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Il grido

Regia di Michelangelo Antonioni vedi scheda film

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La recensione su Il grido

di noodless94
8 stelle

La nebbia padana avvolge tutto. Rende irriconoscibile persone e strade che conosciamo benissimo. Annebbia la mente, il cuore e l'anima, al punto che l'unica cosa da fare è cercare (o almeno, provare a cercare) un'altra via, che ci liberi dal vuoto in cui siamo finiti. Il grido è la storia di Aldo, capace di perdersi e non essere più in grado di ritrovare la giusta via della sua vita. Dopo una grande delusione d'amore, si vede costretto ad abbandonare tutto, a girovagare per cercare un luogo dove piantare le radici, e una persona con cui farlo, tornare a vivere e a essere come prima. Inizia, però, una fuga dal mondo, non uno, ma i tanti piccoli mondi della pianura padana, ancora incredibilmente frammentata in tante piccole realtà, ognuna differente dall'altra. 

Steve Cochran

Il grido (1957): Steve Cochran

 

Ma se la città è irraggiungibile per un uomo di campagna come lui, quel resta è circumnavigare a vuoto, con la speranza di riuscire a vivere nuovamente. Ma il destino, la fortuna, il caso, una forza superiore invisibile, spinge Aldo ad abbandonare, di luogo in luogo, quella flebile speranza che era rimasta accesa dopo la grande delusione. Costretto a lasciar andare la figlia, ecco che il caso vuole che tutto finisca dove è iniziato: il paese da cui è partito, la torre dove aveva smesso di lavorare, l'ultimo luogo in grado di farlo sentire vivo, realizzato, soddisfatto della, seppur misera, vita che possedeva. 

 

Il grido è un lacerante, disperato urlo di dolore che sembra giungere dalla campagna, da un luogo sempre più marginalizzato dalle sempre più grandi e centrali città. Un urlo da parte di un uomo, un lavoratore, un proletario, specchio di una classe dimenticata, abbandonata a se stessa,  messa alle corde dalla necessità di stato, dalla totale incuranza che le viene riservata. 

Nel piccolo mondo proletario della pianura padana, un grido di dolore viene lanciato, senza essere sentito. 

 

Opera fondamentale di Antonioni, che descrive la rozzezza, la povertà, di un mondo che non esiste (da anni) più. 

 

 

 

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