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Cane mangia cane

Regia di Paul Schrader vedi scheda film

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La recensione su Cane mangia cane

di rickdeckard
6 stelle

Tre criminali alla disperata ricerca di una redenzione impossibile sono i protagonisti di questo folle e svalvolato pulp movie di ascendenza tarantiniana, divertente, sguaiato ed esteticamente impeccabile, che ha il limite di non emanciparsi dai cliché del filone a cui attinge, risultando un prodotto anacronistico e un po' fine a sé stesso.

"Nel corso della mia carriera ho avuto la fortuna di prendere parte a grandi film, importanti e prestigiosi. Dog Eat Dog non è uno di questi". È con questa frase che, ormai cinque anni fa, Paul Schrader (sceneggiatore di Taxi Driver e regista di American Gigolò) ha presentato il proprio lavoro alla conferenza stampa del 69° Festival di Cannes, nella sezione Quinzaine de Réalisateurs. Una dichiarazione estremamente schietta, quasi lapidaria, che potrebbe suonare come fintamente modesta o come una scusa per giustificare un'ipotetica bassa qualità dell'opera. Tuttavia è interessante prendere tale dichiarazione come punto di partenza per comprendere a pieno il senso del film: reduce infatti dalla travagliata esperienza produttiva de Il nemico invisibile (2014), il grande autore statunitense decide, una volta tanto, di abbassare l'asticella dell'ambizione autoriale e di imbastire un folle e svalvolato divertissement cinematografico che, tra sproloqui d'ogni sorta e brutali esplosioni di violenza, attinge moltissimo all'immaginario pulp degli anni '90 che fa capo ai film di Tarantino senza disdegnare suggestioni provenienti dal cinema di Martin Scorsese (per il quale Schrader ha firmato ben quattro sceneggiature); un esagitato calderone dei generi più disparati (black comedy, poliziesco, gangster movie, dramma) non aiutato da una narrazione leggermente discontinua in termini di ritmo e mordente, ma impreziosito da un'estetica ricercata e vivacissima, a metà tra postmodernismo, psichedelia e inserti da videoclip. Nel costruire un prodotto volutamente "minore" e, in un certo senso, disimpegnato, Schrader comunque non rinuncia ai temi cardine della propria poetica, in questa occasione opportunatamente rielaborati e calati in un'atmosfera grottesca che permea il racconto dal primo all'ultimo minuto. Ancora una volta, dunque, i protagonisti altro non sono che tre anime alla deriva che vagano per i sottoborghi malfamati di Los Angeles alla disperata ricerca di una redenzione impossibile, tre avanzi di galera la cui "nuova vita" dopo la scarcerazione non rappresenta per loro la tanto agognata occasione di riscatto ma, al contrario, finisce per essere una prosecuzione dell'inferno che hanno vissuto dietro le sbarre, una discesa nel baratro che li conduce inesorabilmente verso l'unica fine possibile. Al di là di alcune, perdonabili sbavature, il limite maggiore di un'operazione come Cane mangia cane risiede proprio nella sua stessa essenza, ovvero nella sua natura di prodotto derivativo e un po' anacronistico, profondamente debitore nei confronti di un filone (il pulp, per l'appunto) che ha ormai degli stilemi estremamente consolidati, fin troppo risaputi per risultare veramente sorprendenti, e che qui pergiunta vengono riproposti pedissequamente senza alcuna variazione. Buono, in compenso, il cast, in cui a un discreto Nicolas Cage nei panni del narratore della vicenda viene affiancato un Willem Dafoe perennemente sopra le righe, perfetto nel restituire la follia di un personaggio borderline sistematicamente incapace di controllare i propri impulsi. Voto 6,5

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