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Loro 2

Regia di Paolo Sorrentino vedi scheda film

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La recensione su Loro 2

di Malpaso
8 stelle

Sorrentino si concentra sul desiderio dei personaggi di trovare spazio per una dimensione sentimentale autentica, il che si rivela tragicamente inutile, l’innamoramento è dei giovani e per i giovani, l’alito del protagonista sa di vecchio e, soprattutto, non c’è più nulla di reale nel mondo rarefatto della politica.

Se già nella recensione di Loro 1 avevo premesso quanto fosse difficile analizzare un film di natura scissa, dall’altra la sensazione era anche quella di avere tra le mani un’opera compiuta e potenzialmente autonoma. Quest’ultima affermazione trova in Loro 2 l’attesa conferma: il dittico di Paolo Sorrentino è composto da due parti senza dubbio interdipendenti, ma che si portano appresso fini ed ambizioni differenti.

 

Se il primo atto era un’allucinazione a metà tra Fitzgerald e Scorsese, un monumentale tableau vivant che costruiva sul binomio maschera e nudità una dissacrante rappresentazione del potere in quanto entità ammaliante e corruttrice, questa seconda parte invece porta tutto ciò nella sfera privata, nell’intimità del farlocco Berlusconi sorrentiniano. Il titolo Loro 2 presuppone che il focus si sposti dalla relazione tra gli altri e Lui del primo film al Lui e Lei, la moglie Veronica. Ma “loro” è anche un pronome che varia di significato due volte lungo l’intero corso dell’opera: i soliti potenti per il Sergio Morra di Scamarcio, gli italiani per Silvio Berlusconi. In entrambi i casi, l’estraneità è sempre implicata, spada di Damocle pendente anche sul matrimonio tra il premier e la moglie. Così le maschere non vengono mai tolte, come esplicitato nella resa dei conti privata tra i due coniugi, una volta giunta la consapevolezza di essere sconosciuti anche a loro stessi.

 

Quindi Loro sono sempre estranei, appartengono ad un altro mondo che entra in contatto con quello del protagonista solo sporadicamente, attraverso la tragedia, che è la componente umana comune: se le feste in piscina o le conversazioni ai tavoli del governo abbracciano i toni della commedia, genere monopolizzante il primo film, il mondo degli altri, i poveri e i disgraziati, cade a pezzi (concretamente) ed il dramma umano nella carrellata finale di volti disillusi e provati dalla fatica diventa il contrappeso inevitabile ad una classe dirigente irresponsabile. Ma abbandonata la minima ed ovvia critica politica, mai primaria tra gli interessi dell’autore, quel che risalta dalla visione di Loro 2 è la struggente presa di coscienza dell’impossibilità di conoscere l’altro e sé. Ed in tutto questo immenso teatrino destinato al nulla (“E dopo tutto questo?” chiede l’innocente Stella di Alice Pagani) Sorrentino si concentra sul desiderio dei personaggi di trovare spazio per una dimensione sentimentale autentica, il che si rivela tragicamente inutile, l’innamoramento è dei giovani e per i giovani, l’alito del protagonista sa di vecchio e, soprattutto, non c’è più nulla di reale nel mondo rarefatto della politica, filtrato da relazioni sociali dominate dagli interessi e dai media, il più efficace mezzo di mascheramento. Il tutto può ergersi senza problemi a manifesto del cinema di Paolo Sorrentino, da sempre interessato alla ricerca dell’interiorità dei suoi personaggi che, data la natura antinaturalistica della messinscena cinematografica, tendono senza efficacia ad essere persone.

 

Se Loro 1 era un’opera barocca e “d’ensemble”, Loro 2 è sicuramente più focalizzata sui suoi protagonisti, più intimista. Riprendendo i trenini che non vanno da nessuna parte de La grande bellezza, Sorrentino torna a raccontare il lato umano dei suoi personaggi, sempre più alienati dalla realtà ed omologati ad un sistema sociale che ha perso di vista i propri valori. Ma questa volta lo fa senza una reale meta, in una sorta di esercizio di stile ambizioso, imponente e riuscito.

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