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La ragazza nella nebbia

Regia di Donato Carrisi vedi scheda film

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M Valdemar

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La recensione su La ragazza nella nebbia

di M Valdemar
4 stelle

 

locandina

La ragazza nella nebbia (2017): locandina

 

 

 

Un nebuloso concentrato di derivatività.
In classe, il professor Boni – l'uomo sublimato in mostro – spiega l'importanza del Male, la predominanza della figura del cattivo, che dev'essere un innocente ricoperto però di tanta ambiguità quanto basta a farne un sospetto prima e un sicuro colpevole da mandare a pubblica gogna dopo; soprattutto, declama l'arte del romanziere: citare, copiare, rubare.
Espressamente: «prendere quanto è già stato detto prima».
Dichiarazione palese con la presunzione di impaginare una riflessione autoriale che in realtà (s)maschera soltanto una sommaria autoassoluzione.
In La ragazza nella nebbia – diretto e scritto da Donato Carrisi che adatta il suo omonimo romanzo – non v'è nulla, ma proprio nulla, che non sia già stato – copiosamente, diffusamente, insistentemente – detto, scritto, fatto, esaltato in precedenza.
A ogni latitudine, geografica e letterario-artistica.
Un immaginario riconoscibile – all'ennesima potenza – ricostruito con furba dovizia di particolari, con tracimante senso del richiamo, con la sicumera di chi crede di detenere le regole del gioco e dei giocatori.
Ma è solo un collage, un puzzle di pezzi presi (“rubati”) da altre storie (anche “vere”) e da altri film: la giovane vittima, la comunità chiusa di un piccolo paese di montagna e i segreti, la “confraternita” (una roba buttata là, così, solo per fare rumore), la polizia locale stolida e impreparata, la morbosa voracità dei media, la caccia al mostro (locale …) e la conseguente spettacolarizzazione dell'orrore e del dolore, l'esaltazione del super-poliziotto (che se va sempre in giro da solo, così, come fosse il detective problematico di un thriller americano), le figure ambigue, i depistaggi, le rivelazioni, la moltiplicazione degli enigmi …
Ricorda qualcosa? Sì, tante, tantissime, altre cose. Alcune esplicite (i casi Unabomber e Cogne; La ragazza del lago e Twin Peaks), altre per affinità (la sterminata produzione di omologhe opere americane e scandinave: basta scegliere un titolo a caso), altre ancora danno (vorrebbero dare) cifra intellettuale e spessore identitario.
Il racconto si apre con il dialogo/duetto tra l'incidentato ispettore Servillo e lo psicologo Jean Reno in veste di “inquisitore”, da qui la sovrapposizione degli eventi narrati in flashback (Una pura formalità, ad esempio); il colpevole designato Boni, in un incontro al buio (??!) con l'implacabile, bastardo poliziotto, sibillino gli fa: «Il peccato più sciocco del diavolo è la vanità» … Mmhhh … qual era quel film con Pacino e Reeves?

Jean Reno, Toni Servillo

La ragazza nella nebbia (2017): Jean Reno, Toni Servillo

Alessio Boni, Lucrezia Guidone

La ragazza nella nebbia (2017): Alessio Boni, Lucrezia Guidone


Così, l'elaborazione della trama, della scoperta/rivelazione della – e delle – verità, finiscono in un caliginoso ingorgo di rimandi e istanze proprie, di tematiche e sottotesti trattati parimenti con superficialità e supposta superiorità (invero, non si oltrepassa la linea di “pensiero” di qualsiasi talk-show/teatrino televisivo a tema cronaca nera), di frasi-sentenza sputate con reiterata convinzione («prima regola santificare la vittima»; «prima che spunti un corpo abbiamo bisogno di un colpevole»; «dimentichi di essere innocente» … vale quanto sopra), di figure secondarie irrilevanti, di sviluppi narrativi che non riescono a fare a meno di ingrossarsi di colpi di scena e architetture ridicolmente assurde (tutta quella del colpevole: in pratica un veggente …).
Malriposta inoltre la rappresentazione/messinscena della “finzione”, esplicitata nel paesaggio ricostruito in miniatura e puntualmente ripreso: più che inquietare, evoca il famigerato plastico di Bruno Vespa …
Ultimi venti minuti finali che fanno precipitare ancor più il film: dal nulla appare la tesi dell'”uomo della nebbia” (per mezzo di un personaggio ovviamente “strano”) e così, da un twist – peraltro intuibile – (e si poteva comunque tranquillamente chiuderla qui) si passa a un altro che dà il colpo di grazia (e pure questo s'era capito, dai, in seguito all'introduzione del possibile serial killer).
La ragazza nella nebbia ha dalla sua tenuta coesa e buon ritmo (l'attenzione non scende mai, e questo è un merito da non sottovalutare), atmosfere sospese sì già viste ma sempre suggestive, e l'interpretazione di Alessio Boni (mentre Servillo che fa Servillo non è più tanto un bel vedere) ma non riesce a celare/trattenere la sua natura di opera pretenziosa persa nelle nebbie di una storia fumosa e farraginosa.


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