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La grande estasi dell'intagliatore Steiner

Regia di Werner Herzog vedi scheda film

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La recensione su La grande estasi dell'intagliatore Steiner

di cheftony
8 stelle

 “Decidemmo di fare il film su Walter Steiner perché rappresenta un’eccezione tra i saltatori contemporanei. Per me lui è il più grande saltatore che sia mai esistito.”

 

1973-1974: Walter Steiner è un giovane intagliatore svizzero, quieto ed introverso, ma anche un importante protagonista del salto con gli sci alle Olimpiadi Invernali di Sapporo e ai Mondiali di Planica del 1972.

Werner Herzog vi si dedica spasmodicamente, dopo le immani fatiche di “Aguirre, furore di Dio” e poco prima di rivelare al mondo la figura di Bruno S. scritturandolo per lo splendido “L’enigma di Kaspar Hauser”; quasi come un cronista sportivo, Herzog appare frontalmente in video col microfono in mano per ripercorrere le gesta di Steiner a Oberstdorf, dove questi vinse un argento mondiale e mancò l’oro solo perché con i suoi salti più lunghi volò oltre i limiti segnati della pista e se li vide annullare dalla giuria.

 

Quando si compie la fase effettiva del volo, si ha come una contrazione in testa. Riesco a chiudere la bocca perché sento che non è niente. E allora diventa tutto semplice. Quindi si torna in sé e si è coscienti di cosa sta succedendo ed è questa la cosa magnifica nel salto con gli sci.”

 

locandina

La grande estasi dell'intagliatore Steiner (1973): locandina

 

Dotato di due cineprese super-highspeed, in grado di rallentare i voli dal trampolino fino a 20 volte, Herzog segue il saltatore per una competizione a Planica (nell’allora Jugoslavia), rinomato centro per la disciplina: qui Steiner, nonostante gli screzi con i giudici e una rovinosa caduta, stabilisce il record del mondo con un entusiasmante volo di 169 metri, rimasto imbattuto per due anni.

Il documentario di Herzog alterna pochi scambi di parole intrattenuti con Steiner a diversi salti con gli sci in slow-motion e stop-motion, incluse alcune cadute da fiato sospeso. La maggior parte di questi voli assume una dimensione poetica (estatica, anzi) grazie al ralenti e all’enfatizzazione apportata dalle musiche eteree e solenni dei Popol Vuh di Florian Fricke, usuali collaboratori dell’autore bavarese.

Appassionata, delicata ed effimera epopea di un personaggio tipicamente herzoghiano: ai margini, silenzioso, curioso e al tempo stesso timoroso di esplorare i limiti, propri ed umani.

 

Io dovrei essere solo al mondo. Io, Steiner, e nessun’altra forma di vita. Niente sole, niente cultura, io nudo sopra un’alta roccia. Senza tempeste, senza neve, senza banche, senza soldi, senza tempo, senza respiro. Allora di sicuro non avrei più paura.”

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