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Cose dell'altro mondo

Regia di Francesco Patierno vedi scheda film

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La recensione su Cose dell'altro mondo

di FilmTv Rivista
4 stelle

Che cosa succederebbe se tutti gli extracomunitari scomparissero da un momento all’altro dalle nostre città? La premessa del film di Francesco Patierno (cui si deve uno dei più interessanti esordi degli anni 90, Pater Familias) ha i tratti caratteristici del racconto fantastico (in inglese: “What if?”), ma vive del drappeggio colorito e corale tipico dell’italian style. C’è il poliziotto che ha perso la morosa per sfuggire alle responsabilità (Valerio Mastandrea), c’è l’industrialotto che possiede una Tv privata dalla quale irradia comizi xenofobi (Diego Abatantuono), c’è la maestrina (Valentina Lodovini) ex fidanzata del poliziotto, che aspetta un bambino da un impiegato dalla pelle nera. E poi notabili, badanti, preti e un bizzarro clown che riempie le strade per una cerimonia notturna e riparatoria quando tutti, stremati per le fabbriche vuote, le piazze sporche e gli anziani senza cura si guardano smarriti chiedendosi cosa sia successo e perché. Il film aveva già provocato reazioni scomposte e polemiche giornalistiche ancor prima di approdare alla Mostra di Venezia 2011. Il sindaco della città dove è stato girato si era rifiutato di concedere alcuni spazi pubblici dopo aver letto la sceneggiatura. Si tratta di Treviso, la stessa città che Pietro Germi in Signore & Signori - citato nel film di Patierno nel nome di un locale - aveva passato a raggi X negli anni 60 registrando elevati tassi di ipocrisia, sopraffazione e conformismo tra i portici, i dolci marmi delle chiese e i banconi dei bar. In realtà Cose dell’altro mondo si limita a porre la domanda di partenza con vividezza e humour, ma si guarda bene dal dare una risposta. Fermandosi sull’uscio dell’angoscia e dell’assurda infermità di una società improvvisamente priva di una presenza umana che nei fatti disprezza o considera capro espiatorio delle proprie avversità, ma senza la quale non sembra più capace di vivere. Forse il limite della pellicola sta proprio nell’arrestarsi di fronte a questa umanità in crisi d’abbandono: nelle lacrime di Abatantuono - il migliore in campo - per la scomparsa della prostituta nigeriana che frequentava tra un’invettiva razzista e l’altra, c’è un altro pezzo di film che avrebbe riempito e completato la paradossale allegoria.

 

Recensione pubblicata su FilmTV numero 36 del 2011

Autore: Mario Sesti

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