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White Material

Regia di Claire Denis vedi scheda film

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La recensione su White Material

di AtTheActionPark
8 stelle

«Cose da bianchi». Più di vent’anni dopo il suo primo film, Chocolat, Claire Denis torna a parlarci di Africa e colonialismo. Eppure, a guardare bene, la regista francese non ha mai smesso di realizzare un cinema che, prima di tutto, è un cinema di “margini”, di “differenze”, di “soglie”. In White Material la Denis si addentra nell’Africa coloniale - quella sconvolta da moti rivoluzionari -, e ne segue i drammatici sviluppi adottando il punto di vista (e, sovente, superandolo) di Maria Vial (Isabelle Huppert), ricca proprietaria di una piantagione di caffè. Lo scontro tra neri e bianchi – ma anche tra neri, dato che non tutti appoggiano i rivoluzionari – non è inteso dalla Denis come qualcosa di positivo o negativo, qualcosa per cui parteggiare o meno. Senza scadere nel qualunquismo, e soprattutto superando qualsivoglia volontà di manicheismo, White Material mette in scena, semplicemente, l’orrore dell’irrazionalità umana. Una confusione esistenziale (nel senso di “esistenze”) che bene si traduce nell’incipit del film, dove, nell’oscurità, si percepiscono tracce di una realtà misteriosa e sfuggente – una volpe che corre per strada; un cadavere di un uomo chiamato “il pugile”; una maschera indiana; le fiamme (dell’inferno).

Pur non esente da alcuni difetti – la follia di Manuel, figlio di Maria, è certamente risolta in maniera frettolosa, pur amplificando il senso di “irrazionalità” che pervade il film -, White Material è, ancora una volta, una grandissima prova registica di Claire Denis: la primordiale durezza delle immagini, dai tagli grezzi e vitali, si scontra magnificamente con la bellezza ipnotica della colonna sonora, come di consueto lasciata nelle mani dei geniali post-rockers Tindersticks.

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