fronte all'insostenibilità di certi eventi mette in moto un meccanismo di rimozione: questo atto difensivo serve ad evitare la follia e l'autosoppressione. Una parte delle azioni umane sembra essere guidata più dal'istinto che dalla ragione e gli errori commessi spesso hanno conseguenze inimmaginabili, in una specie di reazione a catena. Tutti i personaggi del film realizzano nel corso di una notte ventosa e tempestosa le bugie che si sono detti per sopravvivere. La ricerca per le campagne dell'Anatolia del cadavere di un poveraccio assassinato da due fratelli ubriachi per futili motivi, è in realtà metafora della ricerca di quella prova che in qualche modo conferma l'assoluta solitudine di ogni singolo individuo di fronte ai misteri dell'universo e dell'esistenza. Questo patetico girovagare senza mai trovare il luogo giusto, questa assoluta dispersione temporale (resa in maniera quasi insostenibile da una macchina da presa che indugia sui paesaggi dei volti e sulla imponente violenza degli elementi naturali), questo senso di precarietà che si insinua non soltanto tra i protagonisti ma persino negli animali e negli oggetti (le lampade ad olio, i sacchetti di plastica, le mele), rendono la visione particolarmente disturbante e in alcuni tratti destabilizzante. Ogni personaggio ha un buco nero nella propria vita, una sorta di ferita primordiale che non guarisce ma viene tamponata in maniera palliativa, provando il meccanismo della finzione. Questo buco nero è una continua perdita di identità che a poco a poco si tramuta in depersonalizzazione. ESPANDI +
- negative [2]
- sufficienti [2]
- positive [10]
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21 aprile 2013 Opinione di marinablu su "C'era una volta in Anatolia"
“C’eeera una volta in Anatolia…..” No no per quanto mi riguarda il film può finire anche qui! Due ore e mezza di film per raccontare un viaggio interminabile di tre auto della polizia con a bordo un commissario, un medico, un procuratore, alcuni poliziotti e un assassino che sono alla ricerca del luogo in cui quest’ultimo ha ucciso e sepolto un uomo, per “rendere più facile” la ricerca il tutto avviene tra le campagne turche nel pieno buio pesto della notte… e gira e...
voto al film: 
13 marzo 2013 Opinione di ico su "C'era una volta in Anatolia"
La storia è di una semplicità naturale, la resa non semplice. Seppure il racconto possa snodarsi con la giusta leggerezza e il giusto rispetto per la narrazione Nuri Bilge Ceylan sceglie di mettere davanti a tutto l'autorialità, la colta presenza dell'intellettuale, stroncando ogni possibile respiro. Chiacchiere, dialoghi infiniti, metafore assortite, lentezza riflessiva: tutto l'armamentario dell' autore che marca la sua presenza. A volte insopportabile, a volte feroce come nel...
voto al film: 
22 gennaio 2013 Opinione di sammy314 su "C'era una volta in Anatolia"
C’erano una volta degli uomini che, immersi nel buio della notte, si smarrivano fissando l’oscurità. Avanzavano con le automobili lungo le enormi distese della campagna turca, cercando di fare luce su un cadavere inghiottito dal buio. Così si apre “C’era una volta in Anatolia” di Nuri Ceylan, come il manifesto di chi crede che fare cinema sia perdersi nel buio, raccontando un’umanità dispersa, vagante ed impotente di fronte alla banalità del male. I fari delle automobili,...
voto al film: 
19 ottobre 2012 Opinione di LAMPUR su "C'era una volta in Anatolia"
Tante storie vaganti in una cornice appositamente sfumata. Una ricerca quasi rassegnata per regioni anonime di un'Anatolia indefinita, dai paesaggi ricorrenti e dai confini illusori. Il militare che accompagna quel drappello di problematiche vestite da autorità (medici, commissari, poliziotti, procuratori) a caccia di colpevoli da smascherare, vorrebbe essere preciso ma rischia lo smarrimento risolutivo degli astanti quando cerca di definire dove inizia il distretto di Saliciullo e...
voto al film: 
10 ottobre 2012 Opinione di fefy su "C'era una volta in Anatolia"
Fermo restando che Uzak resta uno dei miei film preferiti e che li la dilatazione dei tempi mi è parsa poetica e portante per la pellicola, qui mi sembra siamo davanti ad uno spaccato di vita turca mal realizzato, con dialoghi fuori tempo, montaggio assente...per aumentare l'effetto-verità? Non lo so, so solo che due ore e mezzo di questo pseudo poliziesco che dovrebbe diventare un'occasione per indagare nell'animo di ciascuno stride con la storia stessa... difficile farsi travolgere. E'...
voto al film: 
2 settembre 2012 Opinione di iro su "C'era una volta in Anatolia"
A mio parere il cinema è il compendio di tutte le arti, perchè è lì che possono essere rappresentate. Questo film ne è un esempio rappresentativo: pittura, fotografia, poesia, teatro e cinema cinema cinema. Ma non andate a vederlo se il vostro interesse si limita alla storia raccontata. Rimarreste delusi, sia dai tempi dilatati (in realtà utili a farvi penetrare psicologicamente nelle situazioni), sia dal finale, che vi lascerà in sospeso tra dubbi e delusioni, che comunque non sarà...
voto al film: 
7 luglio 2012 Opinione di iosif su "C'era una volta in Anatolia"
Se esiste il genere “film d’autore”, e sono quasi sicuro esista, C’era una Volta in Anatolia ne incarna un’ottima e diligente espressione. I campi lunghi osservano l’ambiente, che racchiude i personaggi e gli trasmette la propria sostanza. I rari primi piani fanno parlare i volti, interrompono i dialoghi e trovano nelle rughe e le imperfezioni altri elementi panoramici. I protagonisti dolorosi, e doloranti. Le storie, raffigurate e raccontate, estreme e quindi fuori dal comune,...
voto al film: 
17 giugno 2012 Opinione di Snaporaz68 su "C'era una volta in Anatolia"
IL FANTASMA DEL REATO (DIARIO NOTTURNO DELL'INQUIETUDINE DI UN PASTORE ERRANTE NELL'ANATOLIA) "La mia anima... un movimento di un oceano senza confini intorno ad un buco nel nulla..." F Pessoa L'argomento al centro dell'ultima fatica di Nuri Bilge Ceylan non è certo l'epica del ricordo come nel film di Sergio Leone, né una sorta di racconto favolistico che parla del presente politico della Turchia per trarne un apologo morale. A differenza di Uzak e di Le Tre Scimmie stavolta, il...
voto al film: 
17 giugno 2012 Opinione di miss brown su "C'era una volta in Anatolia"
2 ore e mezza di film e non sentirle - una sceneggiatura in puro stile pirandelliano che sembra scritta dal miglior Camilleri: una donna denuncia la sparizione del marito, la Polizia indaga, ferma due fratelli pregiudicati, uno confessa l'omicidio. Comincia al tramonto e finisce poco dopo l'alba la lunga, faticosa ricerca del corpo. L'assassino è sotto pressione ma non riesce a ricordare dove ha seppellito il suo vecchio complice, era troppo ubriaco. Solo dopo molti falsi tentativi...
voto al film: 
17 giugno 2012 Opinione di bufera su "C'era una volta in Anatolia"
Solo oggi è stato distribuito nella mia città questo film atteso ormai da un anno. Ma a volte le attese sfiancano e le aspettative crescono troppo, d'altronde in prima scelta io preferisco andare al cinema ,tanto più se penso che è una prima uscita, ma questo non era il caso. Si tratta senza dubbio di grande cinema, fatto più di inquadrature su lungo campo della steppa dell' Anatolia, in tutti i momenti della notte e del giorno seguente, di inquadrature di dettagli e primi piani,...
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