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Alex & Emma

Regia di Rob Reiner vedi scheda film

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La recensione su Alex & Emma

di Rosebud77
4 stelle

Ovvero quando Harry, presentatosi a Sally nel 1989, nel 2003 ci litiga un pochetto e poi ci fa ancora pace. Magari fosse stato il sequel di una delle commedie romantiche per eccellenza. Invece questo nuovo film di Rob Reiner, che con i duetti amorosi gongola come i tarallucci fanno col vino, delude, stanca, non decolla. E’, almeno nelle intenzioni, un’ambiziosa comedy vecchio stampo che vede la neo-diva Kate Hudson pimpante stenografa con frangetta aiutare prima e innamorarsi poi, non senza relativi battibecchi e schermaglie tra sessi, dello spiantato scrittore in crisi d’ispirazione Luke Wilson, peraltro ricattato da due gorilla di finire il suo romanzo entro un mese per racimolare i soldi necessari a pagare uno strozzino. Loro vanno a letto dopo 80 minuti (il film ne dura 95), noi vorremmo andarci dopo una ventina, dopo aver capito l’antifona.
Completamente abbandonati a se stessi e, peggio, ad un sarcasmo decò fuori luogo sono tutti i possibili rimandi letterari al “romanzo” da scrivere che, un tempo galeotto per Dante, qui è prigioniero di uno script che privilegia la verve da teatranti dei due attori in ascesa. La scelta di Reiner (anche qui come in Storia di noi due nella parte dell’editore dispensatore di sagge “perle di vita”) di dirigere una rivisitazione del suo Harry, ti presento Sally… - tentando vanamente di bissarne il successo - affidandolo a due protagonisti che paiono usciti dalle pagine street-glamour di Cosmopolitan è infelice almeno quanto il continuo e fastidiosetto gioco di fare interpretare “fisicamente” alla Hudson, che almeno s’impegna, le varie protagoniste del romanzo che si sta scrivendo, sorta di “soap” ambientata nel 1924. Velo pietoso su Sophie Marceau, che arriva, passa e se ne va, e sui proclami del regista che intendeva rinverdire, a modo suo, i fasti delle commedie screwball della coppia Hepburn-Tracy. Appena dignitosa la ricostruzione scenografica d’epoca, e più di un accenno (involontario?) al simile Possession di Neil LaBute. Ce la prendiamo così a cuore perché è tempo di mettere un freno a queste commediole da commessa del supermercato. E perché Reiner è uno che, se si impegna, sa il fatto suo. Ma è allarmante la povertà d’idee del cinema di oggi, che per far ridacchiare e palpitare qualche cuore prende copioni e stili del passato (Abbasso l’Amore ne è un lampante esempio) e li mette in meno a faccette carine del momento che scalpitano per un po’ di talento.
Francesco de Belvis

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