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Orizzonti di gloria

Regia di Stanley Kubrick vedi scheda film

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La recensione su Orizzonti di gloria

di OGM
10 stelle

Stanley Kubrick, nel descrivere l’orrore, segue la strada della terribile necessità, che forza il destino in nome di una ragione che assurdamente sovrasta l’intelletto umano. La guerra ha le sue leggi, che, in quanto tali, possono essere interpretate ed applicate in vario modo; però, in ogni caso, gli scopi ultimi possono essere solo la distruzione e la morte, al di là o al di qua delle linee nemiche. L’immagine suggerita dalla contorta vicenda militare e giudiziaria di questo film è quella di un enorme fucile, la cui canna può essere orientata a piacere, ma che non può fare a meno di sparare. Il potere in mano ai politici e agli alti ufficiali, ossia a coloro che impartiscono ordini dalle retrovie, coincide con la facoltà di scegliere liberamente le vittime da consegnare in pasto al moloch, a questa macchina infernale che, una volta avviata, nessuno è in grado di fermare. Tutto è  quindi lecito, perfino bombardare le proprie truppe, o giustiziare i propri uomini, pur di mantenere accesa l’immane fornace dell’odio istituzionalizzato.  Nel cinema di Kubrick la violenza è un impulso che apparentemente colpisce alla cieca, ma, in realtà, segue le direttive di un progetto ben preciso, sottomettendo la morale all’imperioso volere dell’azione,  che preme per mettere in scena la propria opera devastatrice.  Paura e desiderio sono le uniche emozioni in ballo in questo cinico spettacolo, in cui la difesa e l’attacco – e non la vittoria e la sconfitta – sono i termini antitetici che determinano, più che la battaglia di un esercito e di un popolo per la conquista del territorio, una disputa tra oligarchi per migliorare i contorni della propria immagine pubblica, e allargare i confini della propria personale area di influenza. Questa alienazione del conflitto - che si manifesta concretamente a livello strategico, ma corrisponde, sotto il profilo etico e ideologico, ad un autentico tradimento della causa – è l’argomento centrale di Orizzonti di gloria, che lo sviluppa, con pari intensità ed accuratezza, sia sul piano narrativo del dramma, sia su quello dialettico dell’analisi. I valori e i comportamenti dei personaggi sono il vero oggetto dell’indagine, mentre gli eventi storici rimangono sullo sfondo, immobili come la linea del fronte franco-tedesco nel 1916: la geografia bellica è ancorata alla misteriosa località di Anthill, una “collina di formiche” inespugnabile, che diviene l’unico punto di riferimento, il simbolico luogo rispetto al quale il coraggio e la codardia dei singoli soldati si misurano in metri percorsi. Combattere ad ogni costo, avanzare comunque verso il traguardo prescritto è il perentorio diktat imposto dal generale Mireau alle truppe del colonnello Dax, benché l’impresa sia palesemente insensata e suicida: e a definire i rapporti tra superiori e subalterni, dopo l’inevitabile insuccesso, non sarà l’opportunità di un cambio di rotta, di un rimedio all’errore, bensì il crudele gioco dello scarico di colpa, culminante nel solito, tragico sacrificio del capro espiatorio.  

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