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The Boy and the Beast

Regia di Mamoru Hosoda vedi scheda film

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La recensione su The Boy and the Beast

di andry10k
7 stelle

scena

The Boy and the Beast (2015): scena

 

Hosoda torna alla regia di un film d'animazione con un titolo da me molto atteso. The Boy and the Beast, come gia dal titolo o dal trailer è facile intuire, è principalmente la storia di amicizia (e amore paterno) tra l'orso, di nome e di fatto, burbero e chiuso in se stesso Kumatetsu e il piccolo, ma coraggioso, ragazzino Ren, alias Kyuta. Mi aspettavo quindi la classica storia fantastica, con personaggi buffi e surreali, combattimenti ogni tanto, e che alla fine pero' venisse fuori il vero senso del film, cioè il rapporto tra i due protagonisti che crescono interiormente a vicenda. E cosi' e stato fino alla prima parte del film, ma poi la sceneggiatura ha preso una piega che mi ha sorpreso, sia in positivo che in negativo. Ma andiamo con ordine.

 

Si potrebbe dividere quest'opera in tre parti. Una prima, più prevedibile e quella da me aspettata fin dall'inizio, cioè la storia del classico ragazzino tormentato da un'infanzia difficile, che ritrovatosi praticamente orfano sceglie di scappare dal suo mondo, letteralmente, e finisce nella solita città parallela abitata da esseri non umani, in questo caso dalle sembianze animalesche. Qui incontra i soliti personaggi stereotipati e cresce il suo rapporto con l'orso. Una prima parte ben fatta, magari un po' prevedibile, ma poteva andare, condita da battute e situazioni divertenti, al limite tra l'ironia e la profondità dei messaggi che Hosoda vorrebbe che noi cogliessimo. E quando invece crediamo che il film sia tutto lì, nella crescita interiore dei protagonisti, soli entrambi per diversi motivi, che tra continui litigi e urla riescono alla fine a "trovarsi", ecco che Hosoda cambia completamente il tono dell'opera.

 

scena

The Boy and the Beast (2015): scena

 

La seconda parte abbandona un po' i toni ironici del simpatico mondo animalesco, e ci riporta letteralmente alla realtà, analizzando il nostro Ren (o Kyuta) da un altro punto di vista, quello del mondo degli umani e del suo rapporto col genitore. E a questo punto, proprio a metà film, inserisce un altra protagonista, Kaede, inserendo la classica storia d'amore che in verità tanto classica non è. Questa parte con il loro incontro e i suoi tormenti interiori, che vi lascio scoprire da soli, è sicuramente la più interessante, e l'opera come gia detto, diventa leggermente più cupa e cruda rispetto alla prima parte e vediamo il nostro protagonista combattuto tra un mondo e l'altro, tra un padre e un orso, tra libro e una spada.

 

scena

The Boy and the Beast (2015): scena

 

La terza parte pero', perde leggermente la perfezione(quasi) di sceneggiatura delle prime due, banale e semplice in alcuni punti ma comunque ben scritta e interessante, e si giunge forse ad uno dei piccoli difetti che noto di solito in questi film d'animazione, cioè l'eccessiva fantasia. Bravissimi questi giapponesi a creare mondi, personaggi, storie fantastiche, ma in alcuni casi preferiscono esagerare troppo con il tutto, rendendo alcuni punti iniziali meno comprensibili e intuibili. Insomma il finale, per quanto spettacolare graficamente, di buon intrattenimento e pieno di colpi di scena mi è sembrato abbastanza forzato, facendo perdere in alcuni personaggi un briciolo di credibilità. Non si tratta di fatti completamente inaccettabili pero' avrei preferito che queste tenebre rimanessero più sullo sfondo piuttosto che diventare realmente partecipi e protagonisti dell'opera. Perchè poi come significato è azzeccato e ho apprezzato tantissimo questo fatto di rappresentare Solo gli umani come esseri portatori di tenebre all'interno.

 

Nel complesso pero', nonstante le piccole o grandi intuizioni deleterie dell'ultima parte di film, i messaggi arrivano eccome, attraverso le solite immagini strepitose e disegni che ci fanon capire che lo Studio Chizu ha raggiunto livelli, sia di animazione disegnata che computerizzata, altissimi. Da citare anche la regia di Hosoda mai banale e sempre funzionale al racconto, con moltissime scene e movimenti di "macchina" emozionanti.

 

 

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