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Dolls

Regia di Takeshi Kitano vedi scheda film

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Viola96

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Dolls

di Viola96
10 stelle

Dolls.Bambole,marionette.Sfiorate da una divina brezza di un lieve vento o posate sulla candida cornice di un teatrino impensato e del tutto lieto.Non un bacio le sfiora,non un solo pensiero amoroso che riesca a distoglierle dalla loro contemplazione della vita.Perchè sono vive,ma non si sentono vive.Sono i modelli prediletti di Takeshi Kitano,autore straordinario e forse troppo stanco di girarsi intorno e di guardarsi le spalle dal flagello principale degli uomini:la vita.Teatro inconsueto di gesti,emozioni,sapori,odori,passioni inconsumate e amori sbocciati al chiaro di luna,che cosa c'è più poetico della nostra vita?"Dolls",probabilmente il capolavoro di Kitano,prova a raccontarci la vita da un'altra prospettiva.Sviluppato su livelli narrativi concentrici,in cui ogni storia si incastra all'altra per permettere un ulteriore meccanismo di diffusione della poesia umana senza essere eccessivamente monotoni o angosciosi.Lo sa bene Matsumoto.Vorrebbe sposare Sawako ma il destino non lo vuole.Il suo unico amore sarà la famiglia.Sawako cerca il suicidio per scappare da una mera esistenza,ma viene salvata e ricoverata in ospedale.Matsumoto,nel bel mezzo del suo matrimonio,scapperà dalla Chiesa e si prenderà cura di Sawako,ormai indifesa bambina intenta a soffiare in un giocattolino rosa e tenera sospesa una pallina.Quando la pallina viene schiacciata da una macchina,Sawako perde ogni voglia di vivere,mentre Matsumoto trova una corda rossa.Surreale,questo primo dei tre episodi che compongono il film,indica la viltà umana che nel rapporto porta vincoli e conflitti,dove non ce ne sarebbe bisogno.L'amore non è,cioè,libero di volare via come un'aquila,ma è inchiodato al terreno.Quando accade l'irreparabile,l'uomo si accorge che non può tenere a freno il suo amore e con un gesto liberatorio,lo lega letteralmente a sè.La seconda storia parla di un mondo caro a Kitano,il mondo della yakuza.Un vecchio boss in pensione è pronto a ricominciare a vivere grazie ad una ragazza,che gli si siede accanto su di una panchina,che gli porta il pranzo. Un giorno lui le annuncia il suo trasferimento e lei gli promette di aspettarlo per sempre su quella panchina. Ogni sabato lei si presenterà e lo attenderà per dividere il pranzo.Il boss non mancherà neppure,ma all'apice di questo rapporto verrà freddato,lasciando l'amica e compagna,nuovamente,sola.Vagano senza meta e senza biglietto i sentimenti che esprime Kitano.Non c'è foga,non c'è rabbia,c'è solo l'emozione di una sana condivisione di semplice sentimento(non sempre amore) per sopperire (ora si) alla mancanza d'amore.Ma lo spettro della solitudine si trova sempre,e stavolta assume le sembianze di un uomo con la pistola,che uccide un altro suo simile,riabilitato e felice e ne uccide involontariamente un'altra,lasciandola affogare nel suo mare di dolore e solitudine.La terza storia è agrodolce e poetica al massimo,al solito di Kitano.Haruna Yamaguchi, è una vera e propria star.Un giorno fa un grave incidente e ora deve andare in giro con il volto semifasciato.Il suo più grande fan non sopporta questo e decide di mutilarsi,accecandosi.Quando il suo idolo riceve una specie di punizione divina,un fan si acceca per poterla vedere oltre il reale.Camminano insieme,in una delle immagini più poetiche della storia del Cinema,sulla spiaggia,mano nella mano,senza bisogno di parola.Due ciechi che hanno ricominciato a vedere.Mentre tutto accade e il tempo si consuma,le stagioni cambiano e l'autunno lascia il passo all'inverno e così via,due figure legate da una corda rossa,sembrano camminare,mentre volteggiano nell'aria tiepida.Due anime senza meta,chiuse in uno spettacolo che esclude nani e ballerine.In inverno,i due ruzzuleranno da un precipizio e moriranno insieme.Anche la morte assume,in questo capolavoro,un significato magico e straordinario.La morte come chiusura delle sofferenze terrene e foce di dolore altrui.Ritornando alla terza storia,quando il fan verrà trovato senza vita,Haruna rammenta di quando correvano con la mente in un campo di rose,ma resta con le sue bende,sempre sola,sempre malinconica.Perchè ha capito che nessuno l'amerà mai quanto il suo fan.Nessuno.
E in questo meraviglioso meccanismo riflesso di arte drammatica,sorgono due figure piccole e inconsuete.Due marionette Bunraku,che ci guardano con il viso spento e gli occhi che sembrano pieni di lacrime mai versate.Anche loro preferiscono svanire nel nulla da cui sono nate.Lasciarsi trasportare da questo capolavoro è facile,molto facile.Alla fine si scivola in un baratro amniotico e si capisce che Matsumoto,Sawako,Hiro,il boss,Haruna e il suo fan,non sono altro che parti di noi,Semplici parti di noi.Kitano è nudo in questo eccelso capolavoro,resta senza pelle e si riscopre audace sognatore.Ma la figura che più si avvicina a Kitano è quella di un uomo nudo che dipinge un quadro mentre si ricorda di esperienze passate.Un regista malinconico,con lo sguardo perennemente perso a guardare over the rainbow.

Sulla trama

Eccezionale.

Sulla colonna sonora

Malinconica.

Su Takeshi Kitano

Grande regista che scrive in modo eccelso.

Su Miho Kanno

Buona prova.

Su Hidetoshi Nishijima

Ottima prova.

Su Tatsuya Mihashi

Se la cava.

Su Kyoko Fukada

Grande prova.

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