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Storytelling

Regia di Todd Solondz vedi scheda film

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La recensione su Storytelling

di Texano98
8 stelle

Dopo aver portato in superficie la cattiveria degli adolescenti e l’incapacità della società nell’aiutare gli emarginati, o meglio, la sua totale incapacità di accorgersene, con Welcome to the Dollhouse, e dopo aver devastato la visione ipocrita e perbenista dell’america in Happiness, con un anno di anticipo rispetto al più digeribile American Beauty, Todd Solondz ci propone un nuovo spaccato nichilista sulla middle-class americana alle porte dell’11 Settembre. La chiusura di un’epoca di falsi valori. I personaggi dei film di Solondz (creati dal regista stesso nelle sue sceneggiature misurate ma caustiche, lezioni di stile per ogni aspirante filmmaker) seppur tutti contraddistinti da una certa iconicità, non sono mai macchiette, bensì limpidissimi specchi della realtà che spesso fingiamo di non vedere; come ogni riflesso non restituisce la nostra idealizzazione del vero ma la sua più pura e cruda essenza. Quello che colpisce di questo modo di far cinema è il non alzare mai il dito e indicare il colpevole, ma anzi il chiedere silenziosamente allo spettatore di analizzare la propria esistenza e considerare l’impatto che essa ha sugli altri, ricordando che comunque è soltanto un tassello nel puzzle di un mondo che ha vinto già in partenza: la nostra vita è una rapida o lenta corsa verso la morte, non prima però di aver perso l’innocenza, quella preziosa caratteristica della vera spensieratezza. Ogni soggetto nel film sembra agire secondo una visione della vita diversa, certe volte convinto di star facendo qualcosa di positivo per gli altri ma in realtà soltanto un’altra via per affermare il proprio ego. I protagonisti del film sono inconsapevoli criminali in un mondo senza regole: i giovani agiscono mossi da istinto e ingenuità, risultando spesso cattivi senza volerlo, allo stesso modo gli adulti che dovrebbero avere un ruolo di saggezza non sanno i motivi per cui agiscono (in una parte tragicomica del film uno dei personaggi agisce sotto ipnosi a causa del figlio!), gli adulti credono di avere la verità in tasca ma in realtà sono solo bambini non cresciuti che nella loro supponenza risultano maschere grottesche del’ipocrisia; anch’essi sono burattini inconsapevoli in una società ben più grande di loro. Questi personaggi, così come gli esseri umani, sono creature afflitte da una lucida follia, ognuno convinto di essere dalla parte della ragione, ma quello che colpisce di più sono i loro pensieri: talvolta ingenui, talvolta crudeli, talvolta innocenti, talvolta impauriti, e Solondz è colui che sceglie di mostrarceli per quello che sono, vaneggiamenti di persone fragili che in fondo cercano solo un po’ di affetto, e nella loro sconclusionata bellezza (che altro non è che sconclusionata bruttezza), riescono ogni tanto a farci abbozzare un sorriso malinconico, ma ancor più spesso uno sguardo stupito dinnanzi alla mancanza di senso della nostra vita.

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