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Tangerines - Mandarini

Regia di Zaza Urushadze vedi scheda film

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La recensione su Tangerines - Mandarini

di OGM
8 stelle

I mandarini restano sugli alberi. Intanto gli uomini si fanno la guerra, in maniera stupida e crudele. In quel villaggio estone abbandonato, Margus e Ivo sono rimasti gli unici testardi testimoni di una pace impossibile. Il primo insiste a lavorare nel suo frutteto, che quest’anno promette un raccolto molto abbondante. Il secondo continua a costruire le cassette di legno: ne servono tante, e forse da solo non ce la farà a completare l’opera. In quella regione sono soli e stranieri: l’Abcasia è un luogo lontano dalla loro vera patria, quella dei loro avi, che dal Baltico, un secolo prima, si sono trasferiti in quel posto sperduto tra le montagne del Caucaso. Quando, nel 1992, le armi hanno cominciato a sparare e le bombe a cadere, i loro compaesani sono scappati: anche i loro familiari, lasciando nelle loro case un triste vuoto. Ma forse i soldati potranno fare loro compagnia, dare un senso alla loro vita. Non importa se siano mercenari, come il ceceno Ahmed, o addirittura nemici, come il georgiano Niko. E non importa nemmeno che siano entrambi emissari della distruzione, dell’odio, di una violenza cieca che non guarda in faccia nessuno. In quel contesto aspro, spietato e profondamente diviso si può scoprire che stare insieme ed aiutarsi a vicenda è l’unico modo per andare avanti, per non perdere del tutto la propria identità, per ritrovare una dignità calpestata dall’obbligo di uccidere e dalla paura di morire. Questa storia declinata  esclusivamente al maschile, ma ricca di delicate sfumature psicologiche, racconta come sottrarsi alle semplici e perentorie regole del mondo possa essere una sfida che, in un attimo, si sposta dall’impervio territorio dell’assurdo per planare verso il regno delle favole a portata di mano. Basta credere che, da qualche parte, ci siano ancora un futuro, qualcuno da poter forse amare, un giorno, ed un passato a cui tornare senza troppo dolore, senza il peso di un - pur sempre legittimo - rancore. Questo film si svolge in uno spazio esiguo, nel raggio di pochi metri dalle abitazioni dei due protagonisti, dentro un orizzonte ristretto che non consente di ricavare una visione di insieme. La limitatezza della prospettiva, che impedisce di trarre, dalla cosiddetta contestualizzazione, una surrettizia giustificazione degli eventi, non fa che accentuare il carattere folle della situazione: poche anime, povere e disorientate, si combattono per un fazzoletto di terra che non appartiene veramente ad alcuna di loro. Ognuno cerca di salvare ciò che ha, o che, perlomeno, è convinto di possedere: un modesto lavoro, un ruolo falsamente importante,  o magari anche solo un futile orgoglio virile. Tra di loro non possono che scambiare queste piccole cose, giuste o sbagliate che siano, mentre l’altrove è solo una vaga proiezione del pensiero, racchiusa in un ricordo, in un progetto di viaggio, o nel sogno ispirato dalla foto di una ragazza. A volte è meglio parlare,  piuttosto che agire, anche se le parole non servono a niente, se non a bloccare i gesti che farebbero solo del male. La riconciliazione inizia come un punto di arresto, indotto da una ferita del corpo, da una porta chiusa, da un divieto pronunciato a voce. Basta fermare il desiderio di vendetta di Ahmed, per far ripartire il discorso. Non è necessario convincerlo, si tratta solo di dirgli di no. Il resto verrà da sé. Dopo ci si potrà distrarre, chiacchierando del più e del meno, seduti intorno ad un fuoco da campo. Mano a mano che la scena si restringe, si amplifica, nel suo centro, l’eco del battito del cuore. Le pulsazioni sono a tratti tenui e sensibili, a tratti selvagge e rabbiose, ma si sentono comunque distintamente, in quel minuscolo, isolato angolo di mondo. È così che un film fatto di niente riesce a diventare forte, ad esprimere la potenza nascosta dei sentimenti che in certe circostanze sembrano inopportuni, persino pericolosi, e, in ogni caso, controproducenti. Tangerines è un soffio che si sforza di farsi strada in un silenzio troppo spesso violato dal fragore: un alito impercettibile che, in questo suo inutile affanno, conquista la sua sommessa ed innocente nobiltà.

 

Questo film è stato selezionato per rappresentare l’Estonia agli Academy Awards 2015. 

 

Elmo Nüganen, Lembit Ulfsak

Tangerines (2013): Elmo Nüganen, Lembit Ulfsak

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