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Werther

Regia di Max Ophüls vedi scheda film

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La recensione su Werther

di marco bi
7 stelle

Ophüls, decoratore di raffinate atmosfere nostalgiche e malinconiche che in questo caso nascono dal dover scegliere tra l’amore tenero, spontaneo, e l’onore che si perderebbe se non si mantenesse la parola data, cimentandosi con Goethe sfoggia romanticismo, capacità tecnica e abilità narrativa pur non raggiungendo le vette di altri suoi capolavori.

Difficile e faticoso - se non impossibile - da raggiungere e conservare. Piacere e dolore, felicità e sofferenza. Questo è l’amore per Max Ophüls.

 

Johann Wolfgang Goethe (1749-1832) quando aveva ventiquattro anni, dopo essersi trasferito in campagna per trovare l’ equilibrio interiore che nasce dalla fusione uomo-natura, scrisse I dolori del giovane Werther. Questi ‘dolori’ sono narrati in forma epistolare all’amico Wilhelm.

 

Max Ophüls (Maximilian Oppenheimer 1902 - 1957), tedesco naturalizzato francese - però si sentiva cittadino del mondo - voleva fare l’attore ma non era portato, divenne regista di teatro quasi per caso e diresse numerose opere di prosa e di lirica, poi girò film in Germania, Olanda, Italia, Francia, (nel 1939 si arruola anche nella Legione Straniera francese) e Stati Uniti. Sofisticato, brillante (ma non allegro) regista di indimenticabili ritratti di donne fragili ma forti, disse: «Il vero fine dell’arte è offrire una nuova visione del mondo. Avevo una sola ambizione: passare da un genere all’altro, evitare di rinchiudermi in un genere. Il mio campo d’azione era la letteratura universale, la sola internazionale in cui posso credere. Da quella esperienza mi è rimasta la capacità istintiva di ritrovarmi in qualunque situazione teatrale. Mi ci ritrovo anche meglio che nella vita: niente di strano, ho consacrato più tempo all’esistenza fittizia sulla scena che all’esperienza reale. A tal punto che certi episodi del mio destino mi appaiono come copie un po’ sbiadite di questa o quella pièce».

 

Con il film Werther (Le Roman de Werther, 1938), tratto da il famosissimo romanzo sui tormenti e le sofferenze amorose del protagonista per Charlotte già promessa sposa ad un altro uomo, Ophüls, decoratore di raffinate atmosfere nostalgiche e malinconiche che in questo caso nascono dal dover scegliere tra l’amore tenero, spontaneo, e l’onore che si perderebbe se non si mantenesse la parola data, cimentandosi con Goethe sfoggia romanticismo, capacità tecnica e abilità narrativa pur non raggiungendo le vette di: La signora di tutti (1934) col quale iniziò la ‘serie di vertiginosi movimenti di macchina che costituiscono il fascino di questo autore’, e che sarebbero stati oggetto di grande ammirazione da parte di molti registi, in particolare Stanley Kubrick ma anche Orson Welles e François Truffaut; Lettera da una sconosciuta (1948) il mio preferito per l’emozione che deriva dal grande struggimento amoroso e dal racconto tragico; La ronde (1950) ‘un incubo d'infinita solitudine celato dietro un elegante e piacevole girotondo’; Il piacere (1952) ‘il film che contiene forse i movimenti di macchina più complessi nella storia del cinema’, I gioielli di Madame de... (1953) che racconta con estrema eleganza il gioco amaro della vita; Lola Montès (1955) ‘metafora e analisi spietata del mondo dello spettacolo e dell'industria del falso’.

 

Fine 1700. Werther, che ha vocazione per la poesia e la musica, è, suo malgrado, magistrato relatore al Palazzo di Giustizia di Walheim. Durante una festa danzante conosce la semplice Charlotte ed è subito colpo di fulmine: ‘io ti conosco’ le dice, ‘ma se non ti ho mai visto’ dice lei, ‘io ti conosco anche se non ci siamo mai visti, non credi sia possibile?’ Ma lei è già promessa ad un suo stimato superiore. S’innamorano senza speranza e quando i ‘già promessi’ si sposano Werther, angosciato, cade in uno struggimento romantico e si lascia andare ai vizi. Rimproverato dai suoi superiori e da Charlotte, sembra riprendersi rifugiandosi in campagna...

 

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