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Man in the Dark

Regia di Fede Alvarez vedi scheda film

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La recensione su Man in the Dark

di rflannery
4 stelle

Thriller discreto, almeno fino a metà, diretto con una certa sicurezza da Fede Alvarez, il regista sudamericano autore del remake de La casa di Raimi. Si parte bene: tre giovanotti (uno è Dylan Minette, già visto in Piccoli brividi) scassinano da tempo vari appartamenti, approfittando del fatto che il padre di uno di loro è impiegato in un’agenzia di sorveglianza e quindi sono a loro agio tra chiavi e sistemi di sorveglianza. Tutto scorre liscio, fino a quando i tre finiscono nell’appartamento della persona sbagliata. Un sacco di soldi nella cassaforte di quello che è sì non vedente ma è anche un veterano della Guerra del Golfo, insomma uno con cui non si può molto scherzare.

Prima parte discreta: Alvarez utilizza bene la macchina da presa che si muove con fluidità negli spazi angusti dell’appartamento dove è ambientata la stragrande maggioranza della vicenda. Il regista conosce bene i meccanismi della suspense e della tensione: Alvarez gioca con i rumori, i lunghi silenzi dettati dal fatto che l’antagonista sia sì cieco ma con gli altri sensi va alla grande. Non è male insomma il senso dell’operazione, di tipo hitchcockiano: girare un thriller con 4 attori e un solo ambiente, capovolgere le attese dello spettatore che si trova davanti dei delinquenti per cui parteggiare e una vittima, per di più non vedente (lo interpreta Steohen Lang, il perfido colonnello Quaritch di Avatar), che man mano si dipana la narrazione appare sempre più in cattiva luce. Il guaio è che la sceneggiatura (dello stesso Alvarez) non tiene fino alla fine: anzi inverosimiglianza e incongruenze emergono proprio nel momento in cui la caccia ai tre ladri viene meno. La svolta con protagonista il padrone di casa è infatti assai forzata così come gli ultimi minuti, cruenti e con alcune cose (per esempio, tutta la vicenda legata alla figlia dell’inquilino) francamente folli.



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