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Il Cavaliere Oscuro

Regia di Christopher Nolan vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Il Cavaliere Oscuro

di DeathCross
8 stelle

Cinecomic di egregia fattura, "Il Cavaliere Oscuro" propone una versione piuttosto realistica (pur non mancando elementi fantascientifici, come il monitoraggio telefonico dell'intera città) e violenta di Gotham City. La violenza viene introdotta "sfacciatamente" nel film fin dalla primissima sequenza della rapina in banca, assieme al personaggio di Joker, interpretato magistralmente dal compianto Heath Ledger, vincitore dell'Oscar (postumo) per il miglior attore non protagonista. Senza dilungarci troppo sull'interpretazione di Ledger, di cui si è ormai si è detto tutto e di più, ciò di cui più mi interessa parlare è del rapporto (analizzato anche nell'eccezionale "The Killing Joke" di Moore, forse il miglior fumetto su Batman e non a caso fonte d'ispirazione per Ledger) che si crea tra Batman e Joker, rapporto che eleva il secondo al ruolo di protagonista effettivo (aiutato anche da un'innegabile strategia commerciale legata alla scomparsa dell'attore), tanto quanto (se non di più) del supereroe in nero. Infatti non è, secondo me, un caso se alcune locandine mostrano, al posto di Batman, Joker in primo piano: infatti, quel "Cavaliere Oscuro" del titolo appartiene tanto all'Uomo Pipistrello (come giustificherebbe, oltre alla storia editoriale del personaggio, anche il finale) quanto alla sua Nemesi per eccellenza, che in questo film si caratterizza come un vero e proprio alter-ego, dopplegänger del vigilante. Tale correlazione quasi speculare tra i due nemici è più volte sottolineata nel corso del film, in particolare nella scena dell'interrogatorio: in questa scena, oltre a elevare il Joker "burattinaio" rispetto al Batman fascisteggiante accecato dall'ira, troviamo anche un discorso davvero maestoso che il clown rivolge al supereroe, in cui assume particolare rilevanza (anche perché inserita nei trailer) la frase: "Tu sei solo un mostro. Come me!". E infatti in questo film le analogie fra i due sono accentuate come non mai: entrambi usano la violenza e operano al di fuori (o al di sopra?) della fredda legge e degli spietati meccanismi burocratici e corrotti dello stato ( il più freddo di tutti i mostri, come direbbe Nietzsche), ma soprattutto entrambi sono mossi nelle loro azioni da un'Utopia. E la vera differenza, più che nel rifiuto di Batman di uccidere, tra i due sta proprio nella diversa utopia da essi ricercata: se Batman è spinto da un'ideale di ordine quasi fascista (elemento accentuato dal reazionario Frank Miller nei suoi fumetti), il Joker invece cerca con tutte le forze di instaurare un'Anarchia di tipo Caotico, ponendosi quasi come una sorta di V (Supereroe Anarchico per eccellenza) deviato e pericoloso (ma va ricordato che Anarchia non vuol dire assolutamente bombe, bensì uguaglianza nella Libertà). Inoltre, se per Batman la violenza è solo un mezzo per raggiungere un fine, Joker pratica la violenza per il semplice e puro gusto di praticarla (Ars gratia Artis). Sebbene la contesa fra i due sembrerebbe vinta "a tavolino" dal supereroe, con la decisione finale di addossarsi, quasi "messianicamente" (e stupidissimamente, ma questo è tipico dei fanatici), le colpe di Dent per poter salvare la speranza della città (elemento che sarà beatamente sputtanato nel carino ma deludente sequel semi-reazionario), in realtà va ricordato che tale speranza si regge su una gigantesca Menzogna, confermando le Idee del Joker, troppo intelligente per mandare a monte il suo sofisticatissimo piano svelandolo nei minimi particolari al paladino di Gotham (cosa che invece apparentemente farebbe durante la sua cattura, dove appare per l'ultima volta): infatti per Joker è impossibile mantenere l'ordine senza corrompersi, e alla luce di questo possiamo notare il profondo sarcasmo (neanche tanto) celato dietro la frase (rivolto sempre alla sua nemesi); "Tu sei davvero incorruttibile!"   Un film che funziona: dalla regia regia (stupende le numerose inquadrature inclinate del Joker), montaggio, sceneggiatura (forse in certi punti un po' troppo pomposa), cast, colonna sonora, effetti speciali (che limitano l'uso della CG, e ciò non può far altro che bene)...

Ma in effetti direi che è evidente che il film, più che a Nolan, appartiene all'intenso Heath Ledger, ma questo, forse, è il motivo della riuscita del film, anche sul piano ideologico: diventando Joker il protagonista, passa in secondo piano il fatto che Nolan, in origine, abbia scelto come "villain" un personaggio anarchico: nel sequel, infatti, la posizione irritantemente moderata (e forse anche conservatrice) dell'autore verrà maggiormente evidenziata, caratterizzando Bane quasi come un rivoluzionario comunista e presentando gli sbirri come degli eroi che salvano le città americane dai ribelli brutti e cattivi (e questo è uno dei motivi per cui "Rises" non riesce a piacermi completamente, pur essendo nel complesso un film godibile).  

Tornando al film in questione, bisogna dire che un difetto piuttosto evidente esiste, ed è la pretenziosità dell'operazione, che in certi momenti appesantisce la pellicola conferendole un tono eccessivamente serioso (stiamo parlando di un cinecomic, non della Guerra Mondiale!). Comunque, rispetto a "Batman Begins" la seriosità è decisamente più sopportabile, grazie anche ad uno sviluppo della trama più consono alle ambizioni realistiche di partenza (mentre nel predecessore l'eccesso di scene fantasy rendeva quanto mai fuori luogo la serietà della narrazione). 

Non saprei dire se sia la migliore versione cinematografica del vigilante pipistrellesco (purtroppo mi manca ancora la visione integrale dei film burtoniani, quindi è più che possibile una mia rivalutazione di quest'opera in tal senso), ma sono abbastanza sicuro nell'affermare che questo "Dark Knight" resti uno dei cinecomic migliori del decennio, nonché uno dei blockbuster più intelligenti prodotti nell'ultimo ventennio. 

Vivamente consigliato. Voto: 8-9.

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