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La donna che visse due volte

Regia di Alfred Hitchcock vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su La donna che visse due volte

di ed wood
10 stelle

Rivisto per l'ennesima volta l'altra sera...e mi è parso ancora più moderno e sensazionale di quanto mi apparve in tutte le precedenti, estasianti visioni. Non c'è storia: Hitchcock sta lassù, nell'Olimpo del cinema, coi vari Renoir, Welles, Kubrick, Bergman e compagnia. Niente male per uno che considerava i suoi film niente più che bellissime torte! :-)  Quello che doveva essere solo il maghetto del brivido, è finito per risultare uno degli autori più influenti di sempre, sul thriller contemporaneo come sul cinema d'essai, ad ogni latitudine. Da Truffaut a De Palma, da Polanski a Chabrol, sino alle leggende viventi Almodovar e Lynch, non si contano gli eredi, in un senso o nell'altro, di Sir Alfred. Prendiamo gli ultimi due menzionati: uno è spagnolo, l'altro statunitense; uno fa melodrammi, l'altro avanguardia pura. Entrambi però si ispirano ad Hitch, dal quale riprendono un concetto fondamentale: il rinvenimento di brandelli di autentica umanità, sofferenza, passione e disperazione, sotto strati e strati di livelli narrativi, maschere, ruoli, illusioni, apparenze, architettati da sceneggiature che, proprio perchè artificiose ed improbabili, rendono ancora più tormentata la ricerca di un'identità e più struggente la sua manifestazione. Scatole cinesi, false piste, una realtà che non è quella che sembra, un'esistenza che si presenta come una perversa sciarada: ma una volta scoperto l'inganno, una volta sfatato il Mito della Caverna, restano i personaggi, uomini e donne emotivamente nudi, fragili, esposti alle temperie della vita, portatori di drammatiche frustrazioni. Rivedere Vertigo qualche giorno dopo aver rivisto Mulholland Drive è a dir poco illuminante. Osservando la molteplicità di livelli di senso, la sovrapposizione di piani, la struttura bipartita, il ritorno ossessivo e ciclico (a spirale) sugli stessi luoghi, l'ambiguità sogno/realtà che caratterizzano il capolavoro di Hitchcock, come non pensare al grande film di Lynch? Quella seconda vita di Madeleine/Carlotta non è forse una sorta di risveglio dal sogno (o viceversa) alla stregua di quello esperito da Diane/Betty? E tutta la vicenda di Vertigo non può essere solo il frutto di un'allucinata fantasia di Scott/John/Jack Ferguson, maturo poliziotto tormentato da senso di colpa, impotenza fisica ed affettiva, vertigine aerea ed affettiva, feticismo di oggetti, abiti ed immagini? Scott ama una donna che non esiste: è una pura idea, una fantasia, un'immagine. Per Scott, Madeleine è una figura affascinante, un'ossessione tale da allontanarlo da una donna in carne ed ossa, la sua amica pittrice, colta, intelligente, simpatica, carina, ma soprattutto innamorata di lui. Scott preferisce un pericoloso fantasma al calore di una vera donna. Questa forma di "virtualità" dell'infatuazione amorosa, basata sull'immagine e sull'idea anzichè sulla carne e sulla presenza, non è tremendamente contemporanea (e vicina allo spirito di un cineasta post-moderno come Lynch)? Parimenti, la fascinazione della mdp di Hitch per luoghi (il museo, il ristorante, le due pensioni, il campanile, il cimitero, il villaggio spagnolo, al largo di una Frisco che di fatto è un personaggio che vive di vita propria, forse il regista "nascosto" di tutta la vicenda) e volti (il profilo di Kim Novak) non è la stessa che Lynch prova per ambienti, corpi e volti dell'immaginario USA? Vertigo è un film sotto il segno della Morte, della Storia, del passato, del "vissuto": da groppo in gola la scena al Sequoia Park. Ciò che affascina Scott è la poliedricità "temporale" di Madeleine, non solo donna bella e misteriosa, ma ibrido fra presente e memoria storica della città di San Francisco, con quella sua scissione con l'antenata Carlotta Valdes, pura presenza evocativa. Se dal punto di vista maschile, Vertigo è un film sulla nevrosi e sullo spaesamento, ma soprattutto sulla virtualità dell'attrazione erotica, dal punto di vista femminile è forse ancora più straziante: Madeleine/Carlotta era pura invenzione, l'unica donna "esistente" si chiama Judy. Ma anche Judy non "può" esistere: perchè è innamorata persa di Scott, che però non vuole sapere niente di questa umile, abbordabile e ordinaria Judy: Scott vuole solo Madeleine/Carlotta, il fantasma. Difficile non avvertire un nodo in gola, quando vediamo Kim Novak sotto una luce diversa (in tutti i sensi), illuminata dalla verde insegna al neon dell' "Hotel Empire", uno dei tanti momenti di genio della pellicola: in quel momento, capiamo che Judy non potrà mai "essere". Difficile anche sottrarsi allo strazio per un corpo, una presenza, quella di Judy, forzatamente plasmata , modificata e stravolta da un amante visionario (alla faccia delle accuse di misoginia, rivolte spesso ad Hitchcock). Non solo, quindi, tempi registici perfetti e suspence infallibile; non solo una delle prove migliori di un fuoriclasse come James Stewart e una convincente, intensa ed indimenticabile kim Novak; non solo una fotografia abbagliante (con luci sparate a mille in presenza di Madeleine, molto più blande con tutti gli altri personaggi) e un soundtrack avvolgente: Vertigo è una delle vette di tutto il cinema, un film che col passare del tempo può solo ringiovanire.

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