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25/11/2011 h. 19.15 Film: Playlist libera
Immagini e Musica. Il Pop Italiano va al cinema

Immagini e Musica. Il Pop Italiano va al cinema

E’ il 1970, l’epoca del beat, il genere musicale che ha caratterizzato gli anni ’60, è ormai al tramonto. Tre amici veneziani, membri di una band che si è distinta da qualche anno grazie ad  alcuni singoli e ad un album (Ad Gloriam)  improntati ad un beat con venature psichedeliche, decidono di fare una vacanza all’Isola di Wight. Ideatore della gita è Toni Pagliuca (veneziano d’adozione visto che è nato a Pescara) cui un precedente viaggio a Londra, durante il quale era venuto in contatto con la nuova scena musicale inglese, aveva aperto nuove prospettive. La visita a Wight dove quell’anno si tenne un mitico festival musicale che vide, tra l’altro l’ultima grande esibizione esibizione di Jimi Hendrix prima della sua prematura dipartita,si rivelò fondamentale per il futuro del gruppo.
Tornati in Italia il nostro terzetto (oltre a Pagliuca, Aldo Tagliapietra e Michi Dei Rossi, ovvero Le Orme) decide infatti di intraprendere la nuova strada musicale e di lì a poco sforna Collage che al suo interno racchiude il gioiello Sguardo Verso il Cielo; nasce così il Pop Italiano, ovvero il progressive rock di casa nostra.
Il termine Pop a dire il vero non si adatta per nulla a una musica come il rock progressivo, ricca di sperimentazioni e suggestione e poco prona ad adeguarsi alla moda del momento, ma quello fu il termine con cui quasi da subito da parte della stampa di settore (e non solo) si indicò il ricchissimo movimento musicale che travolse la scena nazionale.
In realtà stabilire una data di nascita o attribuire un’origine ben definita a un movimento musicale è pressoché impossibile, cosa risaputa da chi ama il rock e tutti i suoi rivoli, ma credo che alle Orme vada riconosciuta una sorta di primogenitura.
Del resto in barba a chi possa pensare che la scena prog-rock italica sia nata ad imitazione di quella britannica, c’è da dire che le due sono quasi contemporanee. Se è vero che quale disco di origine del genere progressive la critica indica In the Court of the Crimson King dei King Crimson, è altrettanto vero che questo album uscì nell’autunno del 1969 e già pochi mesi dopo le prime progressive bands italiane davano mostra della loro bravura.
I motivi per cui questo genere musicale ebbe così successo alle nostre latitudini non sono poi così ben definibili. Mi azzardo ad avanzare questa teoria, e cioè che un popolo abituato alla melodia e a trame musicali più elaborate trovasse nel progressive la giusta fusione tra la potenza del rock e la dolcezza della melodia.
Non è certo un caso che gruppi come i Genesis siano stati apprezzati in Italia prima ancora che nel loro paese di origine e che i Van Der Graaf Generator abbiano avuto dalle nostre parti un successo mai replicato altrove.
Il progressive italiano, al pari di quello originale made in U.K., non fu mai un genere univoco e monolitico, al contrario uno dei motori che innestavano i gruppi che si identificavano in questa area era proprio la ricerca continua di nuove soluzioni (e per l’epoca questo era un elemento di profonda rottura con quello che era stato il panorama musicale fino a pochissimo tempo prima).
Se Le Orme furono sempre contraddistinte da una impostazione melodica, il Banco del Mutuo Soccorso sposò le sonorità d’oltre manica con la tradizione mediterranea e il melodramma, mentre quelli della Premiata Forneria Marconi erano decisamente più esterofili nelle loro sonorità (non a caso sono stati il gruppo di maggior successo al di fuori dei confini nazionali)
Discorso assolutamente a parte meritano gli Area, capeggiati da Demetrio Stratos, probabilmente (e sono sicuro che più di uno vorrebbe vedere un "sicuramente" al posto di questo "probabilmente") la miglior voce del prog italiano.
Nati nel 1972, gli Area si posero fin dall’inizio l’obiettivo di superare le barriere inserendo nei loro pezzi sonorità dalle provenienze più disparate. Jazz, musica etnica, sperimentazioni continue, tutto questo era la musica degli Area, un gruppo di fuoriclasse dello strumento come se ne sono visti pochi nella storia del rock (e non solo italiano).
Difficile davvero fare un elenco di nomi, del resto non è questa la sede. Mi limito a citare qualche gruppo tra i più originali (almeno per chi scrive): i Biglietto per l’Inferno, dal suono cupo ed oscuro sottolineato da giri di chitarra tra i più taglienti della scena italiana, il Rovescio della Medaglia che si avvicinò più di ogni altro all’Hard Rock, gli Osanna dal caratteristico flauto di Elio D’Anna (in parallelo con il grande Ian Anderson dei Jethro Tull) che regalarono al pubblico Palepoli, uno dei capolavori del prog made in Italy, per finire con il Balletto di Bronzo in sospeso tra sonorità classicheggianti e rock duro (almeno nel loro miglior disco, Ys).
L’onda del progressive rock frenò vistosamente la sua forza a partire dalla metà degli anni ’70. Di lì a poco l’Inghilterra sarebbe stata travolta dal ciclone iconoclastico del punk, mentre l’Italia avrebbe conosciuto da una parte l’avanzata senza ostacoli del fenomeno dei cantautori dall’altra il ritorno alla melodia  e alla canzonetta, senza dimenticare che verso al fine di quel decennio a farla da padrone era la disco music (ORRORE!!!) che ci massacrò le orecchie per poi tornare nel nulla da cui era giunta.
Quasi ovvia fu l’intersezione fra rock progressivo e cinema, le sonorità ora incalzanti ora dolci del progressive sembravano fatte apposta per essere manipolate dai compositori soprattutto quando chiamati a costruire il commento sonoro per film polizieschi o horror.
Ci furono anche autori del livello di Ennio Morricone (Il Gatto a Nove Code) e Armando Trovajoli (La Mala Ordina) che in un certo senso si avvicinarono al progressive, a dimostrazione anche di quanto questa branchia del rock per le sue caratteristiche “sinfoniche” risulti congegnale a un certo modo di fare musica in maniera più classica.
Per non parlare del lavoro di Giorgio Gaslini e Luis Enriquez Bacalov di cui dirò più sotto.
Di seguito una selezione di titoli nella cui colonna sonora il marchio del progressive rock è assolutamente evidente.
 

  1. Il garofano rosso (1976) Film di Luigi Faccini tratto dal romanzo di Elio Vittorini. La colonna sonora è stata composta dal Banco del Mutuo Soccorso che la pubblicarono anche come album proprio (il quinto della cronologia del gruppo). Disco interamente strumentale, con il quale la band dei fratelli Nocenzi aprì nuove strade alle proprie sonorità
  2. Milano calibro 9 (1972) Mitico film partorito dal genio di Fernando Di Leo, colonna sonora recante la firma congiunta di Luis Enriquez Bacalov e degli Osanna di Lino Vairetti. Bellissima, con un gioiellino: la concusiva There will be time. L'album è  stato pubblicato con il titolo Preludio Tema Variazioni Canzona
  3. Profondo rosso (1975) Giorgio Gaslini e i Goblin per un pezzo passato alla storia del cinema horror. Qua c'è ben poco da aggiungere se non che ogni volta che si ascoltano quelle note si sta attenti a non trovarsi davanti all'improvviso una dama di nero vestita con intenzioni inquietanti.......
  4. DvdBlu-RayUmd non disponibile Suspiria (1977) Questa volta i Goblin fanno tutto da soli. Niente pezzi memorabili ma il risultato finale è di alta qualità.
  5. Shock (1977) Thriller - horror di Mario Bava con Daria Nicolodi, colonna sonora dei Libra, uno dei gruppi minori del progresssive italiano, con sonorità prossime al Jazz.
  6. La vittima designata (1971) Pochi lo sanno, ma Concerto Grosso dei New Trolls (e dell'onnipresente Bacalov) nacque proprio come colonna sonora di questo film. La band fa pure una piccola comparsa (un gruppo di fricchettoni)
  7. Lavorare con lentezza (2004) Qui mi ripeto perché l'ho già scritto altrove, ma in questo film c'è uno splendido omaggio agli Area, intepretati nell'occasione dagli Afterhours di Manuel Agnelli (che presta voce e fattezze a Demetrio Stratos) regalandoci una interpretazione di Gioia e Rivoluzione da brividi. Passaggio di consegne simbolico tra i due gruppi più originali del rock italiano, rispettivamente degli anni '70 e degli anni '90.
SI

Commenti

  • 25 novembre 2011, 19:22 di LIBERTADIPAROLA75

    Grande colonna sonora quella di SUSPIRIA per il quale sono state utilizzate in una scena 30 piste sonore. Ciao Gianni e complimenti!!!

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  • 26 novembre 2011, 07:13 di LAMPUR

    Splendido omaggio al prog che mi ha visto crescere tra ELP, Gentle Giant e Yes oltre ai mostri sacri da te sontuosamente citati. Il panorama italiano è stato fervido in quel periodo e la mia passione per PFM, BMS, Orme ed Area raggiunse furiosi livelli di fanatismo, ed il tuo appassionato tributo è un gran bel leggere ripescando memorie da brivido. Spero comunque di non farti accapponare la pelle se, nell'ambito di musica italiana prestata alle immagini, seppur televisive, mi permetto di citare La gabbia dei Pooh (i ragazzetti avevano delle potenzialità... ma alla fine è prevalso il soldo facile alla prospettiva, un giorno, di finire in una play prog.. eh eh.. ) Complimenti ancora!

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  • 26 novembre 2011, 07:13 di bradipo68

    grandiosa playlist!

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  • 26 novembre 2011, 07:19 di bradipo68

    allora ricordo per ricordo e nomi inaspettati. e se vi dico che Michele Zarrillo fece un disco prog agli inizi anni 70 con il gruppo romano dei Semiramis in cui suonava il fratello? e se vi dico che uno dei più bei dischi del prog italiano,vera e propria opera di culto(e che custodisco gelosamente) è Aria di Alan Sorrenti,anno di grazia 1972?

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  • 26 novembre 2011, 09:35 di panflo

    Bravo Gianni, una vera chicca per intenditori !!

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  • 26 novembre 2011, 11:26 di M Valdemar

    Non conosco tutti i nomi citati, e gli altri (quasi tutti praticamente) li ho scoperti proprio grazie al cinema. Tra i quali mi fa immenso piacere trovare “Milano calibro 9”, grande colonna sonora e grande film. E Bacalov è troppo poco conosciuto, questo va detto. Ciao Gianni, sempre splendide e colte le tue play.

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  • 26 novembre 2011, 11:36 di yume

    Grazie Gianni, quante cose non sapevo!

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  • 26 novembre 2011, 14:12 di luca826

    Con l'avvento del Cd si è perso il fascino delle copertine dei dischi e specialmente quelle del periodo progressive erano memorabili, delle vere e proprie opere d'arte, C'è una scena in 'Velvet Goldmine' dove il protagonista apre la confezione di un disco in vinile appena acquistato, che da sola restituisce tutto il fascino di un'epoca ormai lontana... Ritornando al Prog Italiano aggiungerei i 'The Trip' (Caronte 1971, Atlantide 1972, due concept affascinanti e riusciti), grande Bradipo che ha citato quel discone di Alan Sorrenti pre 'figli delle stelle', sulle Orme niente da aggiungere, mai troppo citati e omaggiati. Anche se amo molto il genere però nel complesso dell'evoluzione musicale lo considero un filone chiuso, autoreferenziale (con le dovute eccezioni si capisce), per intenderci hanno influenzato di più la storia, una manciata di canzoni di un paio di minuti dei Ramones che tutta la discografia degli Emerson Lake & Palmer (giusto per citare uno dei supergruppi più famosi). Ma non vorrei rinvigorire delle vecchie rivalità... Grazie Gianni per la competenza e le tematiche della tua play, un salutone.

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  • 26 novembre 2011, 14:20 di sasso67

    Tra questi la mia colonna sonora preferita è indubbiamente quella di "Milano calibro 9", che è davvero una componente fondamentale della riuscita del film (che consiglio a chiunque non l'avesse mai visto).

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  • 27 novembre 2011, 00:28 di GIANNISV66

    Innanzitutto grazie a tutti voi per gli interventi. I Pooh se non erro parteciparono al primo festival rock italiano, il Caracalla Pop, e con Parsifal sfiorarono il progressive. Il genere catturò pure l'attenzione del grande Lucio Battisti che si avvicinò al prog in almeno due suoi dischi "Amore non amore" e "Anima Latina". Conoscevo la storia dei Semiramis (ma non ho mai avuto modo di ascoltarli, e me ne dolgo perché il loro "Dedicato a Frazz" è un album che gode di grande stima da parte della critica), in quella band militò anche come tastierista Giampiero Artegiani, che fu un frequentatore del festival di Sanremo negli anni '80 proponendo ben altra musica (ovviamente). Vero è che il genere è molto autoreferenziale, negli anni '80 il cosiddetto new prog vedeva tra i suoi alfieri i Marillion che di fatto riproponevano i Genesis in prima versione (ma lo facevano davvero molto bene, con Fish che sembrava la reincarnazione del Peter Gabriel delle origini). Non sono mancati comunque incroci con gli altri generi, in primis l'hard rock (Uriah Heep e Black Sabbath) e il metal (i meravigliosi Queensryche, e i Dream Theater che aprirono le porte a un intero movimento). Un gruppo di grande originalità come i Tool è stato spesso avvicinato al progressive, gli Opeth che pure partono dal Death metal lo stesso. E si è parlato di progressive anche per i Sigur Rós. Meglio che mi fermo qui, del resto ho sconfinato nel panorama internaziole mentre era mia intenzione fermarmi a quello italiano. Una nota campanilistica: sono stati citati i The Trip, uno degli elementi di punta della band era un savonese, il tastierista Joe Vescovi.

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  • 27 novembre 2011, 11:09 di kikisan

    Bella play. Anche per me in pole position "Milano Calibro 9"...Ciao!

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  • 27 novembre 2011, 14:40 di Peppe Comune

    Gran bella play Gianni, complimenti, da conservare come un utile guida del rock progressivo italiano che si lega alle sorti del cinema. Ho appreso diverse cose che non sapevo. Grazie a tutti.

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  • 28 novembre 2011, 19:40 di GIANNISV66

    Grazie ragazzi ho lavorato molto su questa playlist, nei ritagli di tempo libero, e ho aspettato a pubblicarla perché ci tenevo che riuscisse bene. I vostri apprezzamenti sono la miglior ricompensa.

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  • 28 novembre 2011, 20:21 di Immorale

    Grande lavoro, Gianni ! Con me, poi, sfondi una porta aperta. Quella fu una grande stagione musicale, con album ed artisti incredibili, lo splendido Aria di Sorrenti (come giustamente detto da Emidio) ma anche i Jumbo (con "vietato ai minori di 18 anni" e "DNA"), i Murple (Io sono Murple), I Giganti (Terra in Bocca, un concept sulla mafia) e poi i "quella Vecchia Locanda", i "Pierrot Lunaire", "La locanda delle Fate", I "Dalton", gli "Ibis", gli "Opus Avantra" (musica d'avnguardia con alla voce Donella Del Monaco, la nipote di Mario), gli Agorà, Gli Alphataurus, Arti e Mestieri, i Califfi (con il bellissimo Fiori di Metallo), i Rocky's Filj e chi più ne ha più ne metta...

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  • 30 novembre 2011, 02:55 di Roger Tornhill

    Ciao Gianni, innanzitutto complimenti, sia a te ma pure a tutti coloro che sono intervenuti con commenti altrettanto precisi. Li leggo con piacere perchè vi posso sempre trovare nuove cose da imparare, perchè a dir il vero ci capisco proprio molto poco, come ben sai è molto grande la mia ignoranza in ambito musicale. E' forse per questo che facendo outing (anche se so che è un'altra la tua play in merito :-) ) ti dico invece che (con tuo ORRORE!) a me molta Disco anni '70 piace parecchio e trovo siano altre le cose che mi massacrano le orecchie (e anche alte due cose appese ma che si trovano più in giù :-) ). Perchè tanti non riescono mai ad ammettere che la musica è bella in toto e c'è del buono e meno buono in ogni genere musicale aldilà dei propri gusti personali? Ti saluto con le parole di uno dei più grandi gruppi (per me il più grande) musicali che abbiamo oggi in Italia, esimi e sopraffini musicisti che suonano ed apprezzano i generi piu'svariati, dai più colti (classica e lirica compresi) a generi che lo son decisamente meno, ma in cui evidentemente chi non ha troppe preclusioni qualcosa di buono lo può ascoltare e nel mentre prendersi pure un po' in giro ammettendo la sua ignoranza ballando un ritmo accattivante: "Disco music disco music, col volume l'autoradio mi distruggi. Sulla macchina ho un impianto che mi costato dei milioni, e me ne vanto. Io non capisco tutto questo rock and roll, Io non capisco la si do re mi fa sol; Io non capisco, non capisco, non capisco e allora ballo la disco music. Evviva la disco music, col tipico ritmo Incalzante di cassa, rullante e charleston. Ma tu se mi vedi felice in this party sappi che sto apprezzando la dance, La dance, la dance, io sto capendo la dance."

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  • 30 novembre 2011, 08:44 di GIANNISV66

    Grazie anche a voi. Sorry @roger ma la disco anni '70 (e pure il funky/soul che della disco è il più diretto parente) non la reggo proprio, forse perché da ragazzino per radio suonavano solo quella ma ne ho maturato una repulsione che non ti dico. L'unico pezzo disco che mi piace è "Born to be alive" di Patrick Hernandez, che però è un pezzo nettamente diverso da quello che si faceva all'epoca e infatti, secondo me, aprì la strada alla musica da discoteca anni '80, per cui non impazzisco sia ben chiaro, ma che ascolto decisamente più volentieri. Questione di gusti, del resto se non ricordo male anni fa ti feci ascoltare i Jethro Tull e me li stroncasti (e son sicuro che c'è gente sul sito che salterà dalla sedia leggendo questa cosa :-) ).

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  • 30 novembre 2011, 10:13 di Roger Tornhill

    Ciao Gianni, niente di male a ribadire i propri gusti ci mancherebbe... Io al tuo contrario molti di quei pezzi che odi li apprezzo (anche) perchè invece mi ricordano anni giovanili e spensierati ;-) La canzone che dici di Patrick Hernandez è anche tra le mie preferite del genere e non certo l'unica. Amo molto (come anche tu credo, dato che anni fa la cantavamo spesso assieme :-) ) anche l'omaggio che gli resero Elio e Le Storie Tese (sono loro il gruppo che citavo sopra e che non han preclusioni di sorta nell'ascoltare musica "alta" e "bassa") cioè "Born to be Abramo". Quel che intendevo dire è che anche all'interno della bistrattatissima disco music anni '70, non sia proprio tutto da buttare (o solo Hernandez da salvare). Tornando poi più in tema con la tua playlist e scusandomi per la divagazione "disco" bisogna vedere cosa intendi per "ho stroncato i Jethro Tull". Premesso che di solito anche quando una cosa non mi piace riesco a capire se ci sia del talento dietro (e di certo dietro il flauto di Ian Anderson e soci ce n'è da vendere) e non parlo solo di musica ma anche di film o altro, non ricordo bene cosa potei di loro e della loro musica ascoltando il disco che mi regalasti (dovrei forse riascoltarli oggi, che qualche anno in più è passato e qualche granello di saggezza in più forse ce l'ho :-) ). Quello che mi sento di dirti oggi è che senza stroncarli o peggio odiarli (e perchè poi?) sono degli otttimi musicisti che hanno un suono particolare e non certo per tutti i gusti, ci sta quindi che possa magari apprezzarne qualche brano ma non mi vada di ascoltarmi tutta la oro opera omnia, così va meglio? :-) Poi dai da uno che ascolta "Born to be alive" cosa puoi aspettarti? :-) Però in tutto questo parlare di musica e tornando al CINEMA ti dico che tu ed altri avete ribadito il mio interesse per un film che ho acquistato in dvd tempo fa ma devo ancora vedere e che presto cercherò di colmare almeno questa lacuna :-) cioè Milano Calibro 9 di Di Leo. Per ora ti saluto con un'altra citazione degli Elii da un'altra loro canzone con parole che sottoscrivo e che forse stavolta ci vedranno più concordi: "Il rap non mi va, l'hip hop proprio non mi va. La techno è una merda, ma il rock and roll, il rock and roll sì che mi piace. Non ha mai scontentato nessuno, il rock and roll il rock and roll. Facile da suonare: rock, rock, rock, rock and roll. Il jazz, troppi assoli. La fusion è complicata, ma il rock and roll, il rock and roll sì che mi piace. Non ha mai deluso nessuno, il rock and roll. Il rock and roll, facile da suonare: rock, rock, rock, rock and roll."

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  • 30 novembre 2011, 13:41 di GIANNISV66

    Ah!Ah! mi ricordo la tua faccia quando ti feci ascoltare Aqualung...."ma cos'è sta roba?" Ci può stare, non tutti abbiamo gli stessi gusti, io la disco anni 70 non la reggo proprio che ci vuoi fare :-). In compenso ci sono molti pezzi degli anni 80 e 90 (anche se più che di "musica disco" è corretto parlare di "musica pop", dato che la vera disco-music è quella degli anni '70, al massimo primissimi anni '80) che mi piacciono molto e mi fa piacere risentirli. Del resto non è che un gruppo solo perché faccia rock sia automaticamente apprezzabile. Non esiste un genere che mi piaccia "in blocco", come non credo che esista per chiunque ami la musica. Però roba tipo la disco e il reggae non riesco proprio ad ascoltarli, eppure ci ho provato. Ciao

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