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John Wick

Regia di David Leitch, Chad Stahelski vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su John Wick

di miss brown
5 stelle

Un uomo accoglie a casa il figlio con uno sganassone: "Che cosa hai fatto ieri sera? - Ho rubato la macchina a un tizio. - E poi? - E poi l'ho fatto pestare - E poi? - Gli ho ammazzato il cane. - Lo sai come si chiama il tizio? - No. - Tu non ti rendi conto, è John Wick! - E chi sarà mai questo John Wick, l'Uomo Nero? - No, una volta lavorava per me, era lui che mandavo a chiamare quando c'era da far fuori l'Uomo Nero." E' questo, così a memoria, il dialogo più lungo del film: diluiti nei 103 minuti di durata, forse 10 minuti di battute - per lo più frasi del tipo: Postazione 1 (o 2, o 3) tutto regolare, Sta arrivando! Ti ammazzo! Mi hanno colpito! - intervallate da monosillabi, urla e grugniti. Roba che a confronto il vecchio Clint Eastwood dei tempi di DIRTY HARRY era un modello di eloquenza e arte oratoria.

La storia è presto detta, si capisce già tutto dal minuto e mezzo del trailer. John Wick faceva il killer per la mafia russa di New York. Era il più abile e spietato, il suo solo nome faceva tremare chiunque lo sentisse pronunciare, tra la malavita come tra le forze dell'ordine, ed era orgoglioso proprietario di una Mustang Boss del 1969 - finché si è innamorato, si è sposato e si è ritirato in New Jersey. 4 anni dopo: l'amatissima moglie muore di un male doloroso e incurabile, ma gli lascia un cane, un tenero cucciolo che gli viene recapitato dopo il funerale con una lettera affettuosa che lo invita ad occuparsene per re-imparare ad amare. Un giorno un ragazzotto russo vede John al distributore e si incapriccia dell'auto. Propone di acquistarla e al diniego del proprietario non si arrende: lo segue fino a casa con 3 scagnozzi, lo fa massacrare di botte e dopo avere scannato il cagnetto ruba l'auto. Non sa, l'incauto, con chi se l'è presa: il padre si affretta a chiarirgli le idee, poi lancia una taglia di 2 milioni di dollari sulla testa dell'ex collaboratore e mette il figlio sotto protezione. Ma nulla potrà proteggerli dall'ira funesta di John Wick, che 119 morti dopo - 84 quelli uccisi da lui - avrà finalmente la sua vendetta.

Un revenge movie che non fa sconti a nessuno, con scene d'azione superlative grazie all'esperienza di Chad Stahelski e David Leitch, che prima di debuttare nella regia sono stati per anni capo stunt nelle maggiori produzioni hollywoodiane. Un totalmente inespressivo Keanu Reeves mette tutte le sue energie in incredibili acrobazie (sembra abbia girato il 90% delle scene senza controfigura) ma risulta del tutto incapace di recitare. Forse anche perché la sceneggiatura è in gran parte così mal scritta da essere imbarazzante, al punto che in alcuni momenti avrebbe fatto vergognare anche Schwarzenegger e Stallone (e forse anche Dolph Lundgren), e scatena spesso salve di risate da umorismo involontario. Stesso livello - se possibile - di inespressività anche per il boss Michael Nikvist, che potrebbe tranquillamente tornarsene in Svezia, e Alfie Allen (il figlio idiota) che rifà qui in versione isterica il suo Theon Greyjoy del TRONO DI SPADE.

Poi però... mi sono accorta che in una scena c'è un guardiano in divisa che sta leggendo il mitico SHIBUMI di Trevanian (in Italia "Il ritorno delle gru"), che racconta di un killer che sapeva uccidere con qualsiasi oggetto, anche con una matita o un foglio di carta: e un personaggio del film racconta proprio di aver visto John Wick uccidere tre persone con una biro. E ho trovato strepitosa l'invenzione dell'Hotel Continental, la zona franca della città, dove tutti i criminali si incontrano, tessono alleanze, progettano nuove "imprese", meditano vendette, ma dove per regolamento non possono toccarsi. I personaggi del proprietario (Jan McShane) e del portiere (Lance Reddick) sono tali piccoli capolavori di surreale ironia, che ci si chiede che ci stiano a fare in mezzo a quella bolgia. E non si può non ammirare il cameo di John Leguizamo (il nervosissimo meccanico che dovrebbe rendere irriconoscibile l'auto rubata) e il come sempre elegantissimo Willem Dafoe (il killer che ha accettato il contratto). Purtroppo per godersi queste pietre preziose bisogna subirsi tutto il resto, interminabili scene di violenza che si prendono terribilmente sul serio: non c'è traccia né della sorniona, coltissima ironia di un Tarantino né dei fragorosi sberleffi di MACHETE

Allora, lo consiglio o no? Andate vederlo, ma prima di entrare svuotate il cervello. E portatevi un paio di robusti tappi per le orecchie, o vi accadrà come a me e agli altri spettatori, che all'uscita ci scambiavamo pareri gridando come vecchietti, assordati dalla colonna sonora: 90 minuti di Marilyn Manson sparati a un volume oltre i limiti del tollerabile.

Postilla polemica: alcune settimane fa è uscito AMERICAN SNIPER di Clint Eastwood, a parere mio e di molti un film riuscito e coerente, che segue in pieno la linea stilistica ed etica dell'autore, il quale ha costruito, nonostante l'argomento insidioso, un equilibrato biopic per nulla retorico, che brilla anzi per sobrietà, realismo e lucidità. Naturalmente un bel numero di anime belle ha trovato da ridire: "è inconcepibile far passare per un eroe e tessere le lodi di un cecchino impegnato in una guerra di oppressione degli Usa contro l'Iraq" e tutto il trito bla bla di circostanza sull'esaltazione della violenza nel cinema americano. Ora li aspetto tutti al varco, sono proprio curiosa di vedere che cosa scriveranno di JOHN WICK.

 

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