Regia di Jean Renoir vedi scheda film
Buona prova drammatica di Jean Renoir che anticipa di una decina d'anni i metodi e le soluzioni tecniche del neorealismo (in particolare le riprese effettuate in luoghi reali e non in studio e la scelta di un cast composto quasi interamente da attori non professionisti), con una vicenda di taglio naturalista alla Zola ambientata fra gli immigrati del sud della Francia, in particolare nella comunità italiana e spagnola. Tuttavia, come è stato fatto giustamente notare, il film si concentra più sugli aspetti passionali e sugli istinti quasi animaleschi dei personaggi che sulle motivazioni sociali della vicenda, che Renoir un pò smarrisce per strada. La sensibilità visiva del regista è già al suo culmine, con composizioni figurative che integrano magnificamente il paesaggio naturale all'azione (ad esempio quando la moglie di Toni sale in barca sul lago per cercare di affogarsi), ma c'è qualche scompenso nella recitazione (buona la prova di Charles Blavette come Toni, ma non tutti gli altri attori sono all'altezza e alcuni, come Celia Montalcan che fa Josefa, sono un pò manierati), con qualche concessione ad un effettismo un po' gratuito, soprattutto nella parte finale. Nel complesso un film importante nella carriera di Renoir, ma non paragonabile ai suoi veri capolavori come La grande illusione, La regola del gioco o La scampagnata. Come assistente alla regia figura Luchino Visconti, ed è ragionevole pensare che il film ebbe un influsso sul suo cinema futuro, in particolare il tema del destino che influenza certe azioni delittuose in "Ossessione". Per Francois Truffaut, in ogni caso, "un film cardine in cui Renoir inventò il neorealismo, cioè la narrazione minuziosa non di un'azione ma di un fatto di cronaca reale in uno stile obiettivo senza mai alzare il tono".
voto 8/10
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