Regia di Steve Bendelack vedi scheda film
In testa, ovviamente, c'è il maestro Jacques Tati, omaggiato sin dall'ambientazione francese e dal filo conduttore della narrazione.
È un ritorno sugli schermi (ma anche un congedo e un pensionamento del personaggio, almeno a detta del suo interprete e creatore Rowan Atkinson) un po' fiacco, quello di Mr. Bean a dieci anni di distanza dal suo primo approdo al cinema. Che già, in effetti, aveva piallato una parte di quella carica corrosiva – sovente in un senso satirico e cinico – che contraddistingueva il character degli episodi televisivi degli anni Novanta, secondo il proposito di dotarlo di alcuni tratti di tenerezza non per forza inconciliabili con la sua indole idiota e infantile. Ma senza, in quel caso, che la sua comicità ne venisse troppo intaccata. Pericolo che invece si realizza (o tende a realizzarsi) proprio qui, con un Bean che da piccola peste orgogliosamente aliena e sgradevole si è ormai trasformato in un bambinone in cerca di approvazione e di sentimenti normalizza(n)ti. Ma se Atkinson leviga il graffio di un tempo è (anche) per concentrarsi, d'accordo con i suoi soci sceneggiatori (Hamish McColl e Robin Driscoll, da un canovaccio di Simon McBurney), su qualcos'altro che gli sta più a cuore: affastellare affettuosi tributi ai propri numi tutelari e ispiratori, da Charlie Chaplin (le disavventure con il bambino mutuate da Il monello) a Peter Sellers (con citazione/ricalco della scena del set detonato per sbaglio di Hollywood Party), ma in testa, ovviamente, c'è il maestro Jacques Tati, omaggiato sin dall'ambientazione francese e dal filo conduttore della narrazione (lo stesso di Le vacanze di monsieur Hulot) e del quale vengono riarrangiate idee e sequenze (ad esempio il sorpasso dei ciclisti da Giorno di festa), provando a ripercorrerne la poetica con un ossequio scolastico e ammansito (comunque non certo disprezzabile, in proposito, la direzione di Steve Bendelack). E a ciò diviene utile una trama nulla più che episodica, montata con ritmo scombiccherato e rimpolpata con ricicli del vecchio repertorio della sitcom (il pranzo caustico al ristorante, la comparsa a sorpresa di un'auto identica a quella della serie storica). Va a segno, tuttavia, la trovata di inframmezzare il girato tradizionale con le riprese della fotocamera digitale del protagonista, in quanto portatrice di una ben architettata (benché scanzonata) presa in giro di un certo cinema d'autore vuoto ma pretenzioso: imperdibile l'irruzione del filmato amatoriale che guasta, migliorandola, la proiezione finale a Cannes del polpettone esistenzialista (il cui titolo, peraltro, è l'ennesimo ammiccamento a Tati) di un regista egocentrico e borioso (un gigione Willem Dafoe).
Cordiali e avvolgenti le musiche di Howard Goodall. Chiusura balneare con La Mer di Charles Trenet.
Voto: 6 — Film DISCRETO
Mr. Bean's Holiday (2007): Rowan Atkinson
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