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Crows Zero

Regia di Takashi Miike vedi scheda film

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AndreaVenuti

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La recensione su Crows Zero

di AndreaVenuti
7 stelle

Crows Zero è un film giapponese del 2007, diretto da Takashi Miike e tratto dall'omonimo manga (Crow) di Hiroshi Takahashi.

Il film ha generato un sequel intitolato Crows Zero II (del 2009) sempre diretto da Miike.

 

Sinossi: Genji, figlio di un noto yakuza, si è da poco trasferito nella celebre scula Suzuran; l'istituto è famoso non per meriti accademici bensì in quanto nido delle più temibili bande criminali della città e l'obiettivo del novello Genji è quello di riunirle tutte sotto al suo comando, cosa non riuscita in passato a suo padre.

Genji è determinato ma la sua missione non sarà per nulla semplice e dovrà menare e molto le mani...

locandina

Crows Zero (2007): locandina

Takashi Miike è probabilmente il regista giapponese al tempo testo più eclettico, produttivo ed anche iconoclasta che si può trovare su piazza; sempre pronto a prendere un determinato genere cinematografico e scomporlo e riformarlo a suo piacimento e la cosa incredibile è che riesce a fare tutto ciò pure in produzioni in cui ufficialmente viene convocato in veste di "semplice" mestierante ma il genio creativo è dietro l'angolo come dimostra Crows Zero, adattamento di un celebre manga. Il film molto fedele al media da cui è tratto, presenta ugualmente dei richiami tipici del Miike autore.

 

Per prima cosa tutti i ragazzi in scena sono giovani allo sbando, prossimi fallimenti della società, abbandonati dalle istituzioni e dalle famiglie (topos tipico di Miike) che non vengono mai menzionate, tranne per il protagonista il quale comunque non vive certo un rapporto idilliaco con il padre; Genji (Shun Oguri) nel profondo soffre la condizione di potere del genitore, in particolare modo la pressione di doverne ereditare il comando, dunque per questo motivo darà tutto se stesso pur di conquistare il Suzuran.

Un altro aspetto assai interessante riguarda il richiamo ad una questione affrontata dal regista in un particolare dittico di fine anni Novanta, ossia Young Thugs Innocent Blood (1997) e Young Thugs Nostalgia (del 1998); opere che si focalizzano sul tema della nostalgia, aspetto presente in questo film e rievocato tramite il personaggio di Ken Katagiri (Kyosuje Yabe).

Katagiri è uno yakuza imbranato dal cuore d'oro che più volte ricorda i tempi della sua giovinezza, anzi in realtà lui non è mai cresciuto come evidenziato da un brusco confroto con (reduce da una scazzottata con dei teppisti) un commissario di polizia.

 

In Crows Zero ovviamente non manca la violenza (sinonimo di Miike), certo non troveremo scene brutali ed estreme alla Ichi the Killer (//www.filmtv.it/film/28320/ichi-the-killer/recensioni/918425/#rfr:none) ma il sangue non mancherà lo stesso; una violenza spettacolare ma non fine a se stessa, qui utilizzata come veicolo di aggregazione ed infatti è proprio dopo violenti pestaggi che si stringeranno amicizie pure e durevoli.

Curiosa è anche la rappresentazione della Yakuza; inizialemente consona a quanto visto in passato dove i criminali di Miike non venivano per nulla idealizzati (anzi) qui tuttavia soprattutto nel finale troviamo una sorta di ossequio verso una criminalità ormai scomparsa dove onore e lealtà sono dei valori imprescindibili.

 

Buona anche la regia anche se siamo lontani dalla spregiudicatezza dei capolavori anni Novanta, tuttavia i vari combattimenti sono discretamente coreografati e variegati; valide le scazzottate alla coreana in campo totale con tantissimi soggetti in scena, alternate da sequenze ravvicinate contraddistinte da uno stile fumettoso con rumori amplificati, zoomate improvvise e slow-motion che rasentano il freeze-frame.

scena

Crows Zero (2007): scena

Nota di merito per il breve piano sequenza all'interno dell'istituto Suzuran con doppia carrellata orizzontale; la macchina da presa estremamente mobile viene accompagnata da una musica rock tambureggiante un po' come le mazzate date dal protagonista.

Valido anche il finale dove la resa dei conti viene avvicendata all'operazione complicatissima di Tokyo.

 

Unica pecca evidente è la lunghezza del film; bisognava accorciarlo di qualche minuto e nello specifico risulta abbastanza banalotta, per quanto all'inizio strappi più di un sorriso, la lunga sequenza comica atta a trovare la fidanzata a Makise (Tsutomu Takahashi).

Anche le scene con Ruka (Meisa Kuroki) alla fine dei conti risultano alquanto inutili.

Intrattenimento di qualità dove emerge la mano del regista nonostante la materia trattata (gli adattamenti di manga ed anime sono sempre delle sfide ardue e complicate).

Da vedere.

 

 

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