My Joy (2010)

[Schastye Moe, Germania, Ucraina, Olanda 2010, Drammatico, durata 127']   Regia di Sergei Loznitsa
Con Vlad Ivanov, Viktor Nemets, Olga Shuvalova



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in My Joy: assente
Ritmo ritmo in My Joy: presente
Impegno impegno in My Joy: molto forte
Tensione tensione in My Joy: forte
Erotismo erotismo in My Joy: assente

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a My Joy (voti: 2 media: 3,00) 2

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locandina di My Joy

Trailer Originale | Sottotitoli Francese

My Joy Trailer Originale | Sottotitoli Franceseplay

La trama

"My Joy" racconta la storia di Georgy, un camionista. Partito dalla sua città con il suo carico è costretto, dalle circostanze, ad una deviazione non prevista nel percorso e si ritrova sperduto nel mezzo del nulla. Georgy, inizialmente, non si da per vinto e continua a cercare la strada corretta ma, contro la sua volontà, si ritrova completamente coinvolto nella vita di un piccolo villaggio russo. Un luogo improbabile in cui la forza, la violenza e l'istinto di sopravvivenza hanno preso il sopravvento sull'umanità e sul senso comune e che comincia pericolosamente ad assomigliare ad una strada senza uscita. 

L'opinione più votata

Di OGM scritta il 16/02/2012 - utile per 9 utenti

Voto al film: voto buono

La strada è il mondo. Però, percorrendola, non si trova niente e tutto si può perdere. Il camionista Georgy incontra solo persone a cui non può dare alcunché, ed altre che gli tolgono ogni cosa. Quindi non gli resta che guardare, verso uno spazio deserto in cui è facile smarrirsi. Un road movie  può svilupparsi lungo un circolo vizioso, che approda drammaticamente al nulla. E questo racconto è, infatti, un cammino perverso che si avvita su se stesso, per non condurre da nessuna parte. Il viaggio, durante il quale Georgy passerà il testimone ad altri sventurati viandanti, è un progressivo depauperamento materiale e spirituale: lungo la via non si raccolgono esperienze, ma, al contrario, ci si consuma poco a poco, per poi finire vittime della voracità umana. Spostarsi da un luogo all’altro significa saccheggiare od essere saccheggiati, perché ovunque non esiste altro che la roba, che è bottino, e l’uomo, che è ladro. Sergei Loznitsa è il distaccato osservatore di una realtà rarefatta ma selvaggia, governata dalla primitiva logica del dare e prendere: un principio rozzo come l’istinto animale, che conosce solo voglie e annienta i desideri. Per questo motivo la libertà sa di morte e di follia, ed è barbaramente criminale o tragicamente stravagante. Il lutto causa il mutismo, il delirio, il rifugio nella solitudine, che sono, contemporaneamente, i postumi e i prodromi del senso della fine. Girovagare è una maldestra maniera di tentare una fuga dall’inevitabile, che viene solo rinviato, ma arriverà sempre e comunque a colpire. L’universo è una gigantesca trappola, senza alcuna via d’uscita: si è costretti a starci dentro e a farsi derubare, perché il male gira in tondo, così che prima o poi la sua traiettoria incrocerà la nostra. Questo film esprime un pessimismo gelido e meccanico, basato sull’automatismo di una lotta per la sopravvivenza che assomiglia tanto ad una catena alimentare: si succhia la sostanza altrui per mettersi in condizione di essere a propria volta mangiati. Siamo fatti di carne e denaro: la vita dei protagonisti di questa storia ruota interamente intorno al cibo, al sesso, alla merce, che formano il fango in cui essi stessi poi affonderanno. Di fronte ad uno spettacolo in cui l’avidità, applicata ad ogni tipo di miseria, è il propellente del disfacimento, si sente un gran freddo, e non è colpa della neve, che pure abbonda, nei paesaggi invernali della Russia. È il brivido di  non poter provare angoscia, perché il contenuto del messaggio è troppo palese e perentorio: la distruzione è una forza che insegue l’individuo e lo annienta, senza una valida ragione che non sia quella dell’immediata utilità o dello sfogo di un momentaneo impulso. La povertà è lo stato a cui tutto tende: è l’economicità del Creato contro cui il nostro egoismo accentratore crede invano di poter combattere. La verità è crudele e parsimoniosa, come il teatro di asfalto, ghiaccio e legno in cui i personaggi di questo film svolgono la loro anonima missione, volta a perpetuare la domanda e l’offerta di occasioni proibite.  Anche la bassezza, vista dalla prospettiva neutrale della natura, assume i tratti essenziali con cui quest’ultima ci disegna, ci classifica e ci colloca nel suo schematico sistema: e Loznitsa decide di vederci anche lui in questo modo, senza le confortanti invenzioni della psicologia,  che ci nobilitano pur nella meschinità, attribuendoci il sublime privilegio di possedere un’anima. My Joy è un film dall’essenza tenue e volgare, sfilacciato come le congiunture del caso e lo zigzagante profilo dei nostri bioritmi: i mutevoli azzardi che ci rendono ora remissivi, ora intraprendenti, ma comunque destinati a fallire il nostro illusorio progetto di vivere senza commettere errori fatali.
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SI

Opinioni su My Joy


16 febbraio 2012 Opinione di OGM su "My Joy"
OGM

La strada è il mondo. Però, percorrendola, non si trova niente e tutto si può perdere. Il camionista Georgy incontra solo persone a cui non può dare alcunché, ed altre che gli tolgono ogni cosa. Quindi non gli resta che guardare, verso uno spazio deserto in cui è facile smarrirsi. Un road movie  può svilupparsi lungo un circolo vizioso, che approda drammaticamente al nulla. E questo racconto è, infatti, un cammino perverso che si avvita su se stesso, per non condurre da nessuna...

voto al film: OGM assegna il voto buono a My Joy (2010)

nessun commento
[utile per 9 utenti]

6 giugno 2010 Opinione di buckets of rain su "My Joy"
buckets of rain

In concorso a Cannes...ho detto in concorso!!! erano ubriachi quando l'hanno selezionato??? Un pasticciaccio... da tutti i punti di vista.

voto al film: buckets of rain assegna il voto mediocre a My Joy (2010)




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