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Agente 007. Missione Goldfinger

Regia di Guy Hamilton vedi scheda film

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La recensione su Agente 007. Missione Goldfinger

di maso
10 stelle

 

Una icona degli anni sessanta la sfida fra OO7 ed Aurik Goldfinger, un film fra i più famosi della storia del cinema.

Dopo due missioni alle prese con la S.P.E.C.T.R.E. sua nemica storica James Bond deve affrontare un magnate dell'oro furbo come una volpe e insidioso come un serpente che vuole distruggere Fort Knox per far si che la sua riserva d'oro diventi ancor più preziosa e dominare il mercato mondiale.

L'avvicendamento dietro la macchina da presa fra Hamilton e Young ha portato solo una evidente innovazione nella formula, mi riferisco al tono slapstick un po' da farsa che caratterizzerà tutta l'era Moore, non a caso sarà proprio Hamilton ad aprire gli anni settanta con due film fra i peggiori dell'intera serie, in questo caso però lo stile instaurato da Young nei precedenti film è rimasto intatto e vedere Connery affiorare dall'acqua sotto una papera finta è un dettaglio marginale inserito in un film costellato da una sequenza di personaggi e situazioni che lo hanno reso il più famoso e amato dai fans della serie e non: la donna asfissiata dalla vernice dorata, Gert Froebe nei panni di Goldfinger, la visita di Bond alla sezione Q con la consegna della mitica Aston Martin argentata accessoriata con il seggiolino espulsore l'olio a spruzzo ed i mitragliatori, lo scagnozzo granitico Odd Job con gli occhi a mandorla e il cilindro rotante sega teste, Bond che sta per essere segato in due dal laser e chiede a Goldfinger "Si aspetta che parli?" e il suo nemico "Nooooo mi aspetto che muoia", la Bond girl Pussy Galore (traducibile con la locuzione FIGA A STUFO) interpretata dalla inglesissima Honor Blackman con il suo casco biondo e il fisico statuario che ancora oggi è considerata la quinta essenza delle pupe di OO7, la voce tuonante di Shirley Bassey sul brano dal titolo omonimo composto da John Barry e punta di diamante di una colonna sonora bondiana come non mai, non ultimo Sean Connery ormai divo internazionale e padrone del ruolo con il quale sarà identificato suo malgrado come sex symbol.

Hamilton dichiarò che sul set ebbe la sensazione di essere il nuovo alunno in classe visto che in pratica tutta la squadra vincente al servizio di Broccoli e Saltzman fu confermata senza indugi per la produzione di "Missione Goldfinger" ed è per questo che il film non si discosta a livello grafico dai precednti e il successivo "Thunderball" diretto nuovamente da Young.

Il termine di paragone può essere identificato con il secondo film della serie diretto da Hamilton dopo due ulteriori capitoli diretti da Lewis Gilbert e Peter Hunt che per vari motivi si differenziano molto dai prmi quattro film con Connery.

"Diamonds are forever" vide il ritorno di Connery dopo la parentesi di George Lazenby e le scelte di affidare ad Hamilton la regia e Shirley Bassey alla voce furono fatte proprio per ricostituire l'ossatura vincente di "Missione Goldfinger" ma a parte la canzone della Bassey, che per me è la più bella dell'intera serie, la mano di Hamilton si rivela una delle meno capaci di stilizzare un'avventura di James Bond tanto che il film è pregno di situazioni assurde e OO7 non sembra mai in pericolo, è uno dei più trascurabili della serie a dimostrazione che "Missione Goldfinger" è più un film costruito sulle idee fondamentali di Terence Young poste in atto dal suo supplente Guy Hamilton.

La trama è comunque una delle più belle e meglio articolate mai scritte per un film di spionaggio e verrà ripresa e cammuffata in "A view to a kill" ma in generale questo film si identifica in maniera totale con l'universo bondiano tanto che si può considerare un punto di riferimento per tutti i Bond a venire.

 

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