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Tutto Totò - Premio Nobel

Regia di Daniele D'Anza vedi scheda film

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La recensione su Tutto Totò - Premio Nobel

di kerouac
6 stelle

Il momento cernobyliano di Totò, quando la televisione continuò imperterrita a inflazionare la sua immagine: storie qualsiasi per rigirare alcuni momenti fondamentali della sua comicità.
Questa volta tocca allo sketch simbolo del principe, il wagon-lits, che occupa una buona metà del dimenticabile mediometraggio. Siete avvisati: Totò è conscio di ripetere se stesso, ha perso ogni stimolo creativo e vederlo così fisicamente deperito può congelare il sorriso, come al sottoscritto. Eppure non si tira indietro e ancora una volta gioca a fare l’anfitrione della commedia popolare: un professionista a tutto tondo, anche se sta colando a fondo, artisticamente e umanamente.
Chiunque non conosca questo memorabile capitolo di risata ai confini dell’assurdo è pregato di espiare: scoprirete come dal niente possa scatenarsi un fraintendimento a catena, inverosimile quanto surreale, smeraldo della creatività a trentadue denti.
Questo aggiornamento del “wagon lits” è molto diverso dalle versioni originarie: la fisicità è ridotta all’ azzeramento o quasi (proprio perché la salute impediva a Totò di recuperare la sua straordinaria abilità plastica) e la parola è strumentalizzata a bandiera della comicità connotativa.
L’ausilio del fedele Mario Castellani contribuisce a dare un’intensità grottesca alla gag e Sandro Milo si inserisce bene nella rete dell’improvvisazione sciorinata dai due attori, tanto che si finisce per apprezzare questa nuova “riedizione”, tuttavia lontana dalle vette di follia che la comica in altre occasioni ha raggiunto (per chi non ha avuto modo di vederla, reperire TOTÒ A COLORI e RISATE ALL’ITALIANA).
Eppure, nonostante gli sforzi, resta continuamente l’impressione di assistere ad uno spettacolo di seconda mano: è il canto del cigno di un comico e di una comicità che aspettano soltanto l’ultimo sipario.

Cosa cambierei

Avrei voluto che Totò facesse molti meno film trascurabili, magari accantontandosi di una cinquantina di titoli, ciascuno di valore. Ma non si può avere tutto dalla vita.

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