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Il diario di Matilde Manzoni

Regia di Lino Capolicchio vedi scheda film

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La recensione su Il diario di Matilde Manzoni

di speedy34
8 stelle

DECIDERE DI RACCONTARE OGGI LA STORIA DELLA GIOVANE MATILDE MANZONI (l'ultima dei nove figli del grande scrittore del Romanticismo italiano Alessandro Manzoni, e da lui totalmente ignorata e bistrattata) è un rischio ed un impresa coraggiosa, soprattutto se non si vuole seguire il percorso di una "puerile" fiction televisiva o se si sceglie di non rimanere "ancorati" a tematiche e spunti che fanno la fortuna di tanti reality show o programmi di "ricongiungimenti e postini vari" che imperversano sui nostri piccoli schermi. Ma per fortuna un soggetto del genere è capitato nelle mani dell'attore/regista Lino Capolicchio, che è riuscito a costruire con "Il Diario di Matilde Manzoni" un film rigoroso e dallo stile che vola alto, spiazzandoci per pulizia d'immagini ed asciutezza dei tempi narrativi.
Per narrare la storia di un periodo (1847-1856) particolarmente intenso dell'esistenza delle due sorelle Manzoni, Vittoria (forte, coraggiosa e che vive pienamente la propria dignità morale di donna che in pieno Ottocento era ancora "all'ombra" dell figure maschili e patriarcali) e Matilde (trepidante, angelica ed emotiva, l'altra faccia di uno stesso destino femminile) Lino Capolicchio ha riunito un cast d'attori "quasi" emergenti che colpiscono per naturale aderenza ed intensità espressiva. Ed è sopratutto il volto dell'esordiente Ludovica Andò, nel ruolo di Matilde, che ci commuove per equilibrio e passionalità tenuti costantemente sotto controllo.
E se Corinne Clery (la zia Tante Loiuse), in un ruolo inedito drammatico, risulta convincente, Lea K. Grasmdorff (la sorella Vittoria) ci regala il suo viso "antico" di profonda bellezza ed autenticità, e se la partecipazione straordinaria di Laura Betti (Teresa Manzoni Borri) è sempre di indiscutibile valore, è nella scelta della non presenza di Alessandro Manzoni che il regista opta per la risoluzione più felice, facendo così vibrare ogni singola immagine del film della figura di questo cinico, impietoso e "disumano" padre (anche morente la figlia Matilde non avrà neanche il conforto di una sua riga), facendo così della sua assenza il peso più "ingombrante" di un film modernamente leggero!

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