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Notorious B.I.G.

Regia di George Tillman jr. vedi scheda film

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La recensione su Notorious B.I.G.

di mc 5
8 stelle

Avevo letto recensioni positive su questo film, ma il mio atteggiamento restava comunque dubbioso per una serie di motivi. Intanto i biopic seguono solitamente certe linee convenzionali che li rendono piuttosto monotoni. Ma soprattutto c'è che l'universo hip-hop, quello più tosto e cattivo, mi ha sempre dato l'idea di un "mondo a parte" rispetto al quale o "ci sei dentro" o "ne sei fuori". O vesti in un certo modo, ti muovi in un certo modo, ti atteggi in un certo modo, altrimenti meglio che lasci perdere. E io ne sono decisamente fuori, perchè mi riesce molto difficile condividere certi "stati mentali" che proprio non mi appartengono. Come in tutte le culture socio-musicali alternative (dal punk al reggae e all'heavy metal etc) alla base c'è un sentimento di rivolta alle convenzioni sociali, che può essere accompagnato (ma anche no) da istanze sociali e politiche improntate alla ribellione. Nel caso dell'hip-hop esiste un curioso tipo di atteggiamento ribelle. A questo punto sarebbe però opportuno fare una distinzione fra le diverse correnti e le diverse scuole ma è un discorso che ci porterebbe troppo lontano. E poi sarebbe giusto anche aprire una parentesi sull'hip-hop italiano, che spesso ha fatto scelte proprie, opportunamente svincolate dalle mode e sovente legate a problematiche del territorio. Basta infatti guardarsi attorno per farsi un'idea di due blocchi ben distinti in ambito di hip-hop nazionale. Da una parte i gruppi grintosi in senso politico (ma anche solo esistenziale) come Colle Der Fomento, Corveleno, Assalti Frontali e ci metterei dentro anche una figura di rapper ormai scomparso dalla scena ma cui ero abbastanza legato, il pescarese Lou-X...E questi che ho citato sono quelli più sinceri e combattivi, quelli che se ne fottono di abbigliamento e moda, e che sono molto selettivi sulla scelta dei media da utilizzare. Dall'altra parte (oserei dire "opposta"), ci sono quelli che vanno a caccia di pischelli e pischellette, che sguazzano con piacere tra i giovanissimi di MTV, che fanno i duri sfoggiando ghigni da gangster ma che hanno un solo obiettivo: Fare Soldi. E qui la scena è molto popolata (ClubDogo, Mondomarcio, Fabri Fibra, Gemelli Diversi, Marracash, etc) e assai ricca di nomi, a conferma che l'hip-hop, tra i giovanissimi CONSUMATORI funziona alla grande, ora più che mai. Anzi, ora che ci penso, ricordo che al cinema, prima della visione di "Notorius" è stato proiettato un video promozionale dei ClubDogo: come si vede, i conti tornano. A riconfermare di nuovo che, a livello di business, esistono uffici e "stanze dei bottoni" dove c'è chi sa benissimo che il mercato dell'hip-hop è più che mai appetibile e garantisce un ritorno economico, soprattutto se si va a pescare tra i giovanissimi. Personalmente, ho sempre nutrito una allergia ai clichès di molte carriere in ambito di hip-hop internazionale. Di quali clichès si tratti è perfino sciocco specificarlo...conosciamo tutti un immaginario dove sguazzano allegramente i seguenti elementi: A) Ferri (pistole)  B) Crack  C) Puttanoni  D) Gioielli+diamanti+catenoni d'oro  E) Scontri tra gang rivali  F) Dipendenza dai soldi  G) Macchinoni. E mai nessuno a cui vengano a noia (manco per sbaglio) questi modelli. Lasciatemelo dire: e che due palle!! Mi verrebbe da chiedere a questi gangsta-rappers dove sono andati a finire i riferimenti originari autentici, le basi VERE: dalla musica SOUL coi suoi eroi immortali (Marvin Gaye, Isaac Hayes, Otis Redding, Curtis Mayfield, James Brown...), fino ai pilastri del pensiero politico afroamericano come Malcolm X  e Martin L. King. Ma evidentemente banconote e crack per costoro contano molto (ma molto) di più. E, se permettete, io trovo tutto ciò assai triste. E dopo questo excursus, che mi è servito come ripasso generale sul luccicante mondo dell'hip-hop, parliamo seriamente di questo film. Fino a qui, io ho espresso critiche, anche aspre, ai meccanismi commerciali di questa scena musicale, ma al di là di questo, la qualità di certo hip-hop in circolazione è piuttosto alta. Premesso che la mia conoscenza della produzione attuale è pressochè nulla, voglio citare almeno un paio di gruppi che producono musica molto valida, come Cypress Hill o  Wu Tang Clan. Sul film aleggia un elemento che, secondo una posizione condivisa da un pò tutte le recensioni, rischia di condizionare (anzi, ha già di fatto condizionato) il risultato finale dell'opera. E questo elemento ha un nome e un cognome: Voletta Wallace, che altri non è che la madre dello stesso rapper Notorius. E' lei che ci ha messo i soldi, e ovviamente ha dettato tutta la linea al regista George Tillman Jr, la cui regia, dati questi presupposti produttivi, non poteva che essere "di servizio", anzi "al servizio" della Signora Wallace e, va da sè, della "leggenda Notorius". Quello che nel film è estremamente ambiguo, e che io non riesco ad afferrare, è un curioso atteggiamento nei confronti di Notorius stesso ma anche verso i meccanismi consolidati dell'ambiente hip-hop. Mi spiego. C'è una madre affranta per la piega criminale che -fin da ragazzo- avvolge tutta la carriera hip-hop del figlio, ma -a parte qualche pianto di circostanza- lei si adegua a tutto, dal crack alle pistole, fino al fatto che il figlio gli porta praticamente in casa (esagero, ma il senso è quello) ogni giorno una moglie diversa e una figlia diversa. Io questo non lo capisco. Il film, cioè, ci mostra, in tutto il suo splendore più sfolgorante, tutto un tripudio di clichès legati alla scena hip-hop, ma lo fa con una sfrontatezza tale che uno non può non cercare di leggervi una ragionevole implicita critica verso quella stessa scena. E invece no, la critica dolente verso la triste parabola che accompagna "the rise and fall" di ogni star del rap, se c'è è molto blanda, e comunque finisce sempre per trasformarsi nel suo opposto, cioè nell'esaltazione che rafforza il mito (con tutti i luoghi comuni che si porta appresso). A questo punto, che senso hanno le amare lacrime di Voletta Wallace al funerale del figlio? A cosa è servita la sua morte (ma anche quella di Tupac Shakur!) se quei clichès non fanno altro (anche ai nostri giorni) che perpetuarsi senza soluzione di continuità? E, ancora, che senso ha se tuttora i giovanissimi dei ghetti, alla faccia di Malcolm X, continuano a sognare il solito fottuto repertorio a base di catenoni d'oro, macchinoni di lusso, banconote con cui accendersi i sigari, e naturalmente le donne tutte puttane tranne la mamma?
La mia percezione è che questo sia un mondo sempre uguale a sè stesso e che non potrà mai cambiare. Però, una cosa la devo proprio aggiungere. Giusto una decina di giorni fa, in non so quale contesto assembleare, il solito (intelligente, sensibile, geniale) Presidente Obama, ha rivolto ad una audience di giovani un chiaro monito, e cioè ha auspicato che il futuro a cui i giovani neri d'America dovrebbero mirare, non può essere esclusivamente quello dell'hip-hop e dello sport, ma che c'è bisogno -fra gli afroamericani- di più ingegneri, architetti, insegnanti...e non solo rappers o giocatori di basket. Grandissimo Obama!! Del film va detto inoltre che è un vulcano in eruzione di musica, un fiume in piena di ritmo che conquista e travolge, una incredibile massa di GROOVE che, personalmente, mi ha reso molto difficile il contenermi nella poltrona. Ed è davvero grande musica, ricchissima di quel GROOVE, che è quel "montare" di ritmo, quel  "quid" che nella musica nera è praticamente tutto. Riassumendo: grande musica che fa passare in secondo piano una messa in scena tutta tendente all'agiografia e alla rappresentazione della vita d'un Santo, un santo peccatore ma pur sempre un Santo. (E considerare un santo questo bamboccione tutto gnocca, soldi, crack e Mammina Sua, beh, se permettete mi fa sorridere). L'attore che impersona Notorius mi dicono sia un rapper anche lui: mai visto prima, comunque il "phisique du role" ce l'ha tutto. Anche se ho seri dubbi che la sua gamma espressiva gli consenta una vasta possibilità di interpretazioni. Ma sul cast c'è una cosa che non si può tacere: l'interpretazione clamorosa (da Oscar!) della meravigliosa Angela Bassett, nelle vesti della madre di Notorius. Fra le attrici afroamericane in circolazione, credo di poter affermare che la Bassett è quella più dotata di carisma. Concludendo. Se si fa lo sforzo di superare il senso di un film che di senso non ne ha molto (essendo solo un tributo, privo di qualsiasi analisi critica), posso garantire che la bravura della splendida Angela Bassett, una valanga di buona musica, e le immagini bellissime dei titoli di coda, messi insieme valgono sicuramente il prezzo del biglietto. PS: vorrei dedicare idealmente questa recensione, con tutto il sentimento fraterno di cui sono capace, a Dany, la migliore amica che ho in questa Vita, e che -guarda caso- dell'hip-hop è profonda conoscitrice e frequentatrice appassionata.
Voto: 8 e 1/2

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