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Passengers

Regia di Morten Tyldum vedi scheda film

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La recensione

di manorti1
8 stelle

Ah l'amore....

Bando alle ciance. Qui non è il caso di parlare di fantascienza. Non è quello che può sembrare, a prima vista. La qualità di questo film è nel riuscire a mettere a nudo, almeno nella prima parte, il noto dilemma esistenziale: come sopravvivere da soli. L'accostamento che mi viene più facile è con Robinson Crusoe, romanzo di Defoe pubblicato nel 1719. La più grande disgrazia che può accadere ad un essere umano, aggiungerei normale, è  la consapevolezza di non riuscire più ad avere rapporti con i suoi simili. Naufrago su di un'isola deserta o sopra una nave spaziale è solo un fatto accidentale. Sapere di essere soli con se stessi è terrificante. L'istinto di uccidersi, eliminare questa angoscia, è un abisso che  attira come il vuoto dello spazio infinito. Basta premere un pulsante. Ma uccidersi è vile o forse più spaventoso che continuare la vita in solitudine, dopo oltre un anno dal fortuito risveglio. Trovare una diversa soluzione è la strada scelta dal meccanico Jim. Affrontare il futuro, provare a riparare il guasto della criocellula che lo teneva in sospensione, inventarsi passatempi e sfruttare tutto ciò che la nave spaziale mette a disposizione. Compresa la insufficiente relazione con un androide-barman. Ma c'è qualcosa di profondamente perverso ma umanamente comprensibile nei suoi desideri. Risvegliare dal sonno artificiale la bella Aurora. Una delle passengers che dovrà svegliarsi, insieme a tutti gli altri 5000 passeggeri, solo tra 90 anni. Una compagna con la quale condividere una sorte segnata per entrambi senza scampo. Il peccato originale, di cui si macchia il nostro Jim, e determina gli eventi nella seconda parte della storia, è di egoismo e di una crudeltà imperdonabile. La recitazione dei due attori, soli nel palcoscenico astrale, è all'altezza della situazione. A parer mio è un romanzo d'amore. Le mille sfumatore di una relazione di coppia con tutte le implicazioni del caso. Godibile come Titanic. A buon intenditor poche parole.

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