Amores perros (2000)
Con Emilio Echevarria, Gael García Bernal, Goya Toledo, Alvaro Guerrero
La trama
Tre vicende sullo sfondo di Città del Messico.
Octavio vuole fuggire con la moglie del fratello violento e raggranella i soldi per la fuga facendo combattere il suo cane. Daniel è il direttore di una rivista, che lascia moglie e figlie per vivere con una famosa modella. El Chivo è un ex terrorista, fa il killer su commissione e vive con un branco di randagi.
Duro, a tratti sconvolgente, il film è un trittico di episodi che prende forma a partire da un violento incidente d'auto. Il centro di gravità risiede nella problematicità e nell'assenza della figura paterna che, insieme all'amore per i cani, segna tutti i personaggi. Iñárritu ha vinto il Gran Premio della Settimana della Critica a Cannes.
La recensione di FilmTv
Di Fabrizio Liberti - FilmTV n. 11/2001
L'opinione più votata
Di lostraniero scritta il 20/12/2012 - utile per 8 utenti
Voto al film: 
Octavio X Susana… Octavio per Susana moltiplica i suoi orizzonti di sottoproletario disoccupato e senza alcun interesse, si lascia tirare dentro il ‘mercato’ per piantarci dentro il seme del guadagno. Attraversa velocemente e da vincente i devastati set urbani che sono i ring deputati allo scanno dei cani, visto che gli uomini possono solo commettere orrore visivo, scommettere sulla malvagità, sulla forza e usare il denaro come gli animali usano i denti.
Valeria – Daniel… Valeria sottrae Daniel alla sua famiglia per nidificare in un appartamento arredato, per godere di ciò che le loro vite dorate possono ancora distillare, condensare, gocciolare. Ma sul parquet destinato all’intimità e alla complicità, questi due perfetti rappresentanti della borghesia più agiata troveranno per loro subito pronto il gioco antico del dramma e sotto, al parquet come sotto ai primi strati di pelle di un corpo-amore debole e malato, fantasmi di un peccato senza piacere. Come ratti neri, appena intravisti, invisibili quasi. Animali che usano denti.
El Chivo : Luis e Jorge… Il vecchio terrorista divide il bene dal male nelle esistenze di un Caino e di un Abele, spezza i panini ai cani del suo caravanserraglio, spara e ammazza per guadagnare non il perdono o l’amore (impossibili, più dolorosi del dolore forse) di una figlia abbandonata per l’idea, ma per pagare il conto con il passato e pagarsi il biglietto per un domani da ‘sparente’. Lontana ombra che come uno mexican-Charlot crepuscolare, segue il fiuto verso una nuova città all’orizzonte. Chiusa la pagina. Aperto il campo lungo. Cosa sarà?
Molto del fascino del film viene dal gioco dello spazio scenico.
Il dentro-fuori-dentro-fuori del primo episodio, come se lo spettatore giocasse a fare dei respiri profondi e poi a trattenerlo il fiato. L’appartamento in cui invece si consuma la ‘trasformazione’ (fisica, psicologica, emozionale, ed infine sociale) della star televisiva è chiaramente un indizio architettonico di compressione ma che viene subito alzata di livello immaginifico, con la scoperta del ‘sotto’ che è davvero il luogo magico, insondabile dove si gioca la partita psicologica tra i due protagonisti. E di nuovo un interno-esterno che avanzano in balletto devastante, nell’ultimo round dove davvero si toccano corde crudeli; dove non c’è possibilità di coesistenza tra i cani chiusi a fiutarsi, a stabilire gerarchie naturali non appena l’uomo allontana la sua presenza. Così come nessuna pietà ha la sorte per i due plutocrati, quando esce di scena l’intellettuale sconfitto, nascosto nel “Compagno!” dato come pustola infetta e non come saluto, o paragone identitario, alibi di una visione politica del mondo. Un mondo fatto di piccole fotografie da eliminare. Puzzle di puzzle.
Fiume-film carsico e magnifico torrente di impetuosità umane, allora.
Tutto ciò avviene sotto l’epidermide del racconto, un racconto filmico che gioca incredibilmente con i corpi; la trasformazione della storia ci viene portata agli occhi dal come gli stessi protagonisti cambiano, deturpati, erosi, sfigurati o tosati dall’incedere annodato di ciò che accade poiché è dato accadere.
Una vetta che il regista non riuscirà più nemmeno a sfiorare con i lavori successivi, troppo diretti ad una facile glossa (“21 grammi”) o troppo poco ravvivati dall’osare cinematografico (“Babel”).
In sintesi, uno dei massimi capolavori del cinema del nuovo secolo/millennio!
- negative [4]
- sufficienti [3]
- positive [37]
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20 dicembre 2012 Opinione di lostraniero su "Amores perros"
La metropoli è cuore. Si contrae e s’espande in un continuo movimento muscolare, ed il suo battito assicura sangue, ossigeno, inquadrature preziose al ciclo delle storie; ai personaggi delle sue storie, alle trame tra le storie. Quelli che muove poi il caos e quelli che inchioda il caso; uomini, donne e cani che non sono derelitte, disperate o randagie pedine di un ‘calcolo matematico della vita’ ma hanno spesso le sembianze di cifre tonde che portano ad una resa dei conti. O al conto...
voto al film: 
11 settembre 2012 Opinione di Argan su "Amores perros"
Alcune storie tutte collegate dall'amore per i cani, da questo ovviamente trae origine il titolo del film, al di là di ciò, l'argomento principale è la vita e le sue problematiche, Inarritu ha sempre trattato questo argomento, anche nei suoi film successivi, ossia "Babel" e il capolavoro "21 grammi" e il suoi ultimo "biutiful", un argomento che se non trattato con la sua originalità rischia di diventare noioso, ridondante. "Amores perros" è un film complessivamente mediocre, con un...
voto al film: 
11 marzo 2012 Opinione di marcopolo30 su "Amores perros"
Film molto intenso, scritto, diretto e montato con grande cura e sapienza. Gonzalez Inarritu è soprattutto bravo a riuscire a cambiare registro, ritmo, a seconda della storia in questione, qualcosa che solitamente trae in errore registi meno accorti quando si cimentano con un film ad episodi. Bello seppure un po' duro da metabolizzare.
voto al film: 
7 ottobre 2011 Opinione di mm40 su "Amores perros"
Amores perros è uno di quei film (scritti e) narrati in maniera tanto sciolta e avvincente da non far pesare neppure centocinquanta minuti di durata, cioè due ore e mezza: volano. Perchè la sceneggiatura di Guillermo Arriaga Jordàn è una trappola pressochè perfetta in cui tutti gli elementi in gioco (e sono tanti: i personaggi sono caratterizzati benissimo e l'azione è parecchia) combaciano e si incastrano con leggerezza, nonostante la mole del racconto e la sua profondità. Le due...
voto al film: 
12 aprile 2011 Opinione di mmciak su "Amores perros"
"Amores perros" diretto nel 2000 da Alejandro Gonzáles Iñárritu, devo dire che a mio parere è molto bello. La storia si svolge a Città del Messico e racconta quattro storie dove Octavio vuole fuggire con la moglie del fratello violento e raggranella i soldi per la fuga facendo combattere il suo cane,Daniel è il direttore di una rivista, che lascia moglie e figlie per vivere con una famosa modella e El Chivo è un ex terrorista, fa il...
voto al film: 
21 febbraio 2011 Opinione di barabbovich su "Amores perros"
Uomini e donne che soffrono come cani, cani dai tratti quasi umani: nel suo stupefacente film d'esordio, Inarritu sceglie il filo rosso dell'amore per il quadrupede per raccontare tre storie di ordinaria infelicità sentimentale. La prima è quella di un ragazzo che si arrangia facendo combattere il suo ferocissimo rotweiler: con i soldi delle scommesse clandestine spera di poter fuggire con la cognata della quale è innamorato. La seconda storia è quella di...
voto al film: 
14 novembre 2010 Opinione di sasso67 su "Amores perros"
Tarantino l'ha fatto prima e meglio di tutti, ma anche questo affresco della capitale messicana funziona bene, al di là dell'interesse delle singole storie narrate (forse soltanto la prima, Octavio e Susana, è davvero originale), grazie all'idea di montaggio ad incastro. Ben girato e meglio montato.
voto al film: 
6 gennaio 2010 Opinione di ed wood su "Amores perros"
Davvero un grande film, che ti fa capire quanto sia importante avere l'appoggio di una sceneggiatura a prova di bomba! Poi la regia ci mette del suo, con la sapiente alternanza di registri stilistici, un ricorso calibrato all'estetica di tanto cinema degli anni 2000 (mdp a mano, montaggio nevrotico, alcune scelte musicali, sgradevolezza dei dettagli), l'ancoraggio ad uno sguardo realista, capace però di suggerire talvolta una lettura metaforica; gli attori sono convincenti; ma...
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8 dicembre 2009 Opinione di marvin su "Amores perros"
Tre episodi che si concatenano con sullo sfondo la violenza di un mondo che non conosce limiti. Non c'è pace neanche in famiglia e non esiste alcun rispetto per qualunque forma animale. In verità siamo proprio noi uomini a dover riflettere sul cammino che abbiamo intrapreso. Un cammino fatto di egoismo, violenza, crudeltà.
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- negative [4]
- sufficienti [3]
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