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American Ultra

Regia di Nima Nourizadeh vedi scheda film

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La recensione su American Ultra

di AlexPortman80
6 stelle

6/10

locandina

American Ultra (2015): locandina

Un cucchiaio, una paletta multiuso, un orso di peluche, una padella antiaderente, un comix home-made, dei noodles simil saikebon, fuochi d’artificio … Oggetti comuni, pezzi di un puzzle da ricomporre. Non così semplice se a doverlo fare è il cervello di Mike Howell (Jesse Eisenberg), due terzi fatto e due terzi scombussolato (tanto i conti, come la memoria, non tornano). L’incipit dell’opus n. 2 dell’inglese di origine iraniana Nima Nourizadeh (“Project X”) parte a razzo. Commesso in un piccolo supermarket, Mike è l’immobilissimo albero contro cui si è schiantata una coupé che forse, dice lui, non merita, e che porta il nome di Phoebe Larson (Kristen Stewart).

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American Ultra (2015): locandina

Il set di tutto questo è l’anonima Liman, West Virginia, non proprio un soleggiato angolo paradisiaco delle Hawaii (arcipelago che resta solo una fugace ombra proiettata su un grande parcheggio). La vita del ragazzo pare trascinarsi a mo’ di encefalogramma piatto, il susseguirsi dei giorni è un semplice avvicendamento di lettere su un pannello, fino a quando (anche se all’apparenza non ha alcun senso) su Mike posano l’obiettivo pericolosi “agenti” segreti…

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American Ultra (2015): locandina

I momenti pirotecnici e le esplosioni di violenza in realtà non sono confinati all’incipit. Il problema è che la pellicola prosegue a corrente alternata. Quando sullo schermo ci sono Mike e Phoebe, il film funziona sia visivamente che narrativamente: da un lato grazie all’alchimia fra Eisenberg e Stewart, alla loro seconda adventure(land) prima di ritrovarli nella nuova fatica di Woody Allen, dall’altro merito di una regia che mixa spettacolo ipercinetico a momenti isterico/emozionanti, con qualche picco geniale (penso alla sequenza nel seminterrato fluorescente, o ai frammenti onirici). Quando però entra in scena la CIA, tutto si perde, e pure lo script pare solo abbozzato; complice anche lo scarso contributo di attori svogliati (C. Britton, T. Grace, T. Hale), non aiutati da una scrittura bidimensionale, il voltaggio diminuisce bruscamente, e l’originalità svanisce. Tra gli elementi riusciti, non si possono non aggiungere i titoli di coda fumettosi. Da segnalare nel cast anche J. Leguizamo e B. Pullman. Peccato per questa riuscita a metà, il potenziale era ben più elevato. 

 

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