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Solo Dio perdona

Regia di Nicolas Winding Refn vedi scheda film

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La recensione su Solo Dio perdona

di VinnySparrow
8 stelle

N.W.Refn è senza dubbio uno dei "nuovi" cineasti da tenere veramente d'occhio. Regista dall'indiscusso talento visivo, figlio di un cinema ormai appartenente a decenni tramontati ma sempre e comunque immortali. 

Un regista che ha imparato tanto dai vecchi maestri, guardare un'opera firmata Refn mi fa pensare allo stile dei grandi maestri come Mario Bava, Kubrick, Tarckovskij, Jordorowsky...insomma autori di un certo "peso". 

"Solo Dio Perdona" è un'opera difficile, che si affida ad una libera interpretazione da parte nostra. Tuttavia, per quanto il film risulta essere tecnicamente perfetto, sia il pubblico che la critica hanno trovato non poche difficoltà nell'apprezzare in pieno quest'ora che senza dubbio merita particolari attenzioni. 

locandina francese

Solo Dio perdona (2013): locandina francese

Viviamo orami in un'epoca dove in ogni cosa deve esserci poco "sbattimento", sono davvero poche ormai le persone che vogliono vedere un film che deve essere capito, affrontato, interpretato, sofferto e goduto allo stesso tempo. 

Il film di Refn è un'odissea nel marcio, nel peccato, nell'inferno, nell'indicibile e nell'irrecuperabile sopratutto. 

Eppure, tutto questo alone di negatività è messo in scena da Refn in modo sublime. 

"Solo Dio Perdona" è un film fatto di sequenze tecnicamente e stilisticamente parolando meravigliose. La regia di Refn è perfetta, studiata, geometrica. La fotografia vive di colori accesi che hanno una importanza statosferica in questo film. Attraverso i colori infatti potremo capire in che direzione l'autore vuole portarci. 

A primo impatto potrebbe essere un film dalla trama apparentemente lineare e realistica ma ben presto inevitabilmente ci accorgeremo che in realtà siamo di fronte ad un qualcosa di altamente onirico, un qualcosa che trascende quella che noi chiamiamo "volgarmente" la realtà. 

Se ci pensiamo ci troviamo di fronte ad una famiglia di criminali che possiedono una palestra di Boxe come copertura al loro vero lavoro, lo spaccio di droga. 

Oltre a questa attività criminale i componente della famiglia hanno anche problematiche personali assasi pesanti. Sono due fratelli e la madre. Uno dei fratelli è un violento stupratore di minorenni, l'altro è un misterioso individuo solo apparentemente calmo ma in realtà nasconde un segreto orribile, e la madre è la peggiore, volgarissima, cattivissima, spietata e che addirittura si condede con i figli abberranti rapporti sessuali. Questo è il drammatico quadro che Refn ci mostra. 

Lo stupratore viene ucciso, la madre vuole la testa dell'assassino di suo figlio e incita l'altro che gli è rimasto vivo a procurargliela e a portargliela su un piatto d'argento. Ma non hanno idea con chi avranno a che fare. 

Avranno a che fare con niente poco di meno che....Dio. Forse Dio. 

Ryan Gosling

Solo Dio perdona (2013): Ryan Gosling

Un uomo, un ex-poliziotto anziano, silenzioso, misterioso, dal passo lento, inquietante. L'angelo della morte. Colui che toglie non i peccati, ma i peccatori, colui che se perdona lo fa uccidendo con la sua spada, e se questo uccidere con la spada non può essere interpretato come perdono è comunque un ripulire il mondo dal marcio e dal peccato. 

Quest'uomo di mezza età, assolutamente indistruttibile, privo di pietà e di compassione...un Dio che non è un Dio, un Dio che non opera come un Dio, un Dio che forse non è un Dio...ma qualche altra cosa. A noi la scelta. 

Julian, uno dei figli rimasti in vita combatterà inutilmente contro quest'uomo, ma non servirà a nulla...perchè è cosa certa che Julian è un essere umano...l'uomo che ha di fronte...difficile stabilire quanto ci sia di umano. 

E quando tutto il marciume, lo schifo, il peccato viene cancellato dalla spada dell'uomo...ecco una commovente canzone, cantata sopra una semplice base di Karaoke...e a cantare, si, è proprio colui che ha cancellato tutto con la sua spada. 

Kristin Scott Thomas

Solo Dio perdona (2013): Kristin Scott Thomas

In questo mondo di perdizione, nonostante tutto, Julian sembra volerne uscire. Il suo dolore diventa un fastidioso silenzio, le sue mani diventano strumenti di cui sbarazzarsi al più presto. Vedrete nel corso della pellicola che le mani hanno un significato particolarmente importante, non vi dico quale perchè altrimenti dovrei fare spoiler...

Ciò che conta è comunque capire che questo è un film che parla di dolore, un dolore che viene represso in tanti modi, attraverso il silenzio, attraverso la violenza, attraverso il sesso, attraverso la morte. 

Nonostante tutto questo, Julian cerca disperatamente qualcosa che non potrà mai trovare, cerca il perdono, cerca un modo per mettersi con la coscienza in pace seppur anche di un minino, di una briciola...ma una briciola che forse può essere abbastanza potente da donagli un pò di pace prima di una fine certa, una fine che Julian sente che sta per arrivare, e questo Refn ce lo fa intuire benissimo nel corso della pellicola. 

Vithaya Pansringarm

Solo Dio perdona (2013): Vithaya Pansringarm

Un film incredibile, di una bellezza visiva, di una profondità maestosa, attori straordinari, privi di espressione, infatti i personaggi di questo film sono "vuoti", i loro volti sono spenti, sono morti che camminano. Se fate caso alla camminata dell'uomo anziano con la spada è la camminata di uno zombie, di un corpo senza vita ma che si muove spinto da un compito, quello di ripilire (per quanto possibile) il mondo dallo squallore della violenza, della droga e della pornografia. 

La regia di Refn è praticamente perfetta, le inquadrature sono geometriche, visibilmente studiate per dare diverse sensazioni allo spettatore, tra cui profondità, senso di claustrofobia e senso di estraneamento. 

La fotografia è forse l'elemento principale del film. Ho immediatamente pesato a Mario Bava guardando quest'opera. Quel Blu, quel rosso, quel giallo acceso, tipico di una opera gotica del nostro maestro. 

Eppure qui, non ci troviamo di fronte ad un'opera gotica. Questo rosso acceso che vediamo è simbolo dell'esplosione della violenza, del far del male al prossimo...il rosso dell'inferno. 

Il giallo, sempre presente nelle scene dove qualcuno degli interpreti si trova a giudicare le azioni del prossimo. 

Il Blu, la redenzione. Un momento che oscilla tra realtà e pensiero.

E poi c'è lui...l'uomo con la spada. Chi è quest'uomo ? Cos'è quest'uomo ? E'un'essere umano ? E'Dio ? E'la morte ? Refn dipinge il quadro...le somme le lascia tirare a noi. 

Un film bellissimo, difficile ma a parer mio fondamentale nella carriera di Refn. Da vedere assolutamente ma lo consiglio ad un pubblico che vuol vedere qualcosa che spinge inevitabilmente a riflettere. Sicuramente non per tutti ma assolutamente consigliato agli amenti del cinema, quello impegnato, quel cinema a cui ci ha abituato gente come Bergman, Kubrick, Malick...

penso che il concetto sia chiaro. 

 

VinnySparrow 

 

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