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Trespass

Regia di Joel Schumacher vedi scheda film

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Marcello del Campo

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La recensione su Trespass

di Marcello del Campo
4 stelle

Regista di lungo corso, specializzato in corsa agli ostacoli, Joel Schumacher di New York City, noto per il fiato corto, supera gli ostacoli passandoci sotto: atleta del cinema, non si è mai riposato, infatti, dal 1981 al 2011 ha diretto in trent’anni esattamente 30 film, complice l’horror vacui che lo affliggerebbe se mancasse un film all’anno. Il problema non è di poco conto perché la frequenza con cui dirige film è inversamente proporzionale alla qualità dei ‘prodotti’che sforna. E si capisce che la fretta fa brutti scherzi a chi non si chiama Fuller o Siegel o Sturgess, saltatori oltre gli ostacoli low budget e alto tasso di rendimento. Più pensoso sembra essere il nostro regista nella scelta dei titoli che, a ben vedere, sono l’involucro in cui sono contenute caramelle rancide. Prendi Sant’Elmo Fire, bel titolo, non c’è che dire, arcano, incantatorio, una confezione per ragazzi eighties, carta patinata, belle facce effigiate, Emilio Estevez del casato Sheen, Rob Low, Demi Moore, Judd Nelson, - promesse non mantenute, - va bene, poi togli la carta, dentro c’è il nulla. Comincia così una carriera all’insegna della banalizzazione, roba che non è da tutti, bisogna nascerci e avere estro e Schumacher procede banalizzando, come Creso, tutto ciò che tocca. Vuoi un film giovanilistico?, ecco Ragazzi perduti, stati alterati della coscienza?, pronto e servito Linea mortale, una love story? voilà Scelta d’amore, la nevrosi metropolitana?, servito Un giorno di ordinaria follia, qualcuno ha sentito parlare di snuff movie, Schumacher allestisce il menu di 8MM – Delitto a luci rosse, la guerra in Irak?, pronto Tigerland e, così banalizzando, non vuoi che per caso questo mestierante mancato non intoppi in un decente 90 minuti appena di unità di luogo azione tempo di In Linea con l’assassino? Certo, nel corso degli anni, Joel non si è fatto mancare niente, i produttori credono in lui, soprattutto credono nella credulità delle masse e lo supportano con divi/dive che viaggiano nelle teste dell’immaginario collettivo, che so, Jason Patrick, Kevin Bacon, Kiefer Sutherland, Julia Roberts, Colin Farrell, molti dei quali sono finiti nell’oblio, - Judd Nelson, Rob Lowe, tanto da chiederci se Schumacher porti sfiga: la stessa fine stava per fare Sutherland jr ma si è salvato in ventiquattro ore e con la benedizione di frate Lutero Von Trier. Oltre che a banalizzare, questo regista dà l’impressione che ogni suo film, anche il più ‘originale’ sembri un remake di un remake: più che una ‘sensazione’ si tratta di una certezza se analizziamo, senza pensarci troppo, l’ultimo parto mascolino di Joel, Trespass che già nel titolo riecheggia Walter Hill. Per fortuna Hill è lontano miglia siderali, tocca invece a Wyler e Cimino pensare, perché Trespass è un confuso, banale remake del remake di Ore disperate del 1955 e del 1990, condito da un lacerto di Cane di paglia di Peckinpah. L’operazione-blockbuster è finanziata tra gli altri da Irving Winkler, un produttore regista a tempo perso, fotografia di Andrzey Bartowiak, musica indecente di David Bucley [niente a che vedere con Tim e Jeff!] e, udite udite, la clamorosa incursione dell’onnipresente, immarcescibile, inimitabile, faccia-di-tolla Nicholas Cage in versione ‘un’espressione in più’ dovuta a un paio di occhiali; icona perduta di bellezza glaciale, Nicol Kidman offre allo spettatore la forza di arrivare alla fine di un film telefonato nel quale niente funziona: non gli attori di riserva, prelevati da vari serial per risparmiare qualche soldo dal cachet del nipote di Coppola, non la suspense che è affidata a una baraonda di urla, cellulari aumentati di decibel, non il plot che il carneade Karl Gajdusek ha prelevato da Ore disperate, inzeppandolo con contaminazioni imbecilli, non la regia di Joel mai così pacchiana e confusionaria.

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