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La febbre dell'oro

Regia di Charles Chaplin vedi scheda film

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GIMON 82

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La recensione su La febbre dell'oro

di GIMON 82
10 stelle

"E' paradossale che nell'elaborazione di una comica la tragedia stimoli il senso del ridicolo;perchè il ridicolo,immagino è un atteggiamento di sfida: dobbiamo ridere in faccia alla tragedia,alla sfortuna e alla nostra impotenza contro le forze della natura,se non vogliamo impazzire" 

Charlie Chaplin.

Locandina

La febbre dell'oro (1925): Locandina

 

 

Questa filosofia "chapliniana" è il modo di concepire il ridicolo da parte dell'artista britannico,"La Febbre dell'oro" è un manifesto imperante del suo saggio pensiero.Il film nacque quando ospite di Douglas Fairbanks e Mary Pickford,Chaplin visiono' delle diapositive su dei cercatori d'oro del Klondike(Alaska) nel 1898.Rimase molto affascinato dall'esodo biblico della "corsa all'oro", inoltre lesse un libro su una spedizione denominata Donner,avvenuta nel 1845,in cui si verifico' una tragedia causata dalle calamita' naturali.I dispersi per poter sopravvivere si "cibarono" dei cadaveri dei compagni e dei loro mocassini con annesse stringhe.Un connubio di drammi che fu la scintilla di un idea geniale: costruire un film sull'agognata ricerca dell'oro sui monti ghiacciati e le "vie" impervie dell'Alaska.

Charles Chaplin

La febbre dell'oro (1925): Charles Chaplin

Nasce cosi' "La febbre dell'oro" il film per cui Chaplin dichiaro' "di voler esser ricordato",una favola reale ricca di trovate comiche che si fondono tra dramma,riso ed onirico.Il tema centrale oltre alla rincorsa alla ricchezza è quello della fame atavica,resa dal genio inglese "un lirismo del digiuno" formante le scene CULT del film:Charlot si "trasforma" in pollo,rischiando un arrosto in piena regola,tutto è parte di "visioni" immaginarie rese autentiche da una fame che ti "ciba" delle tue scarpe.La fame è nel vagabondo il "sintomo" di una "dignita'" da emarginato,Chaplin nei film pone la fame al centro di tutto,un qualcosa di insito nell'animo: quello di un bambino che ha patito la fame nella Londra dickensiana.Una compagna di viaggio nel vagabondo,un tema portante,oltre all'emarginazione di un omino solo nelle disgrazie e sopratutto nell'amore.Charlot sui monti dell'Alaska è un folletto metafisico,spuntato dal nulla che condivide la rincorsa all'oro con due "compagni" temibili: un criminale e un omone nerboruto,due disperati come lui contro la "rabbia" della natura e una speranza di ricchezza.Gia' la ricchezza; un simbolo di un elevazione sociale che ti sollevi dalla solitudine,una brutta bestia,"compagna" di mille sventure che ti guida all'interno di un tabarin,dove il cuore ti porta da una ballerina....che ti considera "invisibile" in mezzo alla massa,salvo un "recupero" per attirare le gelosie di un pretendente.La potenza del riso è racchiusa al centro di una sala da ballo con Charlot "portato a spasso dal cane".La scena preferita dello stesso Chaplin,in cui ci mostra la cruda realta' dello straccione di turno in un connubio tra "satira" sociale" e comica.Ecco perchè "The gold rush" è l'esempio della vita nello schermo,Chaplin considera dramma e riso emozioni viventi nella luce dello stesso sogno: quello di una solitudine all'addiaccio nella notte di capodanno,dove anche i panini danzano poeticamente,tutto fa parte dell'enorme poesia che è la VITA,in tutti i suoi respiri,lacrime,danze e sospiri.

Charlie Chaplin

La febbre dell'oro (1925): Charlie Chaplin

L'icona di Chaplin è impressa in ogni metro di questa pellicola.La filosofia dell'esistenza è quella di chi ha patito l'amarezza e le tristezze,sapendo che vivono abbracciate all'interno di ogni animo in compagnia del riso e dell'ilare.Ogni film gode dell'attimo sublime che ne è un "manifesto",qui è forse l'ultima scena:l'incontro dell'omino con la ragazza, dove Chaplin rende "giustizia" all'emarginato Charlot.Nella sua veste "pezzente" viene riconosciuto dalla donna e accettato per quello che è:un candido gentiluomo un sognatore a cui l'onirico allevia il dramma umano.L'oro "ritrovato" è la bandiera di una societa' capitalista,"simbolo" della diseguaglianza sociale a cui un poveraccio non puo' ambire,se non aiutato da "un'ordine nascosto":IL FATO,tutto è casuale e rego(a)lato da leggi misteriose che sublimano l'happy end di uno Charlot remissivo e "ingenuo" rispetto ad altri film,ma decisamente dal "CUORE D'ORO"........

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