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Dunkirk

Regia di Christopher Nolan vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su Dunkirk

di alan smithee
9 stelle

L'epica di una sconfitta, onore ed eroismo individuale e disinteressato di molti che procura salvezza ai vinti e annienta, moralmente e nella memoria, le gesta della parte conquistatrice e vincitrice. Nolan sceglie di concentrarsi su sopravvissuti e soccorritori, lasciando al nemico una fisionomia neutra, in un film che emoziona e fa palpitare.

locandina

Dunkirk (2017): locandina

CINEMA OLTRECONFINE

Dunkerque ovvero: l'epica di una sconfitta, l'onore e l'eroismo individuale e disinteressato di molti che rende onore ai vinti e annienta, moralmente e nella memoria, le gesta della parte conquistatrice e, di fatto e fino a quel momento, vincitrice.

Dieci giorni in cui le truppe britanniche, assediate e costrette alla resa, bloccate tra una barricata a monte ed un mare poco profondo da impedire a grosse imbarcazioni di farli evacuare, si ritrovano sotto il fuoco nemico, allo sbaraglio e senza riparo nei pressi della spiaggia sabbiosa infinita, frastagliata di schiuma sporca, e pur sempre strutturata come "trappola per topi", che collega una delle città più a nord della Francia, con la zona portuale.

Con una visione dal molo (the mole), una dall'alto (the air), ed una dall'acqua oleosa che impiastra corpi e visi, inghiotte e arde vivi (the sea), Nolan, con un apporto musicale potente ed incalzante che annienta la parola ed esalta i fatti, ci rende partecipi e ci fa comprendere la portata di una trappola in grado di decimare buona parte delle truppe alleate contro dell'assedio tedesco: 400 mila uomini bloccati, accerchiati, costretti a subire attacchi alle spalle, dall'alto dei cieli percorsi dall'aviazione tedesca, e persino dal mare.

Harry Styles

Dunkirk (2017): Harry Styles

scena

Dunkirk (2017): scena

Con la cosiddetta "operazione Dynamo", saranno le piccole imbarcazioni private che porteranno in salvo la maggior parte dei soldati bloccati sulla spiaggia, protetti dal fuoco eroico dei caccia alleati, protesi a contrastare la minaccia aerea nemica.

Christopher Nolan, attraverso la vicenda di Tommy (un promettente Fionn Whitehead, al suo debutto cinematografico - volto molto interessante, sfruttato dal regista senza scadere un patetismi e bravissimo nel rendere la concentrazione del protagonista nei confronti della sopravvivenza - e fantastica e' la corsa infinita ed adrenalinica a ridosso della barella assieme al compare scampato, per cercare di farsi posto tra la folla nell'ultimo barcone disponibile), unico sopravvissuto del suo plotone ad una fuga sotto il fuoco degli avversari che lo conduce nel tranello sulla spiaggia assediata dai nemici assieme al resto della truppa, ci racconta senza alcuna prolissità, senza troppe parole o discorsi inutili, con un approccio visivo maestoso e vibrante, ed un enfasi musicale pertinente ed appassionante, le sfaccettature di una trappola che riesce a risolversi in un vero e proprio miracolo spontaneo, in grado di risparmiare vite umane e impedire una strage.

Kenneth Branagh

Dunkirk (2017): Kenneth Branagh

Fionn Whitehead

Dunkirk (2017): Fionn Whitehead

Fionn Whitehead

Dunkirk (2017): Fionn Whitehead

Di fatto gli attori, anche quelli più famosi e stimati (Branagh, Rylance, Murphy, Tom Hardy, James D'Arcy), sono semplicemente delle preziose comparse al servizio di una visione globale di grande efficacia ed effetto stordente: una dinamica incessante che vince sul singolo particolare e conferisce al film di guerra una sua originalità e una sua peculiarità unica nel raccordare singole storie al servizio di un'unica vicenda di solidarietà e coraggio in grado di passare alla storia, anche nell'ambito di una clamorosa sconfitta da parte delle forze alleate.

Nolan sceglie di concentrarsi sui sopravvissuti, sulla tenacia dei soccorritori, lasciando al nemico una fisionomia impalpabile, ma non per questo meno minacciosa o poco concreta: la letale presenza nemica è fisicamente accerchiante: i colpi di fucile dilaniano le carni; le bombe degli aerei sbalzano via corpi straziati presi a caso tra una folla di esseri umani che non trova altro riparo che volgere corpo e volto verso la sabbia, come per nascondersi o proteggersi istintivamente, quanto inutilmente.

Dunkerque (una volta tanto mi pare più coerente scriverlo alla maniera patriottica francese, per rispetto e coerenza con la località - epicentro dell'azione) emoziona e fa palpitare per la perizia con cui è stato ideato, concepito e strutturato, e conferma una volta in più la destrezza e il genio visivo di un autore che riesce a coordinare la complessità di singole vicende accentrando tutto su un fulcro centrale che sembra togliere rilievo od importanza alle singole interpretazioni (Tom Hardy ad esempio sacrifica quasi interamente i tratti del suo volto rassicurante e incisivo, facendo parlare gli occhi che trapelano dalla maschera che indossa pilotando l'aereo a difesa delle truppe, concedendosi solo alla fine in occasione della sua eroica resa al nemico), alle eventuali prese di posizione divistiche di personalità preponderanti come solo certe star sanno risultare, per celebrare seriamente lo sviluppo di una storia: in questo caso vera, documentata, e per questo resa lucidamente ed efficacemente anche grazie ad uno sforzo produttivo che sorprende ed entusiasma.  

Un film che sa parlare di patriottismo, senso del dovere e responsabilità verso i propri connazionali, senza per questo risultare mai prolisso o ricattatorio: non senza una retorica di fondo, ma giostrata e manifestata in modo possibile, accettabile, condivisibile. L'eroe 17enne reso con fierezza riservata e quasi imbarazzata dal giovane attore promettente Barry Keoghan (ha rischiato di aggiudicarsi la Palma del miglior attore a Cannes con l'ultimo morboso Lanthimos, The Killing of a sacred deer, ove interpretava in modo magistrale un giovane controverso con tendenze psicopatico-maniacali), ne è la dimostrazione più concreta e convincente.

locandina

Dunkirk (2017): locandina

P.S. Considerazione che non inficia in alcun modo il personale giudizio entusiastico sulla pellicola: in diverse occasioni in cui Nolan effettua maestose panoramiche sulla spiaggia dell'assedio, che collega la città al canale della Manica, la mdp, per quanto sfumi  ostinatamente eventuali particolari incongrui, non può fare a meno di inquadrare le facciate delle case che si affacciano sul mare.

Ora io non mi intendo per nulla di stili o tendenze architettoniche, ma alcuni palazzi mi pare ostentino una modernità di stile che mi sembra incongrua da potersi rapportare a costruzioni che, come minimo, dovrebbero risalire agli anni '30, se non prima. È senz'altro un particolare che la fastosa ed accurata produzione non può non aver preso in considerazione, mi verrebbe da pensare. Tuttavia il dubbio persiste. Chi vedrà, giudicherà e magari si esprimerà con maggior cognizione di causa rispetto al sottoscritto.

 

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