Il corpo dell'anima (1999)
Con Roberto Herlitzka, Raffaella Ponzo, Ennio Fantastichini, Sabina Vannucchi
La trama
Lo scrittore Ernesto, ricco vedovo sessantaquattrenne senza figli, abita da solo in una grande casa di un quartiere borghese di Roma. Di carattere introverso e poco incline alle frequentazioni sociali, l'uomo vive la sua solituidine come una scelta consapevole. Ernesto, che sta sceneggiando un copione sulla vita di Teresa di Avila, viene improvvisamente abbandonato dalla cameriera filippina, così è costretto ad assumere Luana. Ben presto si fa travolgere dall'esuberanza e dalla bellezza della ragazza e perde la testa per lei.
Nel melodramma freddo di Salvatore Piscicelli ("Immacolata e Concetta", "Le occasioni di Rosa", "Regina"), Luana interpreta l'idea e l'immagine di un eccesso non governabile e di un coinvolgimento perverso. È la carne e, forse, la realtà dell'amore. Intorno a questo nodo il regista dispone altri discorsi che attraversano il film (il trattamento su Teresa d'Avila). Cinema nel cinema e trasparenza dello sguardo. Abbandono estatico e barocco.
La recensione di FilmTv
Di Enrico Magrelli - FilmTV n. 24/1999
Lucida cronaca di un amore dirompente. Fotografata con abilità da un’ottima regia
L'opinione più votata
Di Travis Bickle 1979 scritta il 05/05/2013 - utile per 5 utenti
Voto al film: 
Torbide pelli d’anagrafe graffiata, scintille e discinti profumi perversi, sanguigni!
Nel 1999, il Cinema italiano, sfodera un capolavoro che passa assolutamente inosservato.
D’annoverare nella categoria “Erotismo raffinato” oppure “Età delle innocenze”.
Un Uomo senile, memore forse d’Italo Svevo, è profondamente annoiato, incarnato nel volto “pauroso”, nevrotico ma rassegnato di Roberto Herlitzka. Simbiosi con la vecchiaia rancorosa ma “decorosa” della sua elegante “coltezza” ridicola “in vestaglia”.
Luana è una ragazza attizzante dall’eccesso parossistico, arrossita senza timidezze di fanciullezza burrosa e provocantissima, esuberante e sensuale, acerba ma ingorda di Piacere da emanare in avidità della carne “rannicchiata”, come lo scheletro asessuato d’un professore disamorato. Senza Cuore e pulsazioni all’Eros.
E lo stuzzica da “badante”, sin a che il Sesso negligente s’inarca a notti passionali d’un divorante “scandalo”.
Libero da occhi benpensanti ma (in)discreti, fottuti d’orgasmi. Profondi, compenetrandosi di attrazione ambigua eppure irresistibile dello “sbirciarsi” la maschera indossata nella sbriciolata a sé lussuria delle sventrate menzogne bigotte.
Innalzati a luciferino gaudio placido nel tinto dondolare come bestie selvatiche.
Si mangiano, lui ch’effonde ogni esperirla di cerebrale corpo “ripugnante” a lei denudata con forza del puro fiore del “male” che racchiudeva in pose da matta imbizzarrita.
E, nelle turgide penombre di pleniluni infuocati, si fondono a densità nichilista, “colmo” esasperante, ossessi d’educarsi pelle e ossa agli assaggi per entrambi non ancora assaporati. Lui, restio al fuoco, illanguidirà in voraci membra di lei squartata nella gioventù spalancata all’odore adult(er)o del sangue indurito dall’afosa esistenza del “tramonto”. Alt(e)ri in apice ormonale elevato di grida a Dio!
Virilità a femmina e conturbanti odori di squamato odorarla come nivee creme di resurrezione senza vergogna!
Un protagonista enorme, bravissimo.
Raffaella Ponzo a simbolo plateale del Peccato più “scabroso”, già avvolgentissima in una locandina “scarnita” su un culo maestoso, da deflagrare in gioie virenti com’eclissi dell’alto oltraggio alle ipocrite impudicizie, alle barriere dei muri “silenti” del suono vivo scagliato contro i vili, contro ad energia massacrante dei bugiardi anneriti e a oscurarsi omertosi da repressi.
Vedersi amandosi, amanti di ricordo indimenticabile, turbati fino alla morte, distrutti da quello struggersi lontano ma aderentissimo a ogni desiderio vero mangiato e sguainato in “oscena” Bellezza!
(Stefano Falotico)
5 maggio 2013 Opinione di Travis Bickle 1979 su "Il corpo dell'anima"
Torbide pelli d’anagrafe graffiata, scintille e discinti profumi perversi, sanguigni! Nel 1999, il Cinema italiano, sfodera un capolavoro che passa assolutamente inosservato. D’annoverare nella categoria “Erotismo raffinato” oppure “Età delle innocenze”. Un Uomo senile, memore forse d’Italo Svevo, è profondamente annoiato, incarnato nel volto “pauroso”, nevrotico ma rassegnato di Roberto Herlitzka. Simbiosi con la vecchiaia rancorosa ma “decorosa” della sua...
voto al film: 
25 novembre 2012 Opinione di sasso67 su "Il corpo dell'anima"
L'erotismo in salsa letteraria è spesso letale per l'esito dei film, se non vi sia qualche elemento che lo faccia rendere digeribile allo spettatore. Qui, direi che questo elemento si materializza nella voce narrante di Roberto Herlitzka, che racconta retrospettivamente la propria storia di anziano scrittore colpito al cuore e al bassoventre da una giovane e procace popolana romana, che gli fa riassaporare i piaceri della carne (dopo dieci anni di astinenza dovuta alla vedovanza), connessi...
voto al film: 
18 luglio 2011 Opinione di gighi su "Il corpo dell'anima"
Scena spinta = Musica mutanda a base di Satie, Chopin, ecc...........bah!
voto al film: 
3 aprile 2011 Opinione di LorCio su "Il corpo dell'anima"
Raro esemplare di autore con una idea di mèlo personale, Salvatore Piscicelli, nelle mille difficoltà che contraddistinguono la cinematografia indipendente, propone un altro esempio di cosa voglia dire per lui raccontare uno stato d’animo prima che una storia. Come in Immacolata e Concetta, folgorante esordio, l’autore napoletano, in tandem con la storica collaboratrice Franca Apuzzo, asciuga di qualunque implicazione estetizzante una storia che si prestava...
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