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Half Nelson

Regia di Ryan Fleck vedi scheda film

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La recensione su Half Nelson

di nickoftime
8 stelle

HALF NELSON/ META' NELSON e' la schizofrenia di un uomo che si e' consegnato all'evidenzadei fatti: da una parte c'e' quello che crede nel progresso delle umane sorti e si impegna con il proprio lavoro di insegnantea ribaltare il destino dei suoi studenti, figli di una periferia newjorkese triste e senza speranza; dall'altral'essere umano che si e' arreso alle proprie debolezzee sfoga la frustrazione che ne deriva con una vita di droga e solitudine. Vite perdute , non solo quello del protagonista, ma anche dei coetanei che lo circondano, schiacciati da responsabilita' che non sono in grado di gestire e chiusi all'interno di un egoismo che li priva di qualsiasi empatia con il mondo circostante; in questo senso e' esplicativoi il quadro umano che ne viene fuori dalla visita che il protagonista (Ryan Gosling strepitoso come in The Believer) rende alla propria famiglia in cui la presenza maschile e' cancellata da figure femminili ingombranti ed anaffettive ( la madre logorroica ed incapace di affrontare il disagio del figlio) oppure inconsapevoli (la moglie del fratello che non riesce a spiegare i motivi della presunta felicita' matrimoniale), cosi' come l'ambiente di lavorodove i colleghi vivono con rassegnazione il non essere all'altezza dei problemi dei propri alunni. Ad essi Nelson preferisce i suoi studenti, a cui si rivolge con programmi scolastici alternativi, di quelli che aiutano a ragionare con la propria testa e verso cui si pone con una benevolenza che esula la didatticae privilegia il sentimento di chi si rivolge ai propri simili. Un percorso di crescita comune che nel film viene declinato attraverso l'amicizia tra l'alunna problematica ed il suo mentore, paradigma ampiamente sfruttato dalla vita ed anche dal cinema, e che qui assume il significato di una possibile emancipazione dalle rispettive storie di dolore. Girato alla maniera del cinema verita', con riprese che sembrano nascere dalla spontaneita' dei personaggi ed immagini che rispecchiano, soprattutto nell'uso dei mezzi toni, della luce e del colore, il carattere dimesso delle figure umane, il film deve tutto alla performance di Ryan Gosling, completamente sottotraccia eppure capace di urlaregli stati d'animo del suo alteregoattraverso impercettibili scansioni dello sguardo, e di farci vivere dal di dentroil dramma interiore del suo personaggio. Una continua epifaniache viene in parte fiaccata dalle stilettate progressiste dei registiche imitano Spike Lee e fanno parlare i ragazzi davanti alla macchina da presa con panegirigi che assomigliano a manifestazioni di piazza e vorrebbero invece essere il manifesto di una ritrovata dignita'. Quasi a riprendere la dicotomia riassunta nel titolo, il film finisce per allontanarsi dal proprio centro, diviso tra il Nelson privato, immenso nella liberta' interpretativa del suo attore, e quello pubblico,limitato da una scrittura troppo spiegataed ancora ferma alla libellistica sessantottina.
Per questo film ancora inedito in Italia , Ryan Gosling e' stato candidato all'Oscar.

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