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Mata Hari agente segreto H21

Regia di Jean-Louis Richard vedi scheda film

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La recensione su Mata Hari agente segreto H21

di hupp2000
8 stelle

Ottima e originale rilettura delle peripezie spionistiche e sentimentali della mitica Mata Hari, con una carismatica Jeanne Moreau e dialoghi scritti su misura da François Truffaut.

La presenza di François Truffaut aleggia in ogni fotogramma del film. La protagonista è Jeanne Moreau che, solo due anni prima, aveva contribuito in maniera determinante al successo di “Jules et Jim”, uno dei massimi capolavori del maestro francese. Lo stesso Truffaut ne scrive i dialoghi e partecipa alla sceneggiatura insieme al regista Jean-Louis Richard, sceneggiatore a sua volta di ben tre pellicole dirette da Truffaut: “Fahrenheit 451” nel 1966, “La mariée était en noir” (“La sposa in nero”) nel 1968 e “La nuit américaine” (“Effetto notte”) nel 1973. Noto molto più come attore (sarà tra l’altro l’indimenticabile collaborazionista Daxiat in “Le dernier métro” nel 1980) e come sceneggiatore, Jean-Louis Richard diresse soltanto cinque film di secondaria importanza, fatta eccezione per questa brillante rilettura della biografia di Mata Hari, agente segreto al soldo dei Tedeschi durante la Prima Guerra Mondiale. Si respira un’aria di famiglia, tanto più che Jean-Louis Richard è stato il primo marito di Jeanne Moreau dal 1949 al 1951, mentre il protagonista maschile del film è Jean-Louis Trintignant, che ritroveremo nel 1983 in “Vivement dimanche” (“Finalmente domenica”), ultimo film di François Truffaut. Si aggiungano poi le partecipazioni, anche se in ruoli di secondo piano, di attori truffautiani per eccellenza come Jean-Pierre Léaud, Marie Dubois e Charles Denner, nonché le musiche firmate da Georges Delerue, autore della maggior parte delle colonne sonore della filmografia di Truffaut.

 

“Mata-Hari, agent H21” mescola armoniosamente vicende spionistiche e vita sentimentale della protagonista, agente segreto coraggioso e spregiudicato, ma anche donna passionale, libera e determinata. Oltre al citato Jean-Louis Trintignant, è affiancata da Claude Rich (deceduto nello scorso mese di luglio) nel ruolo di Julien, chauffeur di Mata Hari e anch’egli spia al servizio della Germania. Il momento in cui si rivela come tale alla sua padrona è forse uno dei colpi di scena più riusciti del film.

 

Jeanne Moreau domina ovviamente l’intera pellicola. La diva d’Oltralpe sta attraversando uno dei periodi più fulgidi della sua magnifica carriera. Negli anni ’60, recita per giganti della cinematografia mondiale come Michelangelo Antonioni, Jean-Luc Godard, Joseph Losey, Orson Welles, Jacques Demy, Louis Malle, Marcel Ophuls e altri ancora. Comprensibilmente consapevole della sua aura, ha qui l’occasione di manifestare tutto il suo fascino, coadiuvata da splendidi costumi che ne mettono in risalto l’altera sensualità, nonché da una fotografia e un raffinato bianco e nero che le sembrano cuciti addosso. A far centro più di ogni altro aspetto restano tuttavia i testi che le vengono affidati. Reduce dalla perfetta intesa che si stabilì durante le riprese di “Jules et Jim”, François Truffaut volle che Jeanne Moreau tornasse a recitare, anzi a parlare, come due anni prima. Il tono è lo stesso, uguale lo sguardo, poetico il fraseggio. Nel 1968, l’alchimia tra i due funzionerà nuovamente nel succitato “La mariée était en noir”, altro gioiello della filmografia di Truffaut, ma questa è un’altra storia.

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