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It Comes at Night

Regia di Trey Edward Shults vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su It Comes at Night

di maurizio73
6 stelle

Epica familiare di una deriva alla C.McCarthy , coglie nel segno per la compattezza di una vicenda che circoscrive il luogo dell'azione all'eremo di un isolamento ferale e per la capacità di suggerire una decadenza fisica e morale che segna il declino irreversibile di una umanità in cui la sopravvivenza individuale contraddice quella della specie.

Il forzato isolamento in una baita tra i boschi dopo che un misterioso morbo ha decimato la popolazione mondiale, consente a Paul di proteggere moglie e figlio dal rischio di contagio e nello stesso tempo di preservare le scarse risorse a loro disposizione. Quando sono costretti ad accogliere in casa anche la famiglia del giovane Will, la situazione precipita in un crescendo di diffidenza e paura reciproche.

 

locandina

It Comes at Night (2017): locandina

 

Non è così che si resta uomini, allenando la propria umanità, giorno per giorno, momento per momento? Se sopravvivere significa ridursi a questo, alla pratica quotidiana della propria bestialità, ad una sussistenza fisica a danno degli altri, conserveremmo il nostro corpo trasformandoci in qualcun altro. A che prezzo allora , ci guadagneremo il tempo di guardarci un giorno di più allo specchio?

 

Dopo il viscerale esordio nel lungo con l'adattamento di un suo corto di successo (Krisha), il giovane texano Trey Edward Shults si fionda nel survival drama post apocalittico che riprende spirito e ambientazione di un classico BBC degli anni '70 come Survivors, infarcendolo del simbolismo esegetico del cinema Indie (The Survivalist, anche questo di marca britannica) ed approcciandone la messa in scena col rigore minimalista di chi punta più alle riflessioni moraleggianti che alla spettacolarizzazione di una estinzione annunciata. Pur lontano dalla freddezza escatologica del cinema mitteleuropeo con tematica affine (Le temps du loup), questa piccola epica familiare di una deriva alla Cormac McCarthy (The Road), sembra cogliere nel segno tanto per la compattezza di una vicenda che circoscrive il luogo dell'azione all'eremo di un isolamento ferale, quanto per la capacità di suggerire una decadenza fisica e morale che segna il declino irreversibile di una umanità in cui l'istinto di sopravvivenza individuale è in netta contraddizione con il bene supremo di sopravvivenza della specie (si seppelliscono i vecchi e si condannano a morte i giovani), rappresentando così il punto di non ritorno di una civiltà residuale destinata all'estinzione.
L'incipit emblematico delle contraddizioni insite nel modello multirazziale e patriarcale della società americana (Patria, Dio, Famiglia e...armi da fuoco!), sta' nelle connotazioni razziali della straziante scena iniziale, con quel bianco (il pater familias di un convincente Joel Edgerton), quell'elemento spurio che fa fuori 'uno dei nostri', un estraneo che liquida un nostro amato progenitore...e la resa dei conti post apocalttica di tinge subito di un atavico risentimento etnico. Più giocato sulla tensione del non detto e attraversato dalle atmosfere mortifere di un onirismo tanatoerotico, si struttura nell'alternanza tra le pause di riflessione della diffidenza e le accelerazione adrenaliniche della sopravvivenza, tra autoreclusioni per la reciproca sicurezza e quarantene rudimentali per evitare il contagio e, fra questi momenti, gli intermezzi di inquiete pulsioni adolescenziali come squarci di consapevolezza onirica , momenti precognitivi di una camera dalla porta rossa che nessuno avrebbe dovuto mai attraversare. L'allusione alla citazione paolina del titolo non a caso, prelude al duplice simbolismo di una disgrazia che si insinua nottetempo nella casa di chi ha perso la fiducia nel prossimo, ma soprattutto della tragica ineluttabilità di una generosità d'animo ancora incontaminata (quella della pubertà che prende fra le braccia il bambino e coltiva fantasie sul corpo della giovane madre) destinata a trovare nella contaminazione e nella malattia le orribili piaghe di un destino già segnato.

Ma più che le molteplici allegorie di una messa in scena a tratti visionaria, a convincere è il meccanismo di una tensione che basa le sue ragioni drammaturgiche sulla precarie fondamenta di una fiducia guardinga: basta una piccola incrinatura nel credito che abbiamo accordato al prossimo, un impercettibile tentennamento della sua versione dei fatti, perchè la situazione precipiti in una irreversibile e tragica spirale di violenza. La paura del contagio e di un ostaggio che non ci si può permettere di liberare, sono il detonatore di una reazione furente che scatena la vendetta ed annienta l'umanità; la resa dei conti di un dolente Western apocalittico che non avrà superstiti e non farà prigionieri, la sconsolata e muta consapevolezza di una discendenza che non vedrà l'alba di un nuovo giorno.

Presentato in anteprima al The Overlook Film Festival 2017, è uscito negli States il 09 Giusgno 2017, triplicando al box office nazionale i 5 milioni di dollari dei costi di produzione.

 

Because the night belongs to...losers 

 

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