È stato il figlio (2012)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in È stato il figlio: minimo
Ritmo ritmo in È stato il figlio: forte
Impegno impegno in È stato il figlio: molto forte
Tensione tensione in È stato il figlio: molto forte
Erotismo erotismo in È stato il figlio: assente

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a È stato il figlio (voti: 73 media: 3,74) 73

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31/08/2012

FilmTv Daily n 4 - Venezia 2012

In diretta dalla redazione di Venezia ecco il numero 4 del Daily veneziano. Potete sfogliare la pubblicazione direttamente in questa pagina usando le frecce che appaiono muovendo il mouse.

di End User

La trama

La lussuosa auto nuova che i palermitani Ciraulo hanno comprato con i soldi del risarcimento statale per la morte di Serenella, la piccola figlia uccisa da un proiettile vagante della mafia, conta molto più del suo valore di mercato, è il simbolo di un riscatto sociale ricercato per anni. Quel denaro, che ancora tarda ad arrivare ma che la famiglia già spende grazie ai prestiti di un usuraio, è stato come una manna dal cielo e ha permesso loro di superare le difficoltà. Così, quando il capofamiglia Nicola (Toni Servillo) viene assassinato, la polizia arresta il figlio Tancredi, reo di aver avuto una violenta discussione con il genitore dopo aver procurato un lieve danno all’automobile. Ma è veramente lui l’omicida o la madre sta cercando di salvaguardare il nuovo status economico della famiglia e sta proteggendo qualcun altro? 

Quasi un Gomorra grottesco e astratto, lontano dal reale e vicinissimo alla verità. Un Germi che rigermoglia, tra accelerazioni deformanti e tragedie ridicole. Surrealista, iperrealista, persino celentaniano (vedi la scena nel budello con i due obesi che si ostacolano a vicenda), slanci alla Demy, tra ballate e cantate in uno scenario pre/post apocalittico anni 70 ma quasi atemporale, perchè la disperata povertà non conosce tempi né luoghi. Dall’omonima opera di Roberto Alajmo (Mondadori) il debutto solitario dell’ex complice di Maresco è un film di strabordante talento, che in un’ora e mezza fa dimenticare il poverismo endemico di molto cinema italiano degli ultimi anni. Con un gigantesco Toni Servillo, una grandissima Giselda Volodi e un’Aurora Quattrocchi (nonna Rosa) che sintetizza come meglio non si potrebbe l’obbligatorietà di comportamenti che i disgraziati del mondo sono costretti, necessariamente, a contemplare.

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La recensione di FilmTv

Di Aldo Fittante - FilmTV n. 37/2012

Quasi un Gomorra grottesco e astratto, lontano dal reale e vicinissimo alla verità. Un Germi che rigermoglia, tra accelerazioni deformanti e tragedie ridicole. Surrealista, iperrealista, persino celentaniano (vedi la scena nel budello con i due obesi che si ostacolano a vicenda), slanci alla Demy, tra ballate e cantate in uno scenario pre/post apocalittico anni 70 ma quasi atemporale, perchè la disperata povertà non conosce tempi né luoghi. Archeologia industriale ma anche cinematografica, dove le citazioni filtrate e il nutrimento del Ciprì cinefilo si confondono con i cinema Ariston di periferia, che annunciano/promettono Vite perdute di Giorgio Castellani e mantengono (invece) pornazzi di quart’ordine tra risate generali e imbarazzi celati. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di Spaggy scritta il 01/09/2012 - utile per 29 utenti

Voto al film: voto buono

È stato Tancredi. Dopotutto, Tancredi è quel figlio che non riesce ad essere uomo, che non ha la forza di farsi carico della famiglia, che non può provvedere al sostentamento economico futuro.
È stato Tancredi. Non c'è ombra di dubbio: non sa lavorare, ha 21 anni e poco senso di responsabilità sulle spalle, non sa aggiustare un televisore e non è mai stato come la sorella Serenella.
È stato Tancredi a distruggere il sogno dei Ciraulo, a graffiare la Mercedes nera che ha permesso al capofamiglia di essere qualcuno dopo una vita passata nell'anonimato a raccogliere ferro e a lasciarsi arrugginire.
È stato Tancredi. Il caso è chiuso.

Per il suo esordio da regista in solitaria, dopo il divorzio da Franco Maresco, Daniele Ciprì firma un'opera che chiarisce una volta per tutte chi era la mente creativa dietro Cinico Tv o Totò che visse due volte. Il casellario di volti, corpi e luoghi desolanti e desolati, torna con la forza dirompente dell'implicito grottesco a mostrarsi sullo schermo. Attori professionisti e facce sconosciute riempiono un dramma che, pur se liberamente adattato da un romanzo di Roberto Alajmo, è lo specchio della contemporaneità che stiamo vivendo, afflitta da crisi economiche, usurai e bisogno di apparire.

Nella periferia di un'Italia in cui vige la legge della comunità, in cui si chiacchiera affacciandosi sulle rampe delle scale o alle finestre di casermoni popolari, in cui i bambini giocano ancora per strada e i lavori si inventano, sopravvivono i Ciraulo. La morte dell'amata figlia Serenella, uccisa da un proiettile della mafia diretto al cugino Masino, regala la possibilità di agguantare una cospicua somma di denaro, 220 milioni di lire. Una cifra immensa, troppo grande da gestire da chi i soldi non li ha mai visti.

Ancor prima di toccare con mano le banconote che tardano ad arrivare, i Ciraulo cominciano a spendere i loro soldi e si indebitano fino al collo. La soluzione migliore appare quella di tamponare la situazione ricorrendo agli aiuti di un usuraio che non ha mai lo stesso volto, cagiante come le condizioni a cui concede i suoi prestiti. Quando tutto sembra volgere al peggio, l'arrivo dei soldi muta la disperazione in drammatica felicità. Cosa comprare? Cosa serve a tutti? La risposta la trova Nicola, il capofamiglia. A tutti serve una nuova dignità, una nuova immagine che può arrivare con qualcosa di materiale e visibile: una Mercedes nera. Anche nonno e nonna si lasciano conquistare dal nuovo oggetto del desiderio: apparire è meglio che essere, la Mercedes è migliore del loculo di fronte al mare, del bar da restaurare, del motorino o del nuovo appartamento. Al contempo però la Mercedes, per un atto di spavalderia giovanile, diventa la bara di Nicola e degli ideali dell'intera famiglia. L'unità, l'affetto e l'amore, lasciano posto alla disperazione per il futuro economico e nonna, matrona che ritrova la sua volontà decisionale senza incontrare opposizioni, decide per tutto e tutti.

No, non è stato Tancredi. Con una recitazione esagerata e una fotografia volutamente arrugginita come il ferro delle navi abbandonate a contatto con l'acqua del mare, Ciprì dirige i suoi attori e costruisce situazioni al limite dell'inverosimile trovando un'ideale terra di mezzo dove la dimensione onirica incontra quella neorealistica, dove il non detto sposa la gestualità dei corpi e il rivelato protegge una verità destinata a rimanere segreta. O a riemergere in un pomeriggio di fila alle poste, raccontata a un cliente sordo.
Se Toni Servillo e Alfredo Castro non hanno più bisogno di elogi, Fabrizio Falco è un'interessante scoperta che non sfigura di fronte alla bravura di Giselda Volodi, Aurora Quattrocchi e Benedetto Raneli nel poco speranzoso finale.

Voto: 9.
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Opinioni su È stato il figlio


10 aprile 2013 Opinione di GoonieAle su "È stato il figlio"
GoonieAle

Incredibile realtà filmata grottescamente, personaggi più reali che attori (grande prova di tutti), macerie di un'Italia rozza, portata allo stadio 0. Non è la rappresentazione del cittadino povero, ne medio, ne ricco, ma di tutti gli italiani, che sono così, negli atteggiamenti, nelle discussioni, nelle situazioni (fantastica tutta la sequenza a mare) ...ecc.ecc. Non si salva nessuno, ragazzi senza futuro, padri morti, vecchi che non fanno più ridere, madri annoiate...si sorride, ma...

voto al film: GoonieAle assegna il voto buono a È stato il figlio (2012)

nessun commento
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28 marzo 2013 Opinione di altearosea su "È stato il figlio"
altearosea

 Sono certa che la sceneggiatura di questo film  non è scritta né all’americana né all’italiana  perché è sicuramente disegnata a fumetti.  I personaggi sono tutti usciti dai fumetti, disegnati a matita il ragazzo lungo, nero, capelluto e cifotico, il padre a spalle basse e pube anteriorizzato che dondola le braccia di scimmia, sua moglie con i lunghi capelli piangenti è uscita dalla famiglia Addams, il nonno contastorie che non ha mai conosciuto la vita reale, la...

voto al film: altearosea assegna il voto buono a È stato il figlio (2012)



3 febbraio 2013 Opinione di mm40 su "È stato il figlio"
mm40

Due sono le importanti novità per Ciprì in questo È stato il figlio: la prima è che si tratta del primo lavoro in totale indipendenza dallo storico sodale Maresco, la seconda è la linearità della trama, che segue una sceneggiatura scritta dallo stesso regista con Massimo Gaudioso, dal romanzo omonimo di Roberto Alaimo. In continuità con i precedenti lavori c’è invece la fotografia, come d’abitudine in mano allo stesso Ciprì, che ci restituisce una per lui convenzionale (ma...

voto al film: mm40 assegna il voto sufficiente a È stato il figlio (2012)

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15 gennaio 2013 Opinione di ripley77 su "È stato il figlio"
ripley77

Voto al Film  :  9  Parabola grottesca e nerissima sull’Italia di oggi (anche se il film è ambientato negli anni ’70…), sul consumismo cieco,sulle illusioni che non diventeranno mai realtà, su uno Stato assente o distratto. Splendida regia di Ciprì, in equilibrio miracoloso sui generi e sugli umori, sarcastica ma compassionevole.

voto al film: ripley77 assegna il voto buono a È stato il figlio (2012)



9 gennaio 2013 Opinione di ico su "È stato il figlio"
ico

La vera commedia italiana, la commedia che distorce la realtà in ben più di una risata, soltanto per esorcizzare una immane tragedia. Tra grottesco e buffoneria Ciprì conduce il disegno di questa famiglia nelle piaghe di una realtà che si dimena fra povertà, mafia e disperazione, nessuno può emergere quale martire, tutti sono vittime e carnefici del proprio destino: il capo famiglia che perde tragicamente una figlia, ma guadagna una Mercedes, suo figlio inetto e influenzabile causa di...

voto al film: ico assegna il voto buono a È stato il figlio (2012)

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2 gennaio 2013 Opinione di jack kerouac su "È stato il figlio"
jack kerouac

Vi giuro, se non sapessi chi fosse Servillo e se fosse stato doppiato in serbo, avrei detto che era il nuovo film di Emir Kusturica. Palermo come Belgrado, o Sarajevo. Povertà, miseria, ciminiere che buttano fumo che si staglia contro il cielo. Aguzzini, usura, automobile come status sociale, virtù e decadenza di una famiglia. Se il destino se ne sta in disparte, ci pensiamo noi, a forza di cause ed effetti, a movimentarci la vita. Quando un'azione scatena una contro-azione e così via....

voto al film: jack kerouac assegna il voto buono a È stato il figlio (2012)

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31 dicembre 2012 Opinione di Mulligan71 su "È stato il figlio"
Mulligan71

Piccolo oggetto surreale, questo debutto in solitaria di Ciprì, da sempre in coppia con Maresco. Aiutato da un eccellente cast di attori, su tutti, come sempre un Servillo un poco sopra le righe, si muove nella sua solita Palermo stesa fra l'apocalittico e il grottesco, per raccontare una storia d'arricchiti, fra sacchetti della spesa, carcasse d'automobili e televisioni che non vanno. Alla fine non è altro che l'ennesima fine del mondo, della società (in)civile, già così estremizzata...

voto al film: Mulligan71 assegna il voto sufficiente a È stato il figlio (2012)


30 dicembre 2012 Opinione di OGM su "È stato il figlio"
OGM

La rabbia, triste e ruspante, della periferia. La Palermo di Daniele Ciprì è la terra di confine in cui ognuno si sente un piccolo re, seduto su un trono di fango, tronfio del monopolio su un dolore che solo lui può trasformare in qualcosa di grande. Sentirsi potenti nella miseria è una forza incontenibile che, dal niente, genera le storie, fatte di lacrime, di urla, di botte, di colpi di pistola. Nei luoghi dimenticati il racconto è affidato alla voce del cuore e delle armi, che...

voto al film: OGM assegna il voto buono a È stato il figlio (2012)

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6 novembre 2012 Opinione di omero sala su "È stato il figlio"
omero sala

Una farsa grottesca con beffardo finale da tragedia. Uno scombinato film che sembrerebbe un bislacco bimovie (girato, e non solo ambientato, negli anni ’70) se non fosse per la disperazione che gronda da ogni scena, per l’angoscia che pervade l’atmosfera e filtra da ogni sguardo, per la costernazione mal camuffata da comica sarabanda, per la galleria di personaggi troppo stravaganti e improbabili per non essere veri. Una storia cinica (come quelle dell’indimenticabile Cinico TV...

voto al film: omero sala assegna il voto buono a È stato il figlio (2012)

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15 ottobre 2012 Opinione di Daskabinett su "È stato il figlio"
Daskabinett

Perdita dell'innocenza. In una terra che si scrive Sicilia ma si legge Italia. Ciprì dirige con estro e misura al tempo stesso, utilizzando il suo linguaggio fatto di espressioni, momenti e inquadrature, ma controllando che personaggi e situazioni non scadano nel macchiettismo. Solo nel finale il film perde un po' della grandissima ispirazione che lo caratterizza, ma è peur vero che a cambiare è anche il tono che da comico vira in tragico. Superba la fotografia, ben scritta la...

voto al film: Daskabinett assegna il voto buono a È stato il figlio (2012)

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