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Chiamami col tuo nome

Regia di Luca Guadagnino vedi scheda film

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La recensione su Chiamami col tuo nome

di kaosentus
8 stelle

'Chiamami col tuo nome' ci consegna un Luca Guadagnino molto diverso dal passato : riflessivo, posato, qualcuno più ardito direbbe maturo (verrebbe quasi da chiedersi quale sia – se poi si può dire – il vero Guadagnino, se questo o quello solenne ma schizofrenico dei due precedenti lavori). Ciò che infatti colpiva – al di là del fatto se fossero belli o brutti – del melò 'Io sono l'amore' e del grottesco 'A bigger splash' era la capacità del regista siciliano di lavorare col montaggio e col sonoro per cercare di ricreare sullo schermo i puri piaceri dei cinque sensi umani. Uno stile impaziente e nervoso ma al tempo stesso calcolato al millimetro, che forse lì serviva per esaltare delle sceneggiature non irreprensibili (e che probabilmente verrà utile per il remake di Suspiria…) ma che comunque aveva un suo perché. In 'Chiamami col tuo nome' invece, forse perché coadiuvato da una sapiente sceneggiatura di un sapiente James Ivory (il discorso del padre interpretato da Michael Stuhlbarg lascia impietriti per la sua capacità di essere semplice, efficace e soprattutto vero ma mai enfatico al tempo stesso), Guadagnino gira lasciando spazio alla pura storia. Nella prima parte – che forse avrebbe giovato di qualche taglio – accumula luoghi, personaggi e situazioni dell'Italia dei primi anni '80, ed è evidentemente la parte meno riuscita del film pur con i suoi picchi; nella seconda, quando si arriva al centro (o al nocciolo...chi ha visto il film capirà) della faccenda, le emozioni esplodono e il film esplode con loro. Questo perché Guadagnino non è un regista glaciale e distaccato, ma anzi si trova a suo agio nel descrivere la carnale irrefrenabilità dei sentimenti. Il film, del resto, non è “un film sui gay”, come lo hanno liquidato certi giornalisti. È piuttosto (come lo erano le due opere precedenti) un elogio dell'irrazionalità, uno di quei classici racconti che invitano il protagonista – e lo spettatore – ad accettare e accogliere ogni sensazione che gli si ponga davanti, sia essa primordiale o più sofisticata, sia essa di gioia o di sconforto (si veda il riuscitissimo finale à la Tsai Ming-liang). Ciò che sorprende è l'insostenibile leggerezza con cui viene lanciato questo monito. Nulla di nuovo sotto il sole si dirà (e probabilmente è vero), ma riflettendoci, in questi tempi frenetici la gente a malapena si siede per godersi un caffè.

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