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La La Land

Regia di Damien Chazelle vedi scheda film

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La recensione su La La Land

di Lehava
7 stelle

Nell'enciclopedia Treccani la definizione di musical è "genere teatrale e/o cinematografico in cui lo sviluppo narrativo e drammaturgico della vicenda è strutturato su canzoni e danze". In senso stretto quindi "La La Land" non è un "musical" ma piuttosto un "film musicale" che, almeno in lingua italiana, non è la stessa cosa. Non c'è infatti, in questo lavoro di Chazelle, uno sviluppo narrativo attraverso canzoni e danze, bensì, al massimo, un solo sviluppo drammaturgico.

 

Il cielo è blu sulla Città degli Angeli, il caldo toglie il respiro e l'autostrada brucia in un ingorgo. Di asfalto bollente e di nervosismo. E' un giorno da dimenticare? No. Perché siamo ancora vivi, e è "Another day of sun". Ragazze nostalgiche e uomini costretti in camicie appiccicaticcie balzano fuori dalle auto e si scatenano in balli e cori dal sapore ordinato di un Flash Mob e dal profumo saturo di benzina e ambizioni personali, tra corpulente spagnole con ventaglio rosso fuoco, flautisti dentro un camion che frullano nella centrifuga le note del pentagramma e coreografie tra il pop e l' hip hop. Il colpo d'occhio sul serpentone delle carrozzerie sfavillanti ed i cavalcavia è impressionante mentre ancora si balla sui cofani delle auto. Finchè sullo schermo appare, di bianco addobbato, il titolo: "La La Land".

scena

La La Land (2016): scena

La fila si muove, una ragazza alla guida, distratta, indugia a partire e viene sorpassata da una decapottabile con al volante un ragazzo indispettito. Un incontro su miliardi che capitano ogni giorno, in ogni parte del mondo. Ma questi non sono due volti a caso bensì i protagonisti della nostra storia, che il caso (un caso, diciamolo, un po' troppo casuale) porterà a ritrovarsi fino ad incontrarsi. La vita giocherà a ricomporre i loro destini come puzzle, inserendoli in scatole cinesi per poi riaprirle, ricomporle con coperchi diversi, spostarle, annullarle, aggiungerle. Mia è una cameriera che non perde un'audizione: il suo sogno è diventare un'attrice, ma per il momento si accontenta di distribuire caffè nel bar degli Studios della Warner Bros. Condivide un'appartamento trendy (come? Con gli affitti che ci sono a Los Angeles?) con altre ragazze e tutte sono bellissime e soprattutto, malgrado non abbiano un soldo, indossano i vestitini meglio tagliati e dai colori più deliziosi che le passerelle del Prèt a Porter possano proporre. In cinque minuti si sistemano i capelli in raccolti fintamente semplici e naturali, indossano preferibilmente sandali dai tacchi altissimi (gli anglosassoni le chiamano ankle strap heels). Solo quando si balla, stilose calzature Derby mono o bicolore. Sebastian invece è un pianista dal pessimo carattere che sbanca il lunario strimpellando canzoni natalizie in un ristorante della città e occasionalmente collabora qua e là: vorrebbe aprire un locale tutto suo e riportare in auge il buon vecchio jazz. Più che altro free jazz. L'occasione galeotta sarà una festa in piscina sulle colline: Seb picchia sulla tastiera motivetti anni Ottanta, Mia svolazza osservando il turbinio celeste (bellissime le riprese nella piscina ed il vortice finale). L'imbrunire li coglierà polemici ed attratti, ma ancora dubbiosi. Sarà lui a chiudere il cerchio, o aprirlo, cercandola. L'innamoramento è tutto uno sberluccichio di stelle e danze ma la vita non sempre va come ci si aspetta, o forse, non si ha tanta voglia di farla andare per quel verso: se Sebastian è disposto a scendere a compromessi, accettando una collaborazione artistica remunerativa economicamente, pensando forse ad un futuro familiare insieme (che sia amore?) Mia, spronata a non demordere dallo stesso compagno, se ne va all'estero per ritornare famosa, sposata e madre (che quell'innamoramento non si fosse trasformato in amore?). Nulla di drammatico, per carità: Sebastian ha nel frattempo realizzato il suo sogno aprendo un locale alla moda. E' un uomo realizzato, ora. Indossa sempre abiti dal taglio impeccabile. Ma in lui resta quella vena nostalgico-malinconica del suo jazz : il più classico. Magari è solo parte di lui, esattamente come di Mia la leggerezza.

Emma Stone, Ryan Gosling

La La Land (2016): Emma Stone, Ryan Gosling

"La La Land" è un film originale: non glielo si può negare. Non solo perché il talento strepitoso di Chazelle riesce a rileggere in chiave contemporanea il gusto di un certo cinema del tempo che fu (il ballo delle ombre nel planetario, certi primi piani morbidi, la delicatezza con la quale i protagonisti sono seguiti, certe inquadrature fisse per esempio nelle esecuzioni, la scelta di un montaggio fintamente semplice; ed insieme, però, i movimenti velocissimi della mdp, il piano sequenza ....) ma soprattutto per scelte basilari che lo rendono un unicum nelle produzioni degli ultimi anni: i molti esterni su Los Angeles, i campi lunghi cittadini, la varietà di luci, naturali e non, utilizzate. Se a questo si aggiunge una fotografia radiosa (a cui fa da contraltare una certa "opacità" a descrivere il mondo di Sebastian), si capisce bene come il risultato sprizzi positività da tutti i pori. La vista dalle colline è mozzafiato: romantica e senza tempo. Il clima temperato, le strade sicure, le entrate sempre sufficienti a coprire le spese, le divergenze discusse con qualche durezza ma accettate con serenità. I colori sono cangianti: l'abito giallo, gli Studios, i tramonti, l'azzurro della piscina.

Ryan Gosling, Emma Stone

La La Land (2016): Ryan Gosling, Emma Stone

 

Emma Stone, Ryan Gosling

La La Land (2016): Emma Stone, Ryan Gosling

Non si ha l'artire di proporre una "morale": solo, si racconta una storia. Che ognuno ne tragga il proprio.

Che poi sia un prodotto ad alto budget, beh, si vede. Ma non è un male! Anzi, direi proprio, un pregio: come a dire "Chazelle che aveva portato agli Oscar Whiplash con quattro soldi riesce nella difficile impresa di non far rimpiangere il denaro concessogli per questa sua terza opera."

Tutto bene. Però in sala serpeggia un certo malcontento. E pure a me questo film lascia la sensazione di qualcosa riuscito solo in parte. Perché? La risposta è semplice ed ovvia: perché non mi emozionato. E perché non mi ha emozionato? Eppure è ben scritto, fantasticamente girato, accettabilmente recitato (e a questo accennerò poi). Il problema, il grosso problema, mi si pianta nella testa appena mi alzo dalla poltroncina: un "musical" e nessuno dei temi musicali che mi sia minimamente rimasto....Dove stà l'essenza di un film musicale se non nella musica che dovrebbe avere se non funzione pienamente narrativa almeno drammaturgica? Ecco, l'impressione è che tutto sia "ben svolto" ma senza passione, senza convinzione, senza eccellenza. Gradevole "City of Stars", accettabile anche se noiosetto il "Mia & Sebastian Theme", forse la migliore "Audition (the fools who dream)"; strepitosa "Start a fire" (che però dovrebbe essere il contraltare negativo!), bene orchestrata "Planetarium" (ed una ex flautista non più in attività come me potrebbe dire il contrario?). Nessuna, però, fa gridare al miracolo. Ed è evidente nella scena del primo bacio: freddina. Elegante formalmente, ma nulla più (mentre la guardavo mi veniva in mente il bacio fra Totò ed Elena sotto l'acquazzone di settembre accompagnato dal tema di Morricone. Che struggimento). Dove sta poi la scelta stilistica? Un po' di pop, un po' di jazz (in più stili) un pizzico persino di funky, un pizzico di musica sinfonica contemporanea, a volte solo strumentali, a volte cantate. Tutto carino, tutto professionale, di tutto un po'. "Whiplash" aveva fatto della forza della convinzione il suo valore: si potesse essere d'accordo o me, piacesse o pure no, fosse "sorpassato" o "noioso" o "poco interessante" o "artisticamente inutile" persino "fuorviante" "falso" "sbagliato", fatto sta che quel jazz (quello stile particolare di jazz) aveva compenetrato la storia e si era trovato in totale sintonia con essa: estrema, aggressiva, forse inutile. Un utilizzo non "accessorio" della colonna sonora, bensì "costruttivo" narrativamente e drammaturgicamente. Eppure, nello stesso tempo, casuale pretesto per raccontare altro (l'ossessione). In "La La land" invece, e purtroppo, questa consonanza magica manca. Ed è particolarmentegrave, in quanto (a differenza di "Whiplash") si tratta di un "musical". E, non ultimo, nessuna delle proposte riesce ad emergere prorompente entrando nell'immaginario del pubblico. Resta, di sicuro, un film. Cioé un film molto al di sopra, cinematograficamente parlando, dei musicals visti negli ultimi anni (bisogna tornare indietro a "West Side tory", secondo me, per trovare qualcosa di simile. Lì però ci stava Bernstein...). 

Un'ultima nota la lascerei per l'interpretazione di Emma Stone che è stata premiata con l'Oscar. Scelta non scandalosa (diciamo: poteva starci) ma invero piuttosto generosa. La sua performance infatti non indaga minimamente tutta una zona del personaggio che è quella d'ombra fra ambizione e egocentrismo. Non è aiutata dalla sceneggiatura ma di sicuro non ci aggiunge nulla di suo, rimanendo sempre nella sfera dell'emotivo-piagnucoloso-sorridente. Monocorde. Ryan Gosling (che io personalmente non amo) tenta quantomeno di "sfumare" in alcune espressioni del volto. Se l'introspezione psicologica non è una priorità di questo lavoro, la signorina Stone ha eseguito il suo lavoro magnificamente. 

 

Qui di seguito la scaletta delle musiche come da apparizione nel film:

1. "Another Day Of Sun” (La La Land Cast) 2. Someone In The Crowd" (Emma Stone, Callie Hernandez, Sonoya Mizuno, Jessica Rothe) 3. "Mia & Sebastian’s Theme” (Justin Hurwitz) 4. "A Lovely Night” (Ryan Gosling, Emma Stone) 5. "Herman’s Habit” (Justin Hurwitz) 6. "City of Stars” (Ryan Gosling) 7. "Planetarium” (Justin Hurwitz) 8. "Summer Montage / Madeline” (Justin Hurwitz) 9. "City of Stars” (Ryan Gosling, Emma Stone) 10. "Start A Fire” (John Legend) 11. "Engagement Party” (Justin Hurwitz) 12. “Audition (The Fools Who Dream)” (Emma Stone) 13. "Epilogue" (Justin Hurwitz) 14. “The End” (Justin Hurtwitz) 15. "City of Stars (Humming)” (Justin Hurwitz featuring Emma Stone)

 

 

 

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