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L'uccello blu

Regia di Maurice Tourneur vedi scheda film

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marco bi

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su L'uccello blu

di marco bi
10 stelle

...personaggi fantasmagorici che dispensano frasi poetiche come ‘ogni tuo sorriso mi ringiovanisce di un anno’, ‘i tuoi baci mettono le stelle nei miei occhi’, inducendo in noi spettatori dubbi esistenziali … quale è la parabola del film? Inutile cercare la felicità lontano, la felicità è un mito, una leggenda...

 

 

Nel 1918 la rivista Variety scrisse a proposito di The Blue Bird: “Nothing like [it] has ever been shown on the screen”. Io credo che, dopo quasi 100 anni, con tutto il progresso che ha fatto il cinema, tale affermazione sia ancora - miracolosamente - valida, perché "L'uccello blu" (sul Mereghetti è titolato, più cautamente, L’uccellino blu) è ancora un film stupefacente e meraviglioso. Sicuramente la migliore delle svariate trasposizioni cinematografiche (Alla ricerca della felicità del 1940, Il giardino della felicità del 1976) tratte dall'opera teatrale omonima scritta nel 1908 dal belga Maurice Maeterlinck. Diretto dal grande Maurice Tourneur, (Maurice Thomas, Parigi 1873 –1961), prolifico pioniere del cinema francese, regista di un centinaio di film sia muti che sonori ma da noi quasi sconosciuto o dimenticato. Sensibile e dotato regista di film d’avventura (Lorna Doone del 1922), fantastici (La mano del diavolo del 1943) e favole (Le due orfanelle del 1933), ma questa avventurosa fantastica favola metafisica rimane il suo capolavoro perché è un film di grande inventiva e d’insuperato effetto visivo, nonostante i pochi mezzi a disposizione (data l’epoca), grazie a sofisticate tecniche pittoriche, giochi d’ombre e complessi trucchi teatrali. Padre del più famoso (alcuni pensano che siano la stessa persona), e non meno talentuoso, Jacques Tourneur (1904 – 1977) che ha diretto Le catene della colpa (Out of the Past, 1947) e Il bacio della pantera (Cat People, 1942), solo per citare i più importanti e famosi (ma Georges Sadoul nel suo famoso dizionario dei film non nomina nessun loro titolo!).

 

                 I bambini Tytyl e Mytyl, fratello e sorella, vengono incaricati dalla fata Berylune, apparsa nelle sembianze di una vecchia, di trovare il leggendario uccellino blu capace, si dice, di dare la felicità a chi lo possiede, e di portarlo alla loro vicina di casa, una bambina malata. Affinché possano viaggiare in un mondo fantastico e vedere la vera natura delle cose oltre le apparenze, Berylune fa indossare a Tytyl un magico cappello con un diamante. All’improvviso tutto assume un aspetto diverso ed ogni cosa mostra la sua essenza: la brutta fata diventa bella, gli oggetti della casa si animano e, insieme agli animali, assumono aspetto umano e mostrano così la loro anima. I ragazzi con il cane, il gatto, lo zucchero, la luce, l’acqua, il fuoco, il latte e il pane, iniziano un viaggio fantastico alla ricerca del favoloso uccellino della felicità… lo troveranno? Visitano il Palazzo della Notte, il Palazzo della Felicità, assistono alla sfrenata festa della lussuria, alla selezione dei bambini futuri da parte del signor Tempo, vedono i propri nonni, i fratellini morti e fanno tanti altri incontri con personaggi fantasmagorici che dispensano frasi poetiche come ‘ogni tuo sorriso mi ringiovanisce di un anno’, ‘i tuoi baci mettono le stelle nei miei occhi’, inducendo in loro, e in noi spettatori, dubbi esistenziali … quale è la parabola del film? Inutile cercare la felicità lontano, la felicità è un mito, una leggenda, è un obiettivo che sembra irraggiungibile e invece è molto più vicino di quanto pensiamo... è in quello che siamo e in quello che abbiamo!     

  

                                                                      

Il film si trova anche in rete ma non credo che esista un’edizione non rovinata dal tanto tempo trascorso!

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