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007. La morte può attendere

Regia di Lee Tamahori vedi scheda film

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La recensione su 007. La morte può attendere

di sharon
6 stelle

Surf notturno al largo delle coste della Corea del Nord, intrighi al vodka Martini e tequila sulle spiaggie cubane, inseguimenti automobilistici a folle velocità sui ghiacci d’Islanda… Chi più ne ha, più ne metta. La formula dell’007-movie non cambia, nonostante i timidi tentativi di Lee Tamahori di apportare qualche suggestiva modifica (che dire del James Bond dei titoli di testa, torturato, picchiato e sbattuto in isolamento?). Il segreto del suo successo, del resto, sta anche nella riproposizione di un clichè che, film dopo film, si premura soltanto di aggiornare le diavologie tecnologiche, gli scenari fantapolitici di riferimento e, naturalmente, la riserva naturale di caccia delle bondgilrs. Va detto che il giochino funziona ancora, vuoi per l’aplomb di Brosnan, perfettamente a suo agio con la “maschera” di Bond; vuoi per gli incredibili effetti speciali, che lasciano di stucco è un barba-trucco (a dire la verità, almeno in un paio d’occasioni il “modellino” è molto evidente, comunque il livello medio è da capogiro), vuoi, infine, per la disponibilità dello spettatore a rivivere ancora una volta, come fanno i bambini, la stessa avventura con altre “parole”. Siamo dalle parti del paradiso dell’action: il taglio psicologico dei personaggi è opzionale, montaggio e tecnica registica (della quale, Tamahori, fra parentesi, è ben provvisto) sono al servizio di un’illustrazione cinematografica che, in barba ad ogni realismo e sfaccettatura romantica, si giustifica nel nome dell'incredulità e dell'accumulo. Tutto secondo copione: la morte (dell'007 extradiegetico) può davvero attendere.

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